Trasparenza, rigore e liberalizzazioni: la Sardegna aspetta

di Paolo Zedda

Il sindaco di Cagliari ha sostenuto d'essere contrario alla vendita delle partecipate comunali, con particolare riferimento al CTM.
Il sindaco di Torino Fassino avvia la cessione di quote delle quote nelle società: del trasporto pubblico; rifiuti, termovalorizzatore, a cui si aggiunge la società di gestione dell’ aeroporto di Caselle. L’amministrazione incasserebbe i 400 milioni necessari per bilanciare i minori trasferimenti statali. Secondo Fassino questa sarebbe anche un’operazione di politica industriale. A Firenze è stata bandita una gara sul trasporto pubblico locale, mentre a Roma è in vendita il 40% delle aziende di trasporto e gestione dei rifiuti. A Milano, l'A2A, attiva nel campo dei servizi pubblici che vanno da teleriscaldamento alla gestione dei rifiuti, ha annunciato tra le altre strategie di crescita la possibilità che i Comuni scendano sotto il 51%.
Nella parte più ricca ed economicamente più evoluta del paese la liberalizzazione dei servizi pubblici con l’ obbligo di gara è ormai largamente condivisa sia a destra che a sinistra.
Come in tutte le cose in cui interagiscono pubblica amm

inistrazione e imprese private il diavolo si nasconde nei particolari, per cui gli appalti devono essere indetti stabilendo criteri uguali per tutti e, soprattutto, sarà necessario vigilare sulle modalità di svolgimento delle gare e i controlli sul rispetto dei patti sottoscritti.
La legge prevede gare per individuare non solo il soggetto acquirente dell’azienda pubblica o concessionario dei servizi ma anche le modalità di svolgimento del servizio stesso.
I Comuni devono dotarsi quindi delle strutture necessarie, prima per indire correttamente queste gare e poi per garantire la qualità del servizio.
Intanto la Corte dei Conti segnala gravi irregolarità nella gestione della società di Sardegna IT e si paventa un buco di oltre 22 milioni. Nata solo da qualche anno ai primi segnali di crisi è stata interamente acquisita dalla Regione, con i suoi dipendenti diretti (oltre 100) e uno stuolo di consulenti e collaboratori esterni.
Uno dei quesiti referendari del 6 maggio prossimo prevede l’eliminazione dei c.d.a. di questo tipo di società. E’ necessario prendere coscienza che una politica di trasparenza e rigore nei bilanci pubblici non può più trascurare l’enorme peso delle società controllate che vanno almeno parzialmente alienate per restituirle a una corretta e produttiva gestione manageriale, fuori il più possibile dalle ingerenze del potere politico.

*Centro Studi Riformatori Sardi

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4 commenti su “Trasparenza, rigore e liberalizzazioni: la Sardegna aspetta”

  1. Luca

    Un motivo in più per andare a votare il 6 maggio: eliminare le spese inutili come i consigli d’amministrazione di queste società.

  2. Giulia

    Nessun preconcetto nei riguardi delle liberalizzazioni, a patto che, come lei giustamente sottolinea, siano gestite in modo corretto e trasparente.

  3. Massimo

    E’ proprio questo il motivo per il quale i partiti non pubblicizzano il referendum e non hanno voluto l’election day !!! Sono bacini di voti che non possono perdere!! io andro’ a votare per provare ad eliminare questi sprechi di danaro pubblico.

  4. Diana

    Bravo Massimo, è proprio così. Per i partiti, meno si parla dei referendum e meglio è… stanno tentando di farli fallire in tutti i modi, ma non ci riusciranno!

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