Abbanoa, una storia che fa acqua

di Roberto Frongia

Il 17 Luglio 2009, se non ricordo male, viene eletto il consiglio di amministrazione di Abbanoa. I soci (335 sindaci oltre il socio Regione) eleggono il Presidente, Pietro Cadau, con il 99,7% dei consensi. Un risultato incredibile, anche perché i sindaci di centro destra e di centro sinistra sembrano voler affermare: chiediamo una gestione unitaria, slegata dalle beghe dei partiti.
Al contempo, ahimè, viene eletto nel c.d.a. anche il sottoscritto, insieme a Luciano Fozzi, Marco Fumi e Franco Piretta. Il nuovo Consiglio eredita una situazione drammatica. La società non è mai stata capitalizzata, anzi, per essere precisi, la capitalizzazione societaria era stata effettuata con il conferimento di beni demaniali e diritti d’uso di potabilizzatori, a cui la costituenda società aveva, tra l’altro, diritto per legge, in quanto soggetto gestore. Questa capitalizzazione, per un valore nominale di € 128.275.000, non conferiva alla società alcun valore aggiunto, ma rappresentava una vera e propria operazione di “finanza creativa, in aperta violazione del principio di tutela della buonafede dei terzi creditori”. Solo questo avrebbe dovuto sconsigliarci dall’accettare ”l’elezione”. Invece? Contrariamente accettiamo, e oltre alla descritta mancata capitalizzazione, scopro che c’è ben altro; la Società ha ereditato i debiti delle passate gestioni, solo 150 milioni di euro e l’Autorità d’Ambito, commissariata prima da Soru e poi da Cappellacci, ha generato danni ad Abbanoa per 180 milioni di euro. Tutto qui? No, troppo semplice. Scriverà un consigliere regionale qualche tempo dopo (in precedenza lo avevamo puntualmente segnalato alla Giunta regionale): ”il sistema non integrato, esistente sino al 2005, composto da 4 società di capitali e da oltre 120 gestioni comunali in economia, costava alla RAS, e quindi alla fiscalità generale, circa 75 milioni di euro all’anno. La sola Esaf (circa 100 comuni gestiti) generava perdite di esercizio per quasi 50 milioni di euro all’anno, come certificato dalle perizie degli esperti chiamati a valutarne le condizioni prima della costituzione del gestore unico”. Perdite di esercizio che all’epoca venivano ripianate dal sistema pubblico che, all’atto della costituzione di Abbanoa, smette, ovviamente, di metterci sopra un solo centesimo. Bene, direte Voi, a questo punto tutto il resto è in ordine. Nemmeno per . . . idea. I comuni confluiti in Abbanoa, avevano consegnato parzialmente le anagrafiche (l’elenco degli utenti) e qualcuno, molto importante, non le aveva consegnate affatto. Questo aveva influenzato negativamente il fatturato della Società per un piccolo importo di circa 46 milioni di euro. Poi bisogna sommare i ”rilevantissimi costi operativi” per l’esecuzione di migliaia di interventi per la risoluzione dei disservizi e delle emergenze depurative e ambientali ereditate; già, anche queste. Dimenticavo, soggiungo, genericamente, che la Società, su richiesta della politica (rimaniamo sul vago) aveva dovuto garantire il livello occupazionale degli operatori del settore. E poi, che sbadato, il costo operativo medio annuo sostenuto per ogni utenza acquisita era di gran lunga superiore al ricavo medio annuo e, infine (più o meno), vi era un fabbisogno finanziario stimato in circa 160 milioni di euro per l’adeguamento delle infrastrutture depurative, 200 milioni di euro per la separazione delle reti bianche da quelle nere, 22 milioni di euro per la messa in sicurezza dei siti e per la prevenzione dei rischi e infortuni sul lavoro. Ciliegina sulla torta: non vi era un controllo di gestione.
E’ finito questo lungo elenco?
No, per ora si, altrimenti Vi annoiate.
1 segue.

6 commenti su “Abbanoa, una storia che fa acqua”

  1. Silvia

    La fotografia di una gestione fallimentare, e siamo solo alla prima parte!

  2. Davide

    E i debiti chi li ripagherà? Noi con le bollette sempre più care?

  3. Michele Moi

    E’ proprio il caso di dire che Abbanoa ha l’acqua alla gola!

  4. Giuseppe

    É mai possibile che in tutti questi anni nin si è ancora riusciti ad emettere le fatture con cadenze regolari ? Arrivano in contemporanea una fattura emessa per consumi presunti e un’altra per il conguaglio, con scadenza di pagamento a distanza di 3 giorni. Questo mette in grande difficoltà l’utente (che corre il rischio di diventare moroso) e dimostra la grande incapacità gestionale di chi dirige la baracca. Che uso di fa delle tecnologie informatiche? Ci sono tanti giovani preparati nelle liste d’attesa per un posto di lavoro. Ma nessuno vuole ascoltare…….

  5. Laura

    E vogliamo parlare del tempo che ci mettono ad aggiustare i guasti? Le condutture ormai sono un colabrodo: è uno spreco assurdo, d’acqua e di soldi.

  6. Betty

    Ultimamente non si sente parlare che di fallimenti, chiusure, licenziamenti, debiti… povera Sardegna!

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