Barbagia, Sardegna e politica

di Salvatore Liori

Se ad un comune cittadino del nostro territorio si volesse chiedere dove stia andando la Barbagia, non saprei in quanti potrebbero rispondere; e se qualcuno volesse farlo, mi chiedo con quale chiarezza possa dare una risposta esaustiva. Ciò non per  incompetenza dell’interlocutore ma per la complessità dell’argomento e per la complicata situazione della Barbagia odierna, semmai in passato ci siano stati momenti più facili.

Terra di storia antica, di miti e di leggende, la Barbagia ha rappresentato nella storia della Sardegna l’anima forte dell’identità e della cultura riconosciuta e mai sopita della civiltà dei Sardi. Tutto questo fin dai secoli in cui gli invasori hanno costretto i Sardi a rifugiarsi nei territori dell’interno,  iniziando a percorrere quel cammino della storia che li condotti ad un atteggiamento resistenziale corrispondente al loro modo di vivere e di pensare.

A dire il vero lo spirito resistenziale non si è mai  indebolito ed è emerso in passaggi cruciali della vita economica e civile. Basta ricordare che una proposta di riordino fondiario e di diverso utilizzo delle terre ( l’Editto delle chiudende) era stata duramente combattuta e, come se non bastasse, in tempi successivi, il governo del giovane Stato unitario non era stato meno improvvido quando aveva inviato in Barbagia battaglioni di soldati per risolvere con una notte sarda di San Bartolomeo i problemi di ordine pubblico, gli stessi che poi non erano altro che il prodotto dello stato di malessere economico e civile in cui erano stati, nel tempo, abbandonati questi territori, gli stessi che hanno sempre  alimentato un atteggiamento diffuso del mantenimento di uno status di difesa e di conservazione che si è sempre dispiegato nella cultura di su connottu.

I giorni dell’Autonomia avevano alimentato speranze diverse in una Sardegna che conosceva i suoi Piani di Rinascita ma dove si  riconosceva la specificità dei problemi della Barbagia da esaminare con strumenti diversi e soluzioni diverse. Sono arrivati  gli anni delle Commissioni d’inchiesta sul malessere, dello Stato prima, della Regione sarda poi. E tutte hanno chiarito definitivamente che i problemi erano di natura sociale, economica e civile e come tali bisognava affrontarli e come tali era opportuno cercarne le soluzioni.                                                                                                                   Le proposte più serie consigliavano  di  intervenire  con un mix di proposte di innovazione e di integrazione da inserire dentro il vissuto della comunità barbaricina.                                                    Se per innovazione si intendeva la costruzione di una grande zona industriale e del Parco del Gennargentu che servissero da volano per una nuova cultura del sistema produttivo e di un diverso uso del territorio, per interventi integrativi con la cultura ereditata si poneva la necessita di costruire un sistema moderno di trasformazione produttiva del lavoro nelle campagne che potesse assistere il vecchio mondo pastorale nella prospettiva economica dei tempi nuovi. Per completare il tutto si evidenziava la necessità di costruire in Barbagia importanti presidii di produzione culturale accademica ed assimilata da porre il territorio come luogo di studio e riferimento per la valorizzazione dell’intera cultura sarda in comunicazione aperta ed amica  con l’Europa, il Mediterraneo ed il mondo.                                                                                                                                Il risultato

4 commenti su “Barbagia, Sardegna e politica”

  1. franco deriu

    Una soluzione potrebbe essere quella di obbligare l’ Europa, lo Stato e infine la Regione, a erogare risorse economiche illimitate all’ ISRE e al suo Presidente.
    Da questo Ente, fino ad oggi strategico nello sviluppo della Sardegna intera e praticamente unico faro nel buio delle Zone Interne, la Barbagia potrà avere finalmente quello che fino ad oggi le è mancato e che, nel suo intervento, è stato, alla sua maniera, ampiamente descritto.

  2. Giorgio

    Caro Salvatore
    Condivido le tue considerazioni, specie quando affermi che la Barbagia, con la sua storia antica, i suoi miti e le sue leggende, rappresenta l’anima forte dell’identità e della cultura riconosciuta e mai sopita della civiltà dei Sardi (semmai è su quel ”riconosciuta” che avrei qualche dubbio).
    Tu sai quanto io sia convinto che i valori identitari più genuini della nostra regione siano soprattutto rinvenibili nelle espressioni della sua antichissima civiltà che ci differenzia da qualsiasi altro luogo al mondo, ma sono altrettanto convinto che siano le straordinarie “diversità” dei suoi singoli territori a rendere unica la nostra isola.
    E tra tutti i territori, i cui confini non hanno niente a che vedere con gli ambiti provinciali ma che si distinguono per altre peculiarità che li rendono differenti l’uno dall’altro, la Barbagia può svolgere un ruolo di leader, proprio per le ragioni che tu hai voluto indicare nel tuo scritto e che mi auguro rappresentino lo spunto per avviare un dibattito costruttivo, da cui potranno scaturire idee e quindi fatti concreti.
    Giorgio Valdès

  3. Roberto

    La Barbagia è la parte più vera e incontaminata di tutta la Sardegna: i turisti con cui ho parlato ne sono rimasti affascinati molto di più rispetto alle classiche località di mare…

  4. Elisabetta

    È proprio questa la ricchezza che dobbiamo sfruttare: un paesaggio unico e delle attrazioni naturalistiche che si adattano ad un turismo diverso, di nicchia.

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