Un modello di sviluppo per la Sardegna

Nello sviluppo delle attività di questo centro studi emerge sempre e chiaramente la necessità di dare un’impronta chiara al “Modello di Sviluppo” per la Sardegna.

E’ inutile nascondercelo:  fintanto che noi analizzeremo i temi specifici, seguiremo le vertenza industriali, promuoveremo leggi  urbanistiche o contesteremo le iniziative altrui, senza avere una chiara idea dell’indirizzo politico sovra ordinante , il nostro messaggio sarà sempre monco.

Essere liberaldemocratici e laici non è sufficiente per qualificarsi localmente.

Noi dobbiamo pertanto ” identificare e sostenere quei comparti che garantiscano nuove opportunità lavorative nel breve periodo”  ma, contestualmente, dobbiamo dire nel lungo periodo quale progetto abbiamo per il territorio, l’economia e la società sarda.

Penso all’osservazione di Pigliaru (la Nuova del 15 u.s.), emersa anche l’altra sera in un nostro incontro: “Negli anni ’60 c’erano imprenditori pubblici e privati pronti a fare impresa rischiando poco o niente dei propri soldi …  il risultato fu la nascita dell’industria di base del Sud … Quella rischiosa scommessa è stata persa. Certo migliaia di posti di lavoro sono stati creati … Ma la Gallura, che si dichiarò indisponibile a ospitare grandi impianti di una qualche produzione di base, oggi sta molto meglio di chi allora scelse la strategia dell’industrializzazione forzata.”

Oggi la Sardegna appare come un territorio disomogeneo e tristemente maculato:  fra siti industriali devastati e abbandonati; servitù militari inquinate da metalli pesanti e quant’altro, difficilmente bonificabili e pare non bonificabili nei tratti a mare bombardati per esercitazioni;  .

Voglio escludere a priori la possibilità che qualcuno pensi che i cicli dell’inquinare e bonificare comportino lavoro continuo e quindi siano attività economicamente convenienti e quindi utili. Come dire che ogni tanto una guerra, le distruzioni e i morti che comporta, determina la nascita di un nuovo salutare ciclo economico.

Noi Riformatori, e noi del Centro Studi, ci dobbiamo chiedere, dobbiamo avere il coraggio di farlo, se pensiamo di dover procedere alla pulizia e risanamento del territorio volgendo la prua verso un futuro fatto di minore ricchezza monetaria ma di maggiore salubrità con filiere produttive diverse dalle attuali. Oppure, di converso, continuare a tendere la mano con il palmo verso l’alto per chiedere altre industrie e servitù militari che, comunque, ci procureranno un certo numero di stipendi certi.

Mi aspetto che questa trasparente provocazione sia commentata dagli attivisti del territorio e che possa nascerne un sano dibattito interno.

3 commenti su “Un modello di sviluppo per la Sardegna”

  1. Giovanni Lubino

    L’occasione di dare un contributo alla mia terra tramite i Riformatori , ai quali mi lega un rapporto quasi storico, è troppo ghiotta perchè possa rinunciarVi.
    Su questo argomento noi Riformatori di Sassari a suo temoi organizzammo un convegno in città sull’agro alimentare in Sardegna. Credo sia utile riprendere quegli argomenti per rilanciare la nostra economia .Mi riservo quindi di far seguire una dettagliata informativa sull’argomento.
    Congratulazioni per l’iniziativa .
    G. Lubino

  2. Luca

    Credo che basti osservare le condizioni in cui è stata confinata, abbandanata e dileggiata l’agricoltura per avere un panorama intellegibile, pur avendo un clima ed un ampio territtorio a disposizione, siamo importatori di prodotti primari(intesi come catena alimentare), perchè?
    Forse perchè si sono spacciate verità “sporche”, del tipo l’agricoltura è antiquata e l’industria è moderna.
    La realtà, e lo si sapeva anche prima, ha dimostrato che il “letame” ha un buon profumo ed è vita, mentre il petrolio è puzzolente ed “uccide”.
    Ancora oggi si tende a dipingere la CO2 in maniera approssimativa, dipingendola per ciò che non è, infatti dopo tanto parlare contro questa CO2 come fosse il male di tutti i mali, tanti saranno indotti a pensare che essa sia un potente veleno, magari cancerogeno e forse anche peggio.
    Invece la CO2 è semplicemente vita, soltanto che come per l’acqua se c’è ne troppa possiamo anche morire annegati.
    Come sen’acqua non c’è vita allo stesso modo senza CO2, non potrebbe esistere la vita che conosciamo, infatti parte da essa qualsiasi processo riproduttivo vegetale, e senza i vegetali(al primo posto nella catena alimentare) non potrebbe esistere il mondo animale.

  3. Angela Canargiu

    Salve! Ho avuto l’invito a partecipare e vi ringrazio molto. Concordo pienamente sulla bolla che è stata l’industrializzazione forzata per la nostra isola. Oggi più che mai occorre un’inversione di tendenza e un nuovo modello di sviluppo economico. Modello che non può non basarsi sullo sfruttamento delle risorse che abbiamo a disposizione ( secondo me la Sardegna può vivere, crescere e prosperare sviluppando due settori: agricoltura e turismo). Occorre però individuare questo modello e creare i presupposti per il suo sviluppo. Mi pare una bella sfida e mi piacerebbe parteciparvi.
    Sono a disposizione
    Angela Canargiu

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