IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO PER LA NON ASSUNZIONE

Secondo uno studio della Confartigianato sul mercato del lavoro, in Italia 1,2 milioni di giovani sotto i 35 anni non hanno un lavoro!
Gli ultimi dati rilevati dall’Istat ci dicono che il tasso di disoccupazione giovanile, in Italia, è salito dal 28,0% di agosto al 29,3% di settembre.
Sul podio salgono Sicilia, Campania e Sardegna con rispettivamente il 28%, il 27,6% e il 25% di disoccupati under 35.
Nonostante questi dati facciano accapponare la pelle, lo scorso luglio il governo ha approvato in via definitiva il contratto di apprendistato disciplinato dal D.Lgs 276/2003 nel quale vengono stabilite 3 forme di apprendistato per l’assunzione di giovani tra i 16 e i 29 anni.
Ebbene si, i giovani trentenni son stati dimenticati e lasciati a casa e, ancora una volta, la nostra intelligenza e capacità critica son state sottovalutate, dal momento che questo tipo di contratto sembra esser stato sancito per agevolare le imprese nel risparmio dei costi relativi all’assunzione di nuovi dipendenti.
Non sarebbe stata una scelta + dignitosa alzare il limite anagrafico o concordare un altro tipo di contratto apposito per quei ragazzi di età compresa fra i 30 e i 35 anni i cui curricula straripano di lauree, stages, master, tirocini, corsi, capacità e voglia di lavorare in primis?
Inoltre tale contratto di apprendistato dovrebbe essere a contenuto formativo dunque il giovane apprendista dovrebbe essere guidato, supportato, indirizzato costantemente da un tutor affinchè possa inserirsi nell’ambiente organizzativo e lavorativo e affrontare i diversi compiti richiesti dal ruolo professionale. Ma sarà cosi anche nella pratica oltre che sulla carta???
La risposta ce la danno tutti quei forum in cui i giovani apprendisti commentano la propria situazione all’interno delle aziende ospitanti e dai quali apprendiamo a malincuore che, nella maggior parte dei casi, gli stessi si ritrovano improvvisamente a dover affrontare da soli, senza previa formazione, una mole di lavoro pari a quella di un esperto dirigente.
Ecco che allora l’apprendista diventa magicamente un manager di livello ma con in tasca 1 centesimo e 0 possibilità di un vero contratto di assunzione. Avviene però anche l’esatto contrario: l’apprendista viene considerato un pezzo dell’arredamento dell’azienda perchè ritenuto incapace di poter eseguire i compiti richiesti.
È ora di porre un freno a tutte queste belle iniziative che altro non fanno che demoralizzare, illudere ma allo stesso tempo disilludere.
Alice Alfonsi

9 commenti su “IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO PER LA NON ASSUNZIONE”

  1. rita salaria

    non c’è niente, nemmeno una parola, da aggiungere. Per noi giovani è una disgrazia !

  2. Silvia

    Non è certo con i tirocini che si risolve la crisi del lavoro, significa solo metterci una pezza…

  3. Antonello Gregorini

    Se io fossi giovane, in ordine alla crisi economica, al debito pubblico e a tutto ciò che oggi si chiede e ne consegue, MI SENTIREI PRESO IN GIRO.
    Cosa intendo? Questa cifra fenomenale di (nel 2010 1.843.015 milioni di euro) dovrà essere restituita da qualcuno. Questo calcolo viene sempre rapportato all’aspettativa di vita dei debitori. Ne emerge che i maggiori debitori sono i giovani, cioè voi.
    Sostanzialmente si può affermare che la generazione precedente alla mia, e in parte la mia, ha fondato il proprio benessere prendendo a prestito il carburante monetario e mettendolo in conto alle generazioni future.
    Se a tutto ciò si aggiungono gli elementi ben presentati in questa nota il quadro. evidentemente, si aggrava.

  4. Claudio

    Antonello, dici bene, ci sentiamo presi in giro. La generazione dei trentenni di oggi riesce ancora a mantenere un relativo benessere perché sta usando come ammortizzatore sociale i risparmi della generazione precedente, i loro genitori. Non oso pensare ai problemi a cui andranno incontro i nostri figli, che non potranno fare la stessa cosa.

  5. Giorgio

    Quindi uno su quattro fra gli under 35 non lavora… e c’è anche una grossa percentuale di chi non studia, non lavora ed è così scoraggiato che un lavoro non lo cerca nemmeno più…

  6. Matteo Arru

    Esatto, li chiamano NEET (Not in Education, Employment or Training), e in Sardegna, nella fascia d’età fra i 15 e i 29 anni, sono ben il 28 per cento!

  7. Vittorio

    Senza contare tutte le persone che un lavoro ce l’hanno, ma è precario, di collaborazione, a termine, a progetto etc…

  8. Roberta

    Per quanto mi riguarda la situazione non potrebbe essere peggiore perchè io, grazie alla pratica in studio legale, un contratto non l’ ho mai avuto (tutto sempre al nero, senza alcuna forma di regolarizzazione, tipo rimborso spese), nemmeno dopo aver completato il biennio obbligatorio (prima della riforma Fornero, che l’ha ridotto di appena 6 mesi).
    Purtroppo dopo il primo tentativo di superare l’esame di Stato, in cui non riuscii a passare l’esame orale, i soldi scarseggiavano per pagarmi ancora il corso di preparazione.
    Quindi esistono ancora casi di chi, come me, non ha mai avuto un contratto di lavoro nè ha mai percepito più di 500 euro al mese per 9 ore di lavoro.
    Nessuno mai si è posto il problema che chi segue il percorso delle professioni legali, con esame finale, è automaticamente escluso dall’apprendistato.

  9. 30enne-arrabbiato

    L’articolo centra in pieno quello di cui mi lamento.
    E’ una vergogna. Compiuto i 30anni non si ha piu’ possibilità di ricollocarsi. Sono diplomato, avoglia a fare corsi, sono al terzo. Le aziende mi dicono che l’unico incentivo che ho 407/90 è inappetibile. Niente contratto di apprendistato sopra i 30 anni, non si riesce mai neanche a rientrare negli incentivi regionali perchè sono solo per laureati.
    E’ una vergogna.

    Non pensino che la gente trentenne si butti nell’autoimprenditoria con gli ultimi risparmi per dare altri soldi allo stato quando non si riceve un euro per ricollocarsi dopo anni di lavoro. VERGOGNA!

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