Pubblica amministrazione, ecco la legge

di Franco Meloni*

Noi Riformatori abbiamo sempre ritenuto che uno dei problemi più seri per lo sviluppo della Sardegna e per la sua capacità di creare ricchezza, e di conseguenza , per la qualità di vita dei sardi è rappresentato dalla pubblica amministrazione e dalle sue inefficienze.
Non è il caso in questa sede di ripetere la serie di disfunzioni e ostacoli che la scarsa qualità della pubblica amministrazione regionale, ma anche comunale, provinciale, sanitaria e chi più ne ha più ne metta, produce tutti i giorni sul regolare fluire delle attività economiche e civili dei nostri cittadini.
La nostra pubblica amministrazione è incancrenita oramai nei suoi ritardi cronici, assuefatta quasi con rilassatezza al fatto che per avere una cartella clinica in un ospedale occorra una settimana o che per qualunque risposta della Regione bisogni armarsi di santa pazienza e attendere, senza neppure protestare, che il burocrate di turno faccia il suo dovere.
Senza stress, per carità, quelli fanno male !
I giornali sono pieni di inchieste e valutazioni sui ritardi e la scarsa efficienza dei servizi pubblici –per la verità non solo in Sardegna- con statistiche accurate sui tempi morti e sui riflessi multi milionari sull’apparato economico del paese.
La Sardegna e i suoi cittadini  partecipano spesso e volentieri al coro di lamentele e da testimone diretto posso tranquillamente affermare che una delle maggiori preoccupazioni in Consiglio Regionale è proprio quella relativa al cattivo funzionamento della PA che produce una sostanziale inutilità del legiferare  e del cercare con fatica di creare occasioni di crescita per i sardi se poi gli uffici vanificano il tutto con ritardi e omissioni.
Però nonostante tutti ne parlino , come al solito non si fa nulla o quando si decide di intervenire si peggiora la situazione invece di migliorarla : cioè si fanno norme ancora più stringenti per limitare la discrezionalità o il potere degli uffici ma i burocrati non si fanno “fregare” facilmente, nel camp o delle norme, normette vincoli e pandette sono imbattibili.
Accettano sereni le nuove norme, le valutano, le digeriscono, le ruminano e infine le volgono sempre  a loro vantaggio trasformandole in nuovi vincoli burocratici e rendendo ancora più difficile per chiunque lo svolgersi di una qualsiasi pratica.
Quello che voglio dire è che è assolutamente inutile , se non addirittura dannoso, continuare a mettere norme a valle del sistema perché quelle norme faranno la fine di quelle che le hanno precedute, ulteriori vincoli e aggravi per il cittadino.
In realtà, e ci sono vari esempi nel mondo, il punto dove agire è a monte del processo, laddove si formano i pubblici impiegati, nel senso che non bisogna tanto cambiare le norma quanto cambiare la loro cultura professionale,  il loro modo di intendere il servizio pubblico, in sintesi trasformarli da “padroncini” di scrivanie e pratiche in servitori efficienti e leali della collettività che gli paga lo stipendio.
Mi piace raccontare un episodio che ho letto tempo fa e che riguarda la Francia nell’immediato ultimo  dopoguerra quando il Generale De Gaulle e il segretario del Partito Comunista Thorez ( che pure non erano esattamente dalla stessa parte politica!) di fronte al problema immane della ricostruzione postbellica del paese trovarono assoluta consonanza nella necessità di rifare la PA e a tal fine uno dei primi atti che adottarono fu proprio quello di fondare l’Ecole Superieur d’ Aministration, la celebre ENA da cui sono usciti non solo superburocrati ma anche gran parte dell’élite politica francese degli ultimi decenni.
Lo cito perché si tratta di una misura esemplificativa di un percorso lungimirante, non destinato  a dare frutti in pochi anni ma volto a “cambiare” realmente il paese con effetti profondi e soprattutto duraturi, un provvedimento a monte del problema, non reattivo ma proattivo.
Questo è quello che dobbiamo fare anche noi e in questa direzione ci siamo mossi con una proposta di le

gge di prossima presentazione che riguarda la legge regionale n.31 del 1998, l’architrave dell’organizzazione burocratica della nostra isola.
In realtà si tratta di una riscrittura pressoché integrale della 31 perché, pur seguendone lo schema generale e la consequenzialità logica, la nostra proposta innova profondamente l’apparato regionale sia nel suo funzionamento di tutti giorni sia nella fase di selezione e formazione dei dirigenti di domani.
La novità fondamentale è che scompare il dirigente di ruolo, inteso cioè come uno che fa un concorso ( più o meno regolare e impegnativo), acquisisce lo status di dirigente e poi , qualunque cosa succeda , resta dirigente tutta la vita e continua a prendere il relativo stipendio.
Il tutto a prescindere che sia bravo, che sia sufficiente o che sia decisamente inadatto al ruolo : per la legge di Peter sull’incapacità progressuale sarà con molte probabilità uno che farà danni per decine d’anni.
Considerato inoltre che la burocrazia tende ad autoperpetuarsi con le stesse regole e gli stessi comportamenti me che , nel tempo e in ambienti chiusi come quello sardo, la qualità media ha tendenza a diminuire non è difficile intuire il precipizio di inefficienza burocratica nel quale siamo precipitati da tanto tempo.
Questa è la ragione per la quale abbiamo predisposto una profonda revisione della Legge 31 che, insieme a quelle presentate sulla Assemblea Costituente, sulla Statutaria, sulla Giunta regionale e sul sistema elettorale costituisce un unico corpus normativo che tende  a disegnare una nuova Regione e che, sia detto senza falsa modestia, fa onore al nostro nome di “Riformatori”.
Chiudo  questo pezzo con delle brevi note sulla proposta di legge di cui stiamo parlando, per cercare di spiegare alcune delle novità.
Intanto abbiamo sottoposto la 31 ad una energica cura dimagrante, abbreviando e semplificando una serie di norme che sembrava essere fatta a posto per confondere le idee : per fare un esempio, d’ora in avanti un dirigente assente per periodi inferiori a 60 giorni viene semplicemente sostituito dal suo dipendente più anziano per età, senza graduatorie e rotazioni che fanno solo perdere tempo, costano e non hanno alcun significato pratico.
Servono solo a difendere la burocrazia e non gli interessi dei cittadini : ecco questo è un altro tratto che pervade la nostra proposta di legge, quasi una filosofia di fondo, quella di tradurre in pratica l’obbiettivo di  mirare all’interesse del cittadino e non a quello della burocrazia che vuole difendere i suoi privilegi.
Ma la vera novità , come ho detto più sopra, è quella di far sparire per sempre il dirigente intoccabile, quello che sopravvive non solo alla sua stessa inefficienza ma anche ai cambi politici perché le sue raffinate tecniche di sopravvivenza nel mare delle scartoffie prevedono anche il mettersi a servizio di diversi padroni.
Naturalmente questa è una generalizzazione e quindi imperfetta come tutte le generalizzazioni ma non si può negare che si tratta di ciò che accade nella maggioranza dei casi.
Allora l’antidoto che proponiamo con questa legge  è semplice ed onesto, la politica nomina i dirigenti che devono esserle leali ( non servi ) nel senso di collaborare pienamente e senza riserve a portare a compimento i disegni che il Presidente della Regione ed i suoi Assessori hanno in testa e che hanno proposto, ottenendone l’approvazione,  agli elettori che li hanno portati al governo.
Solo che abbiamo individuato un meccanismo per creare una platea , più o meno estesa, di super funzionari qualificatissimi e soggetti ad un percorso di formazione teorico e pratico di almeno dieci anni, tra cui si potranno scegliere quelli più in consonanza con il proprio progetto politico sapendo comunque di “cadere bene”.
E’ una parte del progetto già delineato nella proposta di legge sul “fast track” che avevamo presentato circa due anni fa, con poca fortuna in verità, dovuta alla scarsa volontà riformatrice del Consiglio e al conservatorismo profondamente connesso alla nostra società, dove nessuno vuol cambiare niente per paura di perdere i propri privilegi.
Speriamo di avere più fortuna questa volta, ma soprattutto speriamo che l’abbiano i sardi.

*  consigliere regionale dei Riformatori sardi

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6 commenti su “Pubblica amministrazione, ecco la legge”

  1. Giorgio

    Una proposta interessante, sarebbe bello conoscerne i dettagli.

  2. Enzo

    La parola d’ordine per la pubblica amministrazione dovrebbe essere informatizzare, invece in Italia siamo ancora molto indietro…

  3. GABRIELE URAS

    In attesa di conoscere il testo della nuova proposta, da condividere nelle sue linee essenziali sobriamente riassunte da Franco Meloni, ritengo che sia una cosa positiva l’avere rinunciato a quella precedente (di due anni fa), ambiziosa fino all’utopia e forse non esente da sporgenze elitarie. Saluti cordiali e buon lavoro

  4. Viola

    Non bastano il lavoro e la buona volontà dei consiglieri, se poi la burocrazia blocca tutto e rende inutili i provvedimenti…

  5. franco meloni

    dovrei riuscire a presentarla entro il mese e quindi sarà sul sito del consiglio ai primi di marzo

  6. franco meloni

    la nuova legge riprende, con qualche correzione minore, la proposta del fast trak. So che è molto ambiziosa ma anche l’ENA lo era, se non siamo capaci di volare alto ………. pazienza !
    Non condivido il giudizio sulle sporgenze elitarie, anzi il contrario, la gara è aperta a tutti , proprio a tutti, tra l’altro prevede che gli paghiamo gli studi dopo l’università con ciò parificando il figlio del professionista e il figlio dell’operaio.
    a me pare molto più equo di quanto suggede oggi

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