Referendum, un sì per cambiare

di Massimo Fantola*

C’è un filo conduttore nell’intervento di Silvio Lai che deve essere condiviso: la necessità di costruire, di fronte alle grandi sfide del cambiamento, un nuovo rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra politica e partecipazione.
Ciò è ancora più vero in Sardegna dove vi è la necessità di un radicale processo di innovazione che deve  essere accompagnato da un consapevole consenso  della opinione pubblica.  La sua attuale  crisi  è, infatti,  certamente, frutto di scelte sbagliate, che ci riportano indietro nella  storia più o meno recente; é  conseguenza  della trasformazione che coinvolge l’intero pianeta. Essa è anche figlia, però, della lentezza  con cui la classe dirigente sarda, ha messo  in campo  misure capaci di renderla competitiva  nei nuovi scenari mondiali.Per questo motivo la nostra classe dirigente è chiamata ad un cambio di passo.  Se fossimo ancora troppo lenti nel reagire ai cambiamenti che già sono avvenuti, se continuassimo a traccheggiare di fronte alle novità, rischieremmo di condannare la nostra isola ad un inesorabile declino.
Una classe dirigente, che non riesce ad indicare con chiarezza dove ci porterà il cambiamento e non si preoccupa di coinvolgere i cittadini  nelle scelte che riguardano il loro futuro, è inevitabilmente destinata a perdere consenso. E’ non è un caso  che si moltiplichino i movimenti spontanei, incapaci di dare una prospettiva alla nostra isola, ma formidabili nel denunciare il vuoto che hanno davanti .
Ridurre lo spred tra istituzioni e cittadini rappresenta, dunque, una priorità. Ma ricreare il consenso, s

pecie nei momenti di trasformazione, non è una cosa facile. Il consenso è una merce scarsa e preziosa e, come l’energia di origine geologica, costosa e difficile da rinnovare.

In questo scenario i Referendum, che i sardi voteranno il 6 maggio, rappresentano uno strumento, magari grossolano ed imperfetto  ma di straordinaria partecipazione democratica e capace di rappresentare una bozza di quel processo di innovazione delle istituzioni e dell’intera società sarda di cui la Sardegna ha bisogno e che i sardi chiedono.
I quesiti referendari sono 10, 5 abrogativi e 5 consultivi, vanno dall’abolizione delle provincie, alla riduzione del numero dei consiglieri regionali, dall’abolizione dei consigli di amministrazione degli enti, all’abrogazione della legge che lega gli emolumenti dei consiglieri regionali a quelli dei parlamentari e, infine, all’istituzione dell’Assemblea Costituente.
Nel loro complesso, puntano a restituire centralità nelle scelte al cittadino-elettore, hanno l’obiettivo di modernizzare le nostre istituzioni, mirano a ridurre i costi della politica, restituendole quella sobrietà e quella dignità di cui si sente forte bisogno.
E’ uno strumento capace di costruire quel nuovo rapporto “tra cittadini ed istituzioni”- di cui parla Lai- “ e con  esso si legittima una nuova classe politica che dia il suo insostituibile contributo alla democrazia ed alla crescita  della nostra Regione.”
D’altra parte, proprio su queste basi  è nato il Movimento Referendario, sostenuto da centinaia di sindaci ed amministratori di diversa cultura ed appartenenza politica. Un movimento che chiama a raccolta i sardi di buona volontà che non intendono creare un “partito”, né intendono sostituirsi ai partiti, ma vogliono promuovere un “sentimento maggioritario” in Sardegna,  che possa arrestarne e invertirne l’inesorabile e progressivo declino, senza lasciare il campo all’antipolitica.

* pubblicato sulla Nuova Sardegna

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4 commenti su “Referendum, un sì per cambiare”

  1. Daniele

    I partiti non vogliono i referendum e li stanno ostacolando in tutti i modi, questo è un insulto alla volontà di cambiamento che viene dalla società…

  2. Riccardo

    La classe dirigente non sa intercettare il consenso perché fa l’opposto di ciò che vuole la gente: si è visto come hanno reagito i partiti nei confronti dei referendum… freddezza o ostilità

  3. Rita

    Superare il quorum è possibile, dobbiamo dare uno scossone a questa vecchia politica che non ci rappresenta più!

  4. Federico

    Manca solo un mese al voto, dobbiamo convincere tutti quelli che conosciamo ad andare ai seggi!

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