Molentargius, il parco si può rilanciare

Pochi interventi mirati per far decollare davvero il Parco di Molentargius: la città del sale, il ciclo del sale, potenziamento delle attività del parco a fini turistici. Queste alcune delle proposte presentate oggi durante l’incontro “Le nostre idee per  Molentargius”, promosso dai Riformatori sardi e dal Centro Studi del partito.
Proposte per la redazione del Piano del Parco, che nell’immediato rappresentano delle idee per utilizzare gli stanziamenti regionali secondo una precisa strategia: quella di investire in attività produttive che prevedano la gestione ed il cofinanziamento dei privati, la realizzazione di infrastrutture per la fruizione turistica e sportiva di Medau su Cramu e la regolarizzazione degli episodi di abusivismo edilizio.
In particolare:
1) Città del Sale. I fondi vanno utilizzati per consentire di avviare attività produttive che si mantengano da sole. Il Parco deve mantenere per il suo funzionamento il numero e la dimensione corretta di uffici per il suo funzionamento amministrativo, uno spazio per incontri pubblici e certamente uno spazio museale. Tutte le volumetrie ulteriori devono essere messe a reddito. O per un utilizzo ricettivo privato, con gestore da reperire tramite Manifestazione d’Interesse in cui i soggetti proponenti, messi a conoscenza delle strutture e delle aree disponibili, propongono un progetto di recupero, che concorrono a finanziare in cambio di una concessione pluriennale, per la realizzazione di una struttura ricettiva, con centro benessere e attività per il tempo libero. O per un utilizzo funzionale all’attività dell’estrazione del sale.
2) Ciclo del Sale. Non risulta dalle Linee Guida alcun Piano Industriale per comprendere quanto costi riattivare e gestire in tutto o in parte le Saline. Risulta anche in questo caso necessario avviare una Manifestazione d’Interesse, rivolta a chi oggi gestisce Saline nel nostro ambito Mediterraneo, che consenta a questi soggetti, messi a conoscenza dei manufatti, degli strumenti e delle aree a loro disposizione, di proporre un progetto di recupero, che concorrono a finanziare in cambio di una concessione pluriennale, per la realizzazione di un’attività economica volta alla commercializzazione del sale, nelle forme che loro riterranno più pro

fittevoli.
3) Potenzialità turistiche del comparto. Il settore del turismo ambientale è ricco ma esigente. Occorre intervenire a partire dal canale di Terramaini, per il quale va completata la bonifica con l’intercettazione degli ultimi scarichi diretti, prevedendo piazzole di sosta per i canoisti nei punti strategici del birdwatching e realizzando nel lungo canale degli itinerari per il trekking, il cicloturismo e le passeggiate a cavallo. E’ già attivabile una peschiera ed è presente ampio spazio per la realizzazione di campi sportivi a Medau su Cramu.
4) Abusivismo edilizio. Oggi diversi edifici risultano edificati illegittimamente nell’area di Medau su Cramu, a parte poche eccezioni. Noi riteniamo che si debba intervenire riproponendo il tema dell’agricoltura in ambito urbano, con finalità paesaggistiche e didattiche, ma anche con valenza di “riserve alimentari” per situazioni di emergenza o di crisi internazionali, come sta avvenendo nelle principali città europee. Questa trasformazione deve essere accompagnata dal coinvolgimento dei cittadini residenti e riprende la vocazione rurale inizialmente prevista per quell’area e ingiustamente ignorata dal progetto Ramsar.

L’istituzione del parco del Molentargius risale al 1999 (LR 5/99) e comprende un’area di 1.600 ettari, per ¾ costituita da aree sommerse, in parte saline e in parte stagni con diverso grado di salinità. Il valore di queste aree umide è stato riconosciuto sin dal 1977 dalla Convenzione di Ramsar, come sito di importanza internazionale per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici. La parte terrestre del Parco è comunque molto vasta, originariamente destinata alla ruralità ed oggi soggetta a diffusi episodi di abusivismo edilizio.  Gli amministratori che si sono alternati nella gestione del Parco hanno promosso l’investimento di ingenti somme di finanziamenti pubblici per il recupero di parte del patrimonio edilizio della Città del Sale ed il rifacimento di parte delle vasche delle Saline. A questi primi interventi (150 miliardi di lire negli anni 90) oggi possono far seguito altre opere grazie ad un ulteriore interessante finanziamento della RAS di 20 milioni di euro. Per gli strani casi del funzionamento delle amministrazioni pubbliche oggi ci troviamo ad avere un importante finanziamento regionale per realizzare delle opere, senza un Piano approvato che ci indichi quali opere siano quelle più opportune. Disponiamo infatti ancora solo di Linee Guida, su cui un gruppo di esperti è al lavoro dal 2007.

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11 commenti su “Molentargius, il parco si può rilanciare”

  1. Giuseppe

    Salve,
    insomma anche i riformatori si aggiungono all’insieme di appetiti e interessi che gravitano intorno al Parco Molentargius. In 4 anni di attività politica come assessore Angius si è mai visto al Parco Molentargius? Alcune osservazioni mosse ieri erano interessanti ma senza elementi concreti. esempio per la Sardegna Marathon a detta della Busia da fare nei prossimi mesi, non sapendo che invece era già stata sia proposta che deliberata. Oppure l’idea di far entrare i privati nella gestione delle saline ecc. Ma chi? quali privati? Quelli che andranno a finanziare le prossime elezioni? O chi altro? Pesca sportiva al Parco? è dove se la maggior parte deidei pesci nuota lungo il Terramaini (a dir poco sporco), non di competenza dell’Ente Parco. Insomma tanti buoni propositi ma finalizzati a creare pressioni di lobby altro che riformare realmente in sistema Parco Molentargius.

  2. Franco

    Mi rammarico di nn essere stato presente per motivi di salute, ma sicuramente ben rappresentato dai colleghi di partito, finalmente si muoverà qualcosa in un ambito e habitat strategico dell’area vasta di Cagliari. Non solo mare , anche flora fauna e sopratutto nuovi e urgenti fonti di sviluppo. F.M.

  3. Federico

    Ottimo lavoro, siete gli unici che stanno dimostrando interesse per quest’area per troppo tempo dimenticata…

  4. Nicolo Buzzo

    Molentargius è lo stagno che ho fatto conoscere io con più di 1000 escursioni come presidente di sardegna da Salvare dal 1973. La prima pubblicazione è la mia , lo conosco come le mie tasche , ho recuoperato e curato centinaia di volatili feriti. Lo stagno non è uno zoo, non può essere portatore di turismo e di soldi è stato rovinato dall’ente parco che ha alterato l’equilibrio idrico immetendoci acque depurate che hanno alterato la salinità e il cibo dei volatili.
    Lo stagno va tolto all’ente parco e dato in gestione all’ UNIVERSITA’ di Cagliari e lasciato per studio. Al parco devono accedere solo persone opportunamente acciompagnate e interessate alla fauna alla flora e alla sua storia geologica.

  5. Nicolo Buzzo

    Lo stagno l’ho fatto conoscere io con oltre 1000 escursioni per tutte loe scolaresche dell’isola e con mille è più articoli sulla stampa. Ho raccolto e curato migliaia di volatili feriti da presidente di sardegna da salvare. Lo stagno non è uno zoo , va preservato da un inesistente turismo di massa e lasciato in gestione all’Università per studi e ricerche. L’ ente parco ha rovinato lo stagno alterando l’eqilibrio idrico e la salinità delle acque immetendo acque depurate che nello stagno NON SERVONO. L’ente parco è un’asineria politica , serve solo a buttare soldi . Non si conceda assolutamente e mai la gestione ai privati ma solo all’Università. Fate gli esperti senza conoscere lo stagno, assurdo !!!

  6. Elisa

    Con 20 milioni di euro si potrebbero fare tanti interventi… non sprechiamo questa opportunità!

  7. Giorgio Angius

    Caro Lettore,
    mi dispiace deluderla, ma da assessore, da consigliere comunale e soprattutto da cittadino (a piedi, in bicicletta ed in canoa) ho sempre frequentato il Parco del Molentargius. Da amministratore insieme al gruppo consiliare dei Riformatori abbiamo anche promosso diversi incontri sul Parco, sempre in ottica propositiva. Ed è con lo stesso spirito che abbiamo studiato queste ultime proposte, senz’altro più coraggiose rispetto al passato. Noi abbiamo avuto la forza di dire NO alla gestione pubblica a tutti i costi, NO alla creazione di occupazione pubblica con soldi pubblici senza uno straccio di piano industriale per la gestione delle saline. Ha mai visto un partito politico in Italia che si priva del miele di gestire in house un’attività di questo tipo?? Io non ricordo. Noi siamo per i concorsi, per le gare e per gli appalti ad evidenza pubblica con tutti i crismi e con tutte le garanzie che i nostri soldini siano ben spesi ed i nostri beni per amministrati. Non faccia il pubblico quello che può fare meglio di lui il privato! Saluti, Giorgio Angius

  8. Antonello Gregorini

    Sappia Signor Buzzo che l’Università ha rifiutato di acquisire i cinque ettari orto botanico che l’Ente parco gli ha realizzato espropriandoli peraltro a dei privati che in parte li coltivavano. Se lei conosce il parco queste cose dovrebbe saperle.
    Abbia pazienza, Signor Buzzo, non ci dica che non conosciamo il parco perché, mi creda, personalmente l’ho misurato metro per metro a partire dal 1993 per conto di legambiente. Fra di noi ci sono persone che vi abitano.

  9. Piero

    Quindi in cinque anni sono stati capaci di buttare giù solo delle linee guida? Per un Piano concreto quando dovremo aspettare?

  10. Anna Maria Busia

    Gentile lettore, apprendo con sommo piacere che Lei e’ meglio informato sui destini del progetto relativo alla maratona di Molentargius. Sento, infatti, per la seconda volta che il progetto e’ stato gia’ approvato. Ebbene, mi auguro che qualcuno di buon cuore si preoccupi di comunicarlo alla associazione che ha proposto l’iniziativa perché non sono stati informati. Sui privati che gestiscono saline e finanziano elezioni ne so ben poco, ma sei Lei volesse darmi qualche indicazione in piu’ , gliene sarei grata. Per la pesca, debbo confessare di aver ricevuto delle forti pressioni dalla lobby dei pescatori di muggini del Terramaini. Costituiscono, notoriamente , il mio blocco sociale di riferimento e a loro io debbo rispondere. Per finire , la informo che e’ entrato in desuetudine l’utilizzo dell’articolo determinativo prima del cognome.
    La ringrazio per il contributo .

  11. Vincenzo Atzeni

    Assolutamente condivisibile la proposta e la risposta di Giorgio Angius rispetto al commento di Giuseppe. Lo stagno, il Parco e le infrastrutture che esistono, e che sono state oggetto di interventi per più di 100 miliardi nel passato non sono fruibili secondo progetti atti ad essere finanziati col denaro pubblico. Gli appalti con le relative gare devono essere prioritari. L’enormità dei costi non consentirebbe a nessuna amministrazione pubblica di farsene carico. Inoltre, una volta terminate, devono essere amministrate e condotte secondo criteri di realistico bene per tutti. I privati dovranno necessariamente avere il loro profitto ma questo non toglie che i contratti si facciano con le amministrazione pubbliche che avranno l’obbligo di garantirne la stesura secondo critiri di affidabilità e reddito anche per chi le gestirà.
    Riguardo, poi, alle saline, non sarà mai possibile renderle nuovamente operative né reddittizie. I costi e l’ormai mancanza di mercato – occupato ormai dalle infrastrutture saliniere della Sicilia a prezzi più competitivi – rischierebbe, anzi causerebbe, il fallimento delle stesse. Dobbiamo considerare una volta per tutte che le aree delle saline dovranno essere dismesse (tenendo per costrutto filologico irrinunciabile i servizi esistenti) ma risando tutto il resto perché Cagliari abbia la possibilità di creare centri ricettivi per il turismo. Il nostro meraviglioso mare non può bastare ai turisti che vengono in Sardegna, devono potere trovare infrastrutture degne dei vettori internazionali che potranno vendere ed arricchire la Sardegna con programmi di interesse turistico di valore assoluto.
    Un’altra cosa che a molti sfugge è che Cagliari è ormai quasi chiusa per lo sviluppo urbanistico. Si vuole fare come Il Principato di Montecarlo che, per mancanza di spoazi, costruisce da decenni sul mare? Noi siamo ormai al collasso e tutto il territorio del demanio ormai dismesso dovrà quanto prima essere fruibile ai privati perché possano rendere la nostra città una domus accogliente. Non voglio sottolineare che tutto dovrà essere fatto secondo criteri di altissima qualità e reddettivi anche per le nostre amministrazioni. E’ scontato che dovrà essere così.
    Noi sardi abbiamo sempre la vista troppo corta e lasciamo che siano altri a fare quello che noi, per incapacità di saperci rapportare, lasciamo fare agli imprenditori di tutto il mondo. La disoccupazione è altissima e con la retorica becera e la demagogia manieristica di troppi, rischiamo di rimanere sempre sotto i cavalcavia della crescita e dell’innovazione. Oltreché indietro rispetto ad un mondo che, pur apprezzando il nostro straordinario territorio, non trova adeguate – per non dire nessuna – risposte di accoglienza.

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