Rockwool, cronisti non tanto per caso

di Roberto Frongia

Sono in compagnia di un collega, squilla il telefono, guardo l’orologio, le 17,45, dall’altro capo una voce stanca: ciao, stanno per iniziare, se hai notizie, mi raccomando, chiamami! Stai tranquillo, gli rispondo, se dovessi riuscire ad avere informazioni in anteprima vi chiamo senz’altro. Ore 20,18 mi chiama nuovamente la stessa voce : hanno finito, informati.

Chiamo immediatamente un amico  alla regione: mi sai dire che cosa hanno concordato sindacati e assessori? Si, certamente, ti mando l’accordo con il comunicato, dammi il tuo indirizzo di posta elettronica. Questa volta sono io a richiamare la voce stanca : ti leggo cosa hanno deciso e sottoscritto. Ascolta con attenzione, mi chiede di rileggere quel verbale, si capisce che non è contento: Bene, mi dice, ci sentiamo più tardi.  Ore 20,29, gli scrivo un messaggio: fammi sapere cosa decidete anche se finite tardi! Mi risponde immediatamente: ok, ma pensi che ci possiamo fidare di sto verbale? Gli chiedo se vuole la verità; si, afferma con energia, cos’altro potrei chiederti; sono un po’ indeciso, so di non fare una cosa gradita, ma non me la sento di mentire: mi dispiace ma credo proprio che non ci si possa fidare di un verbale che non indica tempi e modalità per la soluzione del problema. La voce stanca a quel punto mi invita: senti, venite questa sera tu e il tuo amico, anche noi abbiamo la stessa sensazione, insomma vogliamo parlarvi con calma. Appuntamento a mezzanotte. Passa qualche ora e raggiungiamo Monteponi, percorriamo il viale, arriviamo di fronte al Pozzo, io e il mio amico guardiamo con la stessa meraviglia la storia di Iglesias, della nostra Città, orgogliosa del suo passato, ma da trenta, quarant’anni violentata da una politica che ha pensato solo a dispensare favori e prebende. Ci salutano, sono dietro le sbarre, fieri della loro lotta, ci chiedono un’opinione e anche sostegno.

Il resto lo racconto in una prossima puntata, magari durante la settimana Pasquale, considerato che in tutte le storie, come questa, un giuda è sempre presente.

Però vi dico come si è conclusa questa seconda fase della vicenda Rockwool.

I lavoratori hanno posto fine all’occupazione della miniera, confidando nella parola degli assessori e affidandosi ad un accordo che vede un arco temporale di due anni per la soluzione della vertenza. Già il verbale d’accordo: breve, talmente breve, che è risultato più lungo il comunicato stampa (della Giunta Regionale) con i nomi di tutti gli assessori e sindacalisti che partecipavano all’incontro. Voi, lettori attenti, potreste affermare: ma se c’era il sindacato … i lavoratori erano più che garantiti! Benissimo, ditelo a Pietro Ichino (Senatore del PD e docente ordinario di diritto del lavoro nell’Università Statale di Milano) che ormai da anni si chiede: a che cosa serve il sindacato?

6 commenti su “Rockwool, cronisti non tanto per caso”

  1. Andrea Casu

    Un pezzo straordinario che fa capire tante cose…

  2. Monica Sanna

    Ma i lavoratori sono soddisfatti o lo sono solo i sindacati?

  3. Mariangela Monni

    Mi auguro solo che questa storia si risolva nel migliore i modi e questi lavoratori abbiano un nuovo anno migliore di quello appena passato

  4. Marco Mastellini

    Ma perché a rimetterci sono sempre i poveri disoccupati o cassintegrati?

  5. Angela Frau

    La storia di questi lavoratori è davvero incredibile…..

  6. Michelangelo Urso Guastini

    Il sindacato da anni non e’ più in sintonia con i lavoratori, nel Sulcis Iglesiente ancor meno.

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