Via libera ai referendum

Sono stati ammessi tutti i dieci quesiti referendari regionali. Dunque si voterà in primavera, probabilmente a maggio. “In tempi brevissimi – ha dichiarato il presidente della Regione – adotterò il decreto per l'indizione dei referendum”. Secondo la legge la consultazione potrà svolgersi in una domenica compresa tra il 1 aprile e il 10 giugno 2012.
Per Massimo Fantola , leader dei Riformatori sardi, si tratta di un giorno importante. “Non c'è nessun copyright sui referendum: questi quesiti non appartengono ad alcun partito ma solo ai cittadini che vogliono il cambiamento. Adesso abbiamo l'occasione vera di cambiare la Sardegna. Un movimento di innovazione per la nostra Isola”.
Per Pierpaolo Vargiu, consigliere regionale dei Riformatori sardi, “I referendum non hanno casacca di partito e sono di tutti i Sardi che vogliono davvero cambiare la Sardegna! La certezza di votare nella primavera del 2012 premia il lavoro delle centinaia di persone, sindaci, amministratori locali, semplici
cittadini sardi che, in poco più di venti giorni, hanno raccolto decine di migliaia di firme a sostegno dei quesiti per la modernizzazione delle istit

uzioni, per la riduzione dei costi della politica, per la centralità del cittadino nelle scelte. La soddisfazione è grande. Ma è accompagnata dalla consapevolezza che questo importante traguardo è in realtà il primo passo di un cammino molto lungo. I referendum devono ora diventare lo strumento intorno al quale raccogliere tutti coloro che sono convinti che la Sardegna non possa più andare avanti così, “arrumbula, arrumbula”' aggiungendo l'ennesima toppa alle tante emergenze quotidiane, senza una vera speranza nel futuro. I referendum possono restituire voce ai tanti sardi che si lamentano ogni giorno “contro” qualcuno e qualcosa, ma poi non trovano armi e strumenti per costruire un progetto diverso. I referendum sono dunque un'opportunità a disposizione di tutti i sardi di buona volontà, che al di la delle appartenenze politiche e delle legittime differenze di idealità, vogliono scommettere su una Sardegna nuova, che si scrolla di dosso la condanna alla conservazione che la uccide ogni giorno lentamente. E' per questo che per i referendari, inizia ora una nuova sfida, assai più difficile della stessa raccolta delle firme! L'obiettivo di “cambiare la Sardegna” e' talmente ambizioso da sembrare  irraggiungibile. Ma noi sappiamo bene quanta attesa c'e' tra i sardi e siamo determinati a non deluderli.
Consapevoli che da soli non si va da nessuna parte, mentre unendo tutte le energie disponibili ce la possiamo fare!”.

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15 commenti su “Via libera ai referendum”

  1. Marco

    Davvero una grande soddisfazione!

  2. Luca

    Cerchiamo di non sprecare questa grande opportunità che viene data a tutti i sardi.

  3. luigia corona

    TOTO’ DICEVA : ” E IO PAGO………………..Luigia Corona

  4. Cristina

    Appunto Luigia, cerchiamo di non pagare più evitando gli sprechi inutili… proprio quelli che i referendum vogliono cancellare!

  5. Stefano

    Complimenti ai Riformatori e a tutti quelli che hanno aderito al Movimento, siete stati grandi!

  6. luigia corona

    Cordialissima, due sono le cose,ho tu non sai quanto costa un referendum-figurati 10, oppure lo sai,ma sei tanto ricca,da non preoccuparti degli SPRECHI
    INUTILI che non sarebbero le abolizioni delle PROVINCIE e COMUNI, ma del danno che provocherebbero, e sai qualè? SI CHIAMA DISOCCUPAZIONE, dove pensi che vadano, i dipendenti delle PROVINCIE E DEI COMUNI se vincesse il REFERENDUM? forse a farsi iun giro in un paese caldo, visto che sicuramente non sai neanche,quanto prenda un dipendente PROVINCIALE o COMUNALE, o scusa,ma per te questo è uno SPRECO, quindi tu li manderesti tutti a casa, COSI’ NON SPRECHIAMO PIU’
    e cosa diresti ai LORO FIGLI, I VOSTRI GENITORI ERANO UNO SPRECO;
    QUINDI DA OGGI SI CHIUDE E CHI SE NE FREGA SE MANGIATE O NO.
    NO’ io sono sicura che tu non volevi dire questo, anzi sono certa che li ospiterai tutti a casa tua. luigia Corona

  7. luigia corona

    GRANDI…..GRANDI SARANNO INVECE QUELLE PERSONE, ED IO MI AUGURO SIANO TANTISSIME; CHE NON ADERIRANNO A QUESTO REFERENDUM, PER IL BENE DELLA SARDEGNA E DEI SARDI, PER IL BENE E NON PER LA DISOCCUPAZIONE CHE GIA’ NE ABBIAMO TANTISSIMA , ED A QUESTI IO DIRO’ GRAZIE – GRAZIE DI ESISTERE.Luigia Corona

  8. Stefano

    Luigia, ma li hai letti i referendum? Sembra di no. Non capisco cosa c’è che non ti va bene…

  9. Pierpaolo Vargiu

    Restare fermi a lamentarsi, con le mani in mano, non produce niente di buono nè per la disoccupazione, nè per i sardi.
    I referendum non fanno miracoli, ma sono un megafono per far arrivare la voce della “gente normale” nel Palazzo e, per la politica, possono essere una vera rivoluzione senza forcone.
    I referendum sono uno strumento che può essere utilizzato “per costruire”: chi rinuncia ad usarlo non può limitarsi alla lamentazione, deve indicare una strada diversa per costruire…….

  10. luigia corona

    Cordialissimo ON:LE VARGIU non MI PIACE che Mi vengano cancellati i commenti, così pare proprio che io scriva a sproposito, invece LI LASCI se ne ha IL CORAGGIO o mi vedrò costretta mio malgrado, a cambiare SITO, e logico
    che poi i Vstri simpatizzanti come Stefano non capiscono il mio linguaggio se Lei
    mette solo ciò che le GARBA- non è DEMOCRATICO è da REGIME…..Ma era scontato,un sito sponsorizzato da un CONTE come MASSIMO FANTOLA,e MARIOTTO SEGNI nella vita SOLO REFERENDUM-Luigia Corona

  11. luigia corona

    Cordialissimo ONLE VARGIU quando vi siete occupati (si fa per dire ) dei dipendenti DELL’ALCOA e dicevate ” DECRETO SUBITO PER SALVARE L’ALCOA,

  12. luigia corona

    DECRETO SUBITO PER SALVARE L’ALCOA COSA INTENDEVA DIRE? SE ADESSO QUEI SOLDI DEI REFERENDUM POTEVANO ESSERE USATI, PER SALVARE L’ALCOA- E PER LEI UNA LAMENTELA ?- HO SONO PAROLE CHE LEI HA USATO NEI CONFRONTI DI QUESTI POVERI DISOCCUPATI. LA PREGO NON LI DELUDA,USI QUEI SOLDI DEI REFERENDUM -PER RIDARE LORO DIGNITA’,E UN POSTO DI LAVORO SICURO.Luigia Corona-NON CANCELLI ANCHE QUESTO COMMENTO PER PIETA’ –

  13. Luca

    L’abolizione delle provincie, non causerà alcun licenziamento dei dipendenti, ma solo risparmio sugli incarichi politici che hanno costi non da poco.
    La mia posizione al riguardo comunque non è nettamente contraria, ma preferirei che le quattro storiche continuassero ad esistere, ma rendendole più autorevoli e sopratutto produttive, trasferendo ad esse gran parte delle funzioni un tempo in capo alle ex Cominità Montane, che se sono state un fallimento totale in gran parte è dipeso dal fatto che erano davvero troppe (25).

  14. Luca

    Regalare i soldi del referendum ai lavoratori Alcoa, non produrrebbe nulla di positivo nemmeno per gli stessi lavoratori.
    Far acquisire ai cittadini sardi fiducia in se stessi e credere che la Sardegna non è affatto una terra problematica, ma piuttosto ricca di risorse.
    Se oggi è assai svantaggiata lo è non per volontà divina o del “fato”, ma bensì perchè mal governata, ma non solo a livello politico, ma sopratutto dal “potere in senso lato”, spesso gestito da forestieri imposti da centri di poteri estraisolani.
    E’ chiaro che le cose non si possono cambiare dall’oggi al domani, serviranno alcuni decenni ma fra 30 anni i nostri bambini avrebbero a disposizione un’isola più felice, e sarebbero orgogliosi non solo della loro terra ma anche dei loro conterranei, cosa che oggi non sempre capita, troppe volte gli stessi sardi si piangono adosso aducendo a se stessi i propri disagi economico-esistenziali.

  15. Luca

    Vorrei una Sardegna orgogliosa delle proprie origine agropastorali, ancora troppi usano l’espressione “testa di agropastorale” in senso dispregiativo.
    Vorrei una Sardegna orgogliosa della propria lingua, che non significa non conoscere le altre anzi il contrario.
    Piccoli esempi: oggi il latte di capra è riconosciuto essere quello più simile a quello materno nell’alimentazione dei neonati. Ebbene quel mondo agropastorale di cui ci hanno insegnato a vergognarci, conosceva tale verità da tempo immemorabile, come mai le nostre Università Sarde non lo ha mai messo in evidenza?
    Ha qualche connessione il fatto chè la Facoltà di Agraria è stata confinata a Sassari, quasi a volerla tenere in un cantuccio come un reperto archeologico del passato da cui ci si doveva affrancare in quanto noi sardi dovevamo affrancarci dall’agropastoralismo e proiettarci in una dimensione industriale, che avrebbe dovuto proporci al mondo come un popolo moderno?

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