Dalla Petrolchimica al progetto Matrica

di Antonello Gregorini*

Nel libro di Sandro Ruju, La parabola della petrochimica, ascesa e declino di Nino Rovelli, (http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1%5Bidrecensione%5D=2076) si possono leggere le vicende legate a quel periodo storico. Fra le due alternative in campo, il promuovere le povere  risorse locali o volgere verso l'industrializzazione dall'alto, forse con ingenua coscienza, la classe politica sarda dell'epoca, i giovani turchi, scelsero la petrolchimica e in particolare quella di Nino Rovelli. Questo fu l'uomo,l' imprenditore, che ebbe le maggiori capacità nell'aggiudicarsi gran parte dei consistenti investimenti pubblici.

Come ben sappiamo quel periodo storico è malamente terminato e le cronache di questi giorni non sono nient'altro che gli strascichi di quelle scelte. Oggi la società sarda si trova ancora una volta nella condizione di dover scegliere e determinare autonomamente il proprio futuro, ammesso che possa.
Ancora una volta ci troviamo davanti all'alternativa di scegliere fra la promozione delle ridotte risorse locali e quella, contrastante, di chiedere interventi dall'esterno per un tipo di sviluppo che non ci è precipuo ma che, soprattutto, non controlleremo noi in quanto proveniente dall'esterno.
Pensiamo ai due progetti “strategici” di MATRICA (chimica verde dell'ENI) e della termovalorizzazione del carbone Sulcis gassificato, con sottrazione di CO2. Il carbone Sulcis, come noto, ha caratteristiche che lo rendono poco concorrenziale con il carbone estratto in altri siti, per cui si tenta, ormai da più di un decennio, con progetti discutibili, ad alta tecnologia industri

ale ma significativamente impattanti, di rimetterlo in circolo, a favore della tenuta al lavoro dei lavoratori della Carbosulcis e della Sotacarbo.
Il progetto MATRICA è più attraente perché si inquadra meglio nel concetto prevalente di green economy. Esso prevede la realizzazione di plastiche dai prodotti di coltivazione naturale, biomasse. In realtà il progetto ideale prevede che queste debbano essere prodotte dalle coltivazioni di un tipo di cardo, da impiantarsi nella piana della Nurra o in qualsiasi altra area agricola dell'Isola.  Allo stato attuale sembra stiano partendo le sperimentazioni . Questa potrebbe essere una grande opportunità per il mondo rurale e per la creazione di una filiera agroindustriale (penso sul modello della Marsilva di Marras per la cartiera di Arbatax). Se i Sardi ma in particolare la classe dirigente di politici, amministratori, dirigenti delle federazioni e dei sindacati, non saranno in grado di creare i presupposti perché questa filiera si realizzi, importeremo per almeno dieci anni biomasse dall'America Latina o dall'Indonesia, analogamente a quello che avviene a Ottana per la centrale Clivati.
Nessuno ha il coraggio, oggi come allora, di evidenziare le incongruenze.  Non è cattiva volontà o chissà cos'altro. Io la definerei indolenza, incapacità di autodeterminazione economica.
Il battere dei “caschetti sull'asfalto” dei lavoratori di Fiumesanto e Portoscuso toglie il fiato e impedisce di riflettere con il giusto approfondimento.
Il modello di sviluppo fondato sulle risorse del Turismo, dell'agricoltura povera ma meno intensiva, più biologica e di qualità, della piccola industria artigianale e della conoscenza, fondato sui cicli natura li chiusi, cederà il passo anche stavolta ad altro e, forse, fra trent'anni, noi Sardi, ci ritroveremo a piangere sul latte versato, sull'ambiente ulteriormente depauperato e sulle nostre disgrazie.

*Presidente Centro studi

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6 commenti su “Dalla Petrolchimica al progetto Matrica”

  1. Enzo

    Materie plastiche dai cardi? A volte le idee più strane si possono rivelare le più geniali…

  2. Laura

    Interessante, non avevo mai sentito parlare di questo progetto.

  3. Antonello Gregorini

    Nessuna idea strana. Semplicemente un processo che crea dalla biomasse ciò che sin qui è stato prodotto dal petrolio. Fonti rinnovabili e non fossili per una chimica più verde.
    La possibilità, se capaci, di creare la materia prima sul territorio, accorciare la filiera, generare filiere a valle che producano manufatti di bio plastiche. Questi prodotti vengono utilizzati praticamente in quasi tutte le attività e i mezzi che abitualmente utilizziamo.
    Un sistema politico economico che funzioni sarebbe già in moto. Che stiamo facendo noi Sardi?

  4. Paolo

    Bella idea. Tutto ciò che rispetta la natura è da accogliere con entusiasmo!

  5. Federico

    Sono d’accordo con il concetto di green economy, però bisogna sempre chiedersi se sono metodi in grado di funzionare e creare ricchezza per il territorio…

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