La società tecnologica, il nostro futuro

L’evoluzione della società e della tecnologia, negli ultimi venti anni, ha portato anche le pubbliche amministrazioni locali, sollecitate dagli indirizzi comunitari e nazionali, a rispondere in modo differente alle domande dei cittadini e ad innovare gli strumenti e le pratiche delle politiche. L’inclusione della cittadinanza nei processi di ideazione e implementazione delle direttrici dello sviluppo locale è diretta conseguenza di questi fenomeni.

Il contesto di riferimento, l’inclusione dei portatori di interesse nei processi decisionali pubblici, è dato dalla crescente complessità dei rapporti politici e socio-economici tra Paesi del mondo e fra sistemi territoriali; questi ultimi si trovano oggi a competere nel grande scenario della globalizzazione e per farlo in modo vincente devono proporsi in modo innovativo.

Le più avanzate politiche per lo sviluppo, guardano oggi all’innovazione tecnologica e alla cooperazione pubblico-privata come a due delle  possibili risposte alla sfida della competitività. Il livello locale e regionale, sono i più idonei per l’implementazione di strategie di sviluppo innovativo, in quanto i più prossimi ai cittadini. Non solo quindi una questione di prossimità ma un vantaggio dimensionale. Il “fare comunità”, l’avviare stabili sinergie ed aumentare la cooperazione fra i nodi di una rete locale fanno dei sistemi locali, e regionali, gli spazi privilegiati per sperimentare ed avviare nuove politiche di comunicazione istituzionale ma anche di nuove strategie di cooperazione territoriale.

Se l’informazione è il presupposto per la società solidale e cooperativa, l’interazione tra gli attori è il passaggio che permette di creare uno sviluppo sostenibile e duraturo.

Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) consentono alle comunità di far sentire la propria voce, senza vincoli di tipo spaziale e temporale, e di ricreare in una dimensione “virtuale” quegli spazi e quei luoghi di incontro e di confronto che fino a pochi anni fa erano solamente “reali”. Le ICT hanno reso possibile, da un lato una maggior efficienza e trasparenza dei processi produttivi delle amministrazioni (e-government), e dall’altro la partecipazione della cittadinanza ai processi democratici deliberativi (e-democracy). La rapida diffusione di Internet e delle tecnologie di rete ha infatti reso disponibilel’erogazione di servizi nella modalità on-line e l’incontro virtuale di comunità legate dai medesimi interessi.

L’ultima grande novità è costituita dai social network, precursori del web 3.0 e della possibilità di interagire e condividere geolocalizzando. La società cooperativa e solidale che si struttura e sa lavorare sinergicamente per proporsi sullo scenario competitivo internazionale, dovrà sapersi organizzare anche in questa dimensione. Per questo motivo il “pubblico” deve rendersi protagonista, ma non unico attore, di un processo che porti a sistema le potenzialità locali, che le faccia incontrare e che, attraverso strumenti e politiche strategiche, che sono prima di tutto di comunicazione, dia forma virtuale alla società reale, gli fornisca luoghi e spazi di incontro che siano da una parte strumenti di coesione sociale e dall’altro veri e propri reticoli di scambio e di produttività.

La network society 3.0 sarà il luogo della conoscenza, della coesione e della futura società dei servizi, presupposto e sub-struttura della rivoluzione energetica.

Stefano Gregorini (studente – presidente dell’Urban Center)

Un commento su “La società tecnologica, il nostro futuro”

  1. Luca

    Troppa enfasi all’informatica, una cosa che dovrebbe essere banale come l’acqua calda, la si continua a voler inquadrare come fosse un extraterrestre.
    E su questo filone di anomalo-pensiero, si è pensato d’introdurre l’informatica sin dall’età dell’infanzia, andando ad intaccare una scuola primaria(Elementare) che sino a poco lustri fa funzionava più che egregiamente e non aveva certo bisogno dei PC al posto dei libri.
    Certe scelte scolastiche chiamarle cervellottiche è dir poco.
    C’è pure chi ha bandito del tutto i libri di carta per sostituirli con libri informatici altra colossale cretinata, si continui pure su questa strada ed a breve chi vuol veramente far acquisire ai propri figli un vero titolo di studio per forza di cose dovrà rivolgersi a qualche Istituto Privato e pagare se può.

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