I Forconi tra crisi e informazione

Sulla rubrica del Corriere “Tecno(il)logica” viene ripresa una ricerca della Nieman Jurnalism Lab di Harvard, circa il rapporto tra noi e l’informazione.
Lettura interessante in un periodo in cui le notizie che ci arrivano dal mondo, ma anche dal nostro dirimpettaio, non sono quasi mai piacevoli.
Anzi, non credo di esagerare se dico che, da quando mettiamo i piedi giù dal letto al momento in cui, la sera, esausti, posiamo la testa sul cuscino, viviamo con l’ansia che l’oscuro panorama che abbiamo di fronte possa incupirsi ancora di più.
Mi sono chiesto, perciò, come ci poniamo  di fronte ad imponente sistema comunicativo che ci presenta, senza alcuna pietà e spesso con il gusto dell’orrido,una situazione (economica, sociale e, forse democratica) che contiene tutti i presupposti per diventare sconvolgente.
Tra noi ci sono i duri: quelli che ricercano con crudezza, quasi con avidità, sui giornali, alla tv o sulla rete, le notizie sullo Spread alle stelle, sugli scontri tra chi manifesta il proprio dramma e la polizia, sulle catastrofiche previsioni  di qualche economista sul nostro disgraziato futuro.
I pavidi: quelli che tentano con cura di evitare le tragiche notizie di questi giorni e che, se si ritrovano inavvertitamente tra le mani un giornale, vanno direttamente alla pagina degli spettacoli o dello sport per non rovinarsi la giornata, anche se se, inevitabilmente primo o poi  ci sbattono contro.
I fatalisti: quelli che stanno in mezzo al guado: non cercano scientemente le notizie ma stanno comunque con le antenne alzate per captare come e quando la crisi li colpirà.
Infine ci sono i fanatici, quelli che navigano tutto il giorno sul web, che discutono con gli amici di Facebook  o di Twitter per conoscere il più nascosto balzello contenuto nell’ultimo decreto Monti e magari commiserare o farsi commiserare da chi è stato più o meno ferito da quelli che chiamano  decreti “salva Italia” o “cresci Italia”. ma che , almeno per il momento, infliggono sofferenze e promettono risultati, solo, nel lungo periodo.
Purtroppo credo che alcuno possa non sentirsi ricompresso in una di queste categorie.
Ma duri o pavidi, fatalisti o fanatici alla fine siano tutti sommersi da un diluvio di informazioni, da una parte, così crude da terrorizzarci e dall’altra così fuori dalla nostra capacità di comprenderle fino in fondo e di porvi rimedio, da farci sentire impotenti.
Ed è questo stato di cose che crea un clima pericolosissimo che può portare alla disperazione, alla mancanza di fiducia vero tutto e verso tutti, alla volontà di reagire comunque, razionalmente o meno
Un clima che porta, persino a giustificare i forconi.

5 commenti su “I Forconi tra crisi e informazione”

  1. Alice

    E’ proprio così: io, a seconda dell’umore, passo dall’essere fatalista a fanatica!

  2. Piero

    Le notizie non possono essere nascoste, è giusto parlarne e discuterne. Forse però in questi ultimi mesi si sta esagerando nel fare terrorismo psicologico…

  3. Enzo

    La crisi la viviamo tutti giorni sulla nostra pelle, non è il caso di sentirne parlare in continuazione anche alla tv, alla radio e sui giornali.

  4. Sandro

    Il problema è che sui social network in particolare, e soprattutto in campo economico, c’è troppa gente che parla senza conoscere i fatti!

  5. Gianfranco

    Il movimento dei forconi ha tante buone ragioni per protestare, ma spesso sbaglia il metodo (ad esempio i blocchi stradali).

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