Serve una vera rivoluzione liberale

Il cosiddetto decreto Salva-Italia del prof. Monti, in realtà ha prodotto solo una raffica di nuove tasse, ottenendo come unico risultato quello di peggiorare la situazione economica  portando il paese, già  attualmente in recessione, a una prospettiva per il 2012 di un PIL in negativo di circa l’ 1,5%.

Si invocano da più parti nuove misure per il sostegno della crescita e per lo sviluppo economico, anche per cercare di evitare i previsti problemi connessi alla decrescita tra cui l’ aumento drammatico della disoccupazione.

Le misure che si invocano, oltre quelle di natura normativa e fiscale, concernono il mercato del lavoro e le liberalizzazioni delle professioni e dei servizi pubblici, le dismissioni di parte dell’ imponente patrimonio immobiliare pubblico nonché delle società ancora controllate dallo stato.

In realtà dopo le privatizzazioni del  ‘92 allo stato sono rimasti in campo nazionale pochi gioielli di famiglia, usati, come ci racconta la cronaca di questi giorni, essenzialmente come terreni di scorrerie da parte di politici disinvolti e faccendieri rampanti per i loro opachi interessi che spesso sconfinano nel  malaffare e nella corruzione.

Sono invece cresciute a dismisura le società possedute o partecipate da parte degli enti locali come regioni, province e comuni, che secondo le recenti statistiche assommano in tutta l’ Italia a circa 6000.

In un recente studio del ministero dello sviluppo Economico,sono stati recensiti in Sardegna 118 soggetti pubblici locali, comprendenti Enti dipendenti, Consorzi e varie forme associative, aziende e istituzioni e circa 70 società di capitali a partecipazione regionale o sub regionale.

Di queste 44 sono società di capitali per la gestione di pubblici servizi e le rimanenti 26 con attività diverse dalla gestione di pubblici servizi.

Lo studio citato riporta anche delle percentuali di spesa per le diverse società, ma lo scopo di questa nota non è quello di un approfondimento e di un censimento delle diverse società, ci limitiamo pertanto ad alcune osservazioni su questa sfera  di influenza nell’ economia dei nostri enti locali, che rappresenta per il comune cittadino quasi l’ altra faccia della luna, destinata a restare nascosta e sempre in ombra.

Si pone innanzitutto un problema di trasparenza, posto che la gestione di queste società avviene in maniera privatistica, al di fuori delle regole di una normale amministrazione pubblica ( es. concorsi per la selezione del personale ), dovrebbero essere pubblicamente rendicontati gli scopi,  il costo e i risultati che le stesse riescono a raggiungere.

Riprendendo poi la riflessione iniziale si può pensare che qualcuna di queste società possa essere alienata dalla pubblica amministrazione , come prodromo di una completa liberalizzazione del servizio eventualmente fornito, oppure si può ritenere che qualche ente abbia esaurito la sua funzione iniziale e possa essere assorbito dalle normali funzioni degli enti locali.

L’ universo dei soggetti pubblici locali ha subito negli anni profonde trasformazioni, che hanno interessato il loro numero,la loro forma giuridica, i settori d’ intervento e le risorse finanziarie  impegnate.

Brevemente riportiamo alcune delle realtà più significative, come semplice promemoria per uno studio tutto da fare per un dibattito tanto più necessario  in quanto non risultano da parte degli organi istituzionali rendicontazioni esaurienti, soprattutto che evidenzino  l’ entità e l’ utilità dei finanziamenti impegnati.

Nel campo della ricerca il consorzio ventuno è stato trasformato in  Agenzia Sardegna Ricerche, che si avvale di altre  società, quali per esempio Fase 1, Porto Conte Ricerche e il CRS4,con il compito di sostenere l’ innovazione del sistema produttivo, l’ assistenza alle piccole e medie imprese e la gestione del Parco Scientifico e Tecnologico.

In realtà queste società si occupano di ricerca in campo medico, e nel settore delle biotecnologie e l’ ultima è attiva nel campo delle tecnologie dell’ informazione e delle comunicazioni.

A supporto, di recente, la Regione ha costituito la società In House Sardegna IT, con il compito di trasferire nell’ ambito delle pubbliche amministrazioni i risultati di ricerca del CRS4.

Nel campo dei trasporti pubblici si è completato di recente la trasformazione dell’ Azienda Regionale Sarda Trasporti S.p.A con l’ accorpamento delle FMS e FDS, unendo così in un unico soggetto la gestione del trasporto pubblico locale gommato e ferroviario sia urbano che extra urbano.

Nel campo dei trasporti urbani nell’ area vasta di Cagliari opera anche  un’ atra azienda la CTM, che spesso si trova in conflitto con la prima, come nel caso del progetto della metropolitana di Cagliari.

Tenendo poi conto che nel campo del  trasporto pubblico operano numerose aziende private che ottengono tratte in concessione dalla Regione, non si potrebbe pensare  a una privatizzazione, anche parziale, con conseguente messa sul mercato dei servizi forniti?

Ci dobbiamo poi soffermare sulla vexata quaestio della gestione in Sardegna delle risorse idriche, che dopo lunghe vicissitudini, con la formazione di un ATO regionale e la successiva creazione di un Autorità d’ ambito, ha portato l’ affidamento della gestione del servizio  idrico integrato ad una nuova società di capitali denominata Abbanoa, partecipata dalla Regione e praticamente da tutti i comuni della Sardegna.

Le ultime vicende hanno portato questa società alla ribalta per l’ imponenza del debito accumulato ( circa 700 mln ) e per la carenza del servizio fornito, fra qualche mese dovrebbe essere amministrata da un amministratore unico, scelto per le sue capacità professionali e in grado di programmare il futuro della società, attualmente bisognosa anche   di ingenti risorse per  gli investimenti necessari per impedire che circa il 50% dell’ acqua potabilizzata venga dispersa per le perdite nella rete vetusta e obsoleta.

Il recente referendum sull’ acqua ci impedisce di pensare di affidare in concessione ad un gestore privato il servizio, con l’ onere degli investimenti necessari, ma si potrebbe pensare di stralciare rami d’ azienda, come quelli relativi alla gestione degli impianti.

Altro servizio svolto attualmente da soggetti pubblici è quello della conduzione degli impianti per la gestione dei rifiuti urbani, servizio gestito attualmente dai Consorzi Industriali Provinciali, nati dal riordino dei vecchi consorzi per l’ area di sviluppo industriale.

E’ inutile sottolineare quanto sia complessa la materia relativa allo smaltimento dei rifiuti, ma forse anche in questo caso è lecito pensare che la liberalizzazione di qualche servizio sia opportuna.

Altri soni i campi d’ intervento della RAS: nell’ edilizia popolare con AREA che ha praticamente sostituito i vecchi IACP; nella gestione delle reti irrigue con i consorzi di bonifica, già messi in liquidazione ma ancora esistenti retti da commissari straordinario; l’ Ente Foreste della Sardegna, con obbiettivi di valorizzazione del patrimonio forestale e faunistico dell’ isola e la lotta agli incendi;poi le agenzie a sostegno dell’ agricoltura e diversi enti regionali, provinciali e comunali , spesso in conflitto tra di loro per la promozione turistica.

Indubbiamente mettere mano a questo insieme variegato di enti, agenzie e società è molto complicato soprattutto perché si vengono a scalfire interessi consolidati, posti di lavoro e posizioni di potere a cui nessuno vuole rinunciare.

La concorrenza e il mercato non sempre sono ben accettati, basta vedere com’è stata accolta in campo nazionale la sfida dei privati dell’ NTV per il trasporto ferroviario ad alta velocità.

La strada però è stata segnata e se i nostri politici sardi avranno la capacità e il coraggio d’ intraprenderla potremo realizzare in Sardegna una vera piccola rivoluzione liberale.

Paolo Zedda

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