Stop all'election day: i nemici dei referendum

Dopo le Province, anche il Consiglio regionale cerca di bloccare i referendum: i capigruppo non hanno dato all'unanimkità l'ok all'esame direttamente in Aula (senza passare in commissione) della leggina per l'accopamento delle elezioni amministrative e dei referendum. Il via libera al disegno di legge della Giunta avrebbe consentito al presidente della Regione di far votare i sardi lo stesso giorno per entrambe le consultazioni. Una questione importante, tanto che i Riformatori avevano chiesto la conferenza dei capigruppo proprio per mettere in calendario subito la leggina. E invece nula.

Immediata la reazione del Movimento referendario. “Ci eravamo illusi che la politica sapesse cogliere la voglia di cambiamento che spazza come il maestrale la Sardegna, ma purtroppo ci eravamo sbagliati – si legge in una nota – ad uno, ad uno vengono fuori i nemici dei referendum, che hanno paura della voce libera dei cittadini e vogliono imbavagliare l’intera Sardegna. Ad esporsi per prime sono state le Province che pagheranno gli avvocati del TAR con i soldi dei sardi per tentare di impedire ai sardi di votare i referendum: hanno paura di essere travolte dal mare di SI dei cittadini che non ne possono più di enti che servono soltanto a creare nuova burocrazia e ad alimentare i centri di potere  della politica. Oggi è la volta del Consiglio Regionale, che ha detto NO all’ELECTION DAY, che avrebbe consentito l’accorpamento del primo turno delle elezioni amministrative sarde con le votazioni per il Referendum”. Il Consigl

io Regionale,  si legge ancora nella nota, “così come le Province usa i soldi dei sardi per difendere i privilegi della casta! Poco importa che si spendano due volte i soldi dei sardi per i seggi elettorali: la speranza è che i sardi abbiano poca voglia di andare a votare due volte consecutive, che vadano al mare e non si raggiunga il quorum.
Ma i “Signori della politica” fanno male i loro conti: non saranno questi sotterfugi a fermare la valanga referendaria che travolgerà la stagnazione e la voglia di conservazione di un Palazzo distante mille chilometri dai sardi, tutto racchiuso in se stesso per difendere contro tutto e contro tutti privilegi incomprensibili e intollerabili per la gente normale”.

Pierpaolo Vargiu (Riformatori) scrive al Presidente della Prima Commissione, Paolo Maninchedda, per esprimergli profonda delusione per la decisione della Conferenza dei Capigruppo di non ammettere l’immediata discussione in aula del DDL che consente di accorpare il turno elettorale amministrativo con i referendum. I tempi utili per l’approvazione del DDL sono ristrettissimi per cui è indispensabile che la Commissione presieduta da Maninchedda esprima subito il proprio parere.

L’accorpamento, che venne realizzato anche lo scorso anno in occasione del referendum sul nucleare, eviterebbe maggiori spese difficilmente spiegabili ai sardi in un momento economico così difficile, ma soprattutto impedirebbe il moltiplicarsi di appuntamenti elettorali che rischiano di rendere più difficile la partecipazione al voto dei cittadini.

Sostenendo i referendum e dando voce alla volontà di cambiamento dei sardi, la politica ha invece una possibilità straordinaria per ricostruire il proprio rapporto con i sardi, mettendosi in sintonia con la fortissima volontà di cambiamento presente tra la gente.

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3 commenti su “Stop all'election day: i nemici dei referendum”

  1. Marco

    Le stanno tentando tutte per mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole davvero il cambiamento…

  2. Enzo

    Comunque mi sembra di capire che ci sia ancora uno spiraglio per l’Election Day…

  3. Gianfranco

    Bisogna rendere pubblico, facendo i nomi e cognomi. chi è che pone i bastoni tra le ruote per evitare di spendere ulteriori soldi, purtroppo non sono i loro ma i nostri, o peggio ancora di boicottare i referendum, cosi i SARDI sapranno cosa fare alle prossime elezioni.

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