Arridateci Lorenzetti

Ci sono delle espressioni talmente abusate nella comunicazione politica, come “ governare il cambiamento” o “progettare il futuro”, che, solamente sentirle ripetere, mi viene il voltastomaco

Ciò non toglie che queste assumono oggi una particolare rilevanza, anche qui da noi, in Sardegna.

Il perché è evidente: siamo in un momento caratterizzato da una cosi forte accelerazione, data dai grandi mutamenti tecnologici, dalla continua trasformazione delle basi produttive, dalla crescente e sempre più diversificata domanda dei cittadini, che tutti ci domandiamo dove ci porterà questo cambiamento e quale sarà il nostro futuro.

Il punto è che la nostra classe dirigente non ci da queste risposte ed è per questo motivo che ha perso credibilità e consenso.

D’altra parte non è certamente la prima volta che la storia mette in azione il turbo e che ci si pone il problema di come guidare un processo di innovazione che corre a 100 km/h.

Mi viene in mente il medio evo : le profonde trasformazioni che intorno al 1300 andavano assumendo le città e la necessità dei governanti di allora di guidare la “modernizzazione” senza perdere il consenso della gente.

A Siena, ad esempio, per indicare dove andasse a parare la crescita della città fu emanata la Costituto senese nella quale veniva indicato con chiarezza il progetto di trasformazione urbana e, per spiegarla agli aretini, fu chiamato addirittura un grande pittore, Ambrogio Lorenzetti.

Lorenzetti dipinse diversi grandi affreschi che rappresentavano,non la città esistente, ma quella che sarebbe diventata se fosse stata rispettata la Costituto: l’obiettivo era di informare, anche chi non sapeva leggere, quale fosse il suo futuro e di conquistare, così, il consenso .

Il consenso è, infatti, una risorsa scarsa e preziosa che va costruita e salvaguardata specie nei momenti in cui il domani appare oscuro. Ma perché ciò sia possibile è necessario che le classi dirigenti abbiano, perlomeno loro, ben chiaro quale sia il nostro futuro e con altrettanta chiarezza lo sappiano indicare anche a chi non sa di grammatica.

Insomma, servirebbe una “Costituto per la Sardegna” e un Ambrogio Lorenzetti che la spieghi ai

sardi.

Ci sono delle espressioni talmente abusate nella comunicazione politica, come “ governare il cambiamento” o “progettare il futuro”, che, solamente sentirle ripetere, mi viene il voltastomaco.
Ciò non toglie che queste assumono oggi una particolare rilevanza, anche qui da noi, in Sardegna.
Il perché è evidente: siamo in un momento caratterizzato da una cosi forte accelerazione, data dai grandi mutamenti tecnologici, dalla continua trasformazione delle basi produttive, dalla crescente e sempre più diversificata domanda dei cittadini, che tutti ci domandiamo dove ci porterà questo cambiamento e quale sarà il nostro futuro.
Il punto è che la nostra classe dirigente non ci da queste risposte ed è per questo motivo che ha perso credibilità e consenso.
D’altra parte non è certamente la prima volta che la storia mette in azione il turbo e che ci si pone il problema di come guidare un processo di innovazione che corre a 100 km/h.
Mi viene in mente il medio evo : le profonde trasformazioni che intorno al 1300 andavano assumendo le città e la necessità dei governanti di allora di guidare la “modernizzazione” senza perdere il consenso della gente.
A Siena, ad esempio, per indicare dove andasse a parare la crescita della città fu emanata la Costituto senese nella quale veniva indicato con chiarezza il progetto di trasformazione urbana e, per spiegarla agli aretini, fu chiamato addirittura un grande pittore, Ambrogio Lorenzetti.
Lorenzetti dipinse diversi grandi affreschi che rappresentavano,non la città esistente, ma quella che sarebbe diventata se fosse stata rispettata la Costituto: l’obiettivo era di informare, anche chi non sapeva leggere, quale fosse il suo futuro e di conquistare, così, il consenso .
Il consenso è, infatti, una risorsa scarsa e preziosa che va costruita e salvaguardata specie nei momenti in cui il domani appare oscuro. Ma perché ciò sia possibile è necessario che le classi dirigenti abbiano, perlomeno loro, ben chiaro quale sia il nostro futuro e con altrettanta chiarezza lo sappiano indicare anche a chi non sa di grammatica.
Insomma, servirebbe una “Costituto per la Sardegna” e un Ambrogio Lorenzetti che la spieghi ai sardi.

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4 commenti su “Arridateci Lorenzetti”

  1. Giulia

    Anche se ci fosse un Lorenzetti, mancherebbe comunque un progetto, che chi governa la città dovrebbe avere…

  2. Mauro

    Invece si ragiona in termini di singole opere: il porto, lo stadio, la spiaggia, il centro storico… manca una cabina di regia che sovrintenda a a tutti questi problemi.

  3. Lucio

    L’ex Ospedale Marino è solo il simbolo più evidente dell’immobilismo che regna in città… da quanti decenni se ne parla?

  4. Elisa

    E’ una città che non si sta evolvendo… l’unica cosa che aumenta è il traffico.

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