Categoria: Consiglio Regionale

Referendum insularità, appello ai capigruppo per sostenere la proposta dei Riformatori

Una lettera ai presidenti di tutti i gruppi consiliari per richiedere il loro sostegno alla proposta di legge che autorizza il Presidente della Regione a promuovere direttamente dei referendum su questioni di particolare importanza per la comunità sarda: approda così anche in Consiglio regionale, su iniziativa del capogruppo, Attilio Dedoni, la campagna dei Riformatori Sardi per l’Europa affinché i cittadini siano chiamati ad esprimersi, attraverso un referendum regionale, sul riconoscimento nella Costituzione italiana dello status di insularità della Sardegna.
L’intenzione è quella di allinearsi al Veneto e alla Lombardia che, il 22 ottobre, chiameranno i cittadini “ad esprimersi sul testo di un referendum consultivo che punta a richiedere maggior autonomia e maggiori risorse economiche proprio per quelle regioni padane che ritengono di avere diritto a trattenere una parte rilevante dei quasi cento miliardi di euro con cui, ogni anno, contribuiscono al sostegno delle aree meno ricche”. Una consultazione dal risultato già scritto, che “influenzerà, ulteriormente ed in modo traumatico, le politiche di coesione del Paese”.
Per questo, e per la necessità che gli “svantaggi strutturali permanenti dei costi dell’insularità”, già riconosciuti dallo Stato con un decreto legge, siano applicati nella quantificazione delle risorse spettanti alla Sardegna, i Riformatori ritengono necessario poter indire un apposito referendum regionale da svolgersi nella stessa data degli altri due, con il quale chiedere il riconoscimento costituzionale dell’insularità: “E’ indispensabile”, prosegue la missiva, “che, nella discussione che coinvolgerà tutto il Paese tra settembre e ottobre, in vista dei referendum padani, la questione sarda non solo non sia assente ma acquisti centralità”.
Dedoni chiede perciò ai capigruppo di mettere da parte “le storiche divisioni politiche” e di contribuire a far approvare “con la massima rapidità” la proposta di legge che consentirebbe l’indizione del referendum, “dando così un segnale incontrovertibile sulla necessità che il nostro sistema di regole fondamentali sia ben attento alla tutela di tutte le diverse esigenze e peculiarità del Paese, per poter davvero consentire all’Italia di restare una Nazione unita e coesa”.

Attilio Dedoni
 Capogruppo Riformatori Sardi
 Consiglio Regionale della Sardegna

Dedoni: Accantonamenti, nuova vertenza entrate per riscuotere tutti i debiti dello Stato

Il pronunciamento negativo della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione contro gli accantonamenti imposti dal Governo centrale è la prova provata del fallimento dell’atteggiamento accondiscendente che la Giunta regionale ha sempre tenuto nei confronti dell’esecutivo romano. La Sardegna è governata da zerbini che non hanno né la capacità politica, né la forza di volontà per difendere i suoi interessi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la sentenza di cui si è avuta notizia nella serata di ieri.
“Ora il presidente Pigliaru arriva a dire che la ‘vertenza entrate’ non è ancora chiusa, smentendo quanto egli stesso, insieme all’assessore Paci, ha dichiarato davanti al Consiglio”, sottolinea Dedoni. “Appare evidente che la guida politica dell’esecutivo è nella confusione più totale. Ma se davvero il Presidente si è accorto che c’è una vertenza con lo Stato ancora da definire, allora deve dimostrarlo mettendo da parte le strategie utilizzate finora e presentando il conto a Roma. C’è un articolo 8 dello Statuto che, da quando è in vigore, i vari governi nazionali non hanno mai rispettato, accumulando debiti che superano abbondantemente la decina di miliardi di euro. Gli accantonamenti rientrano tra questi debiti: sono soldi che appartengono al bilancio della Regione, che una legge costituzionale dello Stato italiano afferma che ci devono essere trasferiti e pertanto sta a noi esigerli, insieme a tutti gli altri crediti accumulati nel corso degli anni. E’ arrivato il momento di riaprire veramente la vertenza, cominciando con il ripresentare i ricorsi alla Consulta ritirati dal centrosinistra in seguito all’accordo capestro firmato nel 2014 con il ministro Padoan, ricalcolando i debiti accumulati dallo Stato in questi anni ed esigendo il versamento immediato di tutte le somme che ci sono dovute ai sensi dello Statuto”.
“Pigliaru dimostri di voler veramente cambiare rotta, di voler fare gli interessi della Sardegna e non quelli del centrosinistra nazionale: ripresenti i ricorsi e promuova una mobilitazione di tutta l’Isola a sostegno della vertenza”, conclude il capogruppo. “Si vada a manifestare a Roma coinvolgendo i vari livelli istituzionali, dai sindaci fino al Consiglio regionale, e la società civile. La battaglia sulle entrate è un patrimonio di tutti i sardi e deve essere combattuta alla luce del sole, non essere confinata nelle trattative interne allo schieramento politico che governa a Roma e a Cagliari

Dedoni: Sanità, da Arru risposta arrogante ad una manifestazione giusta

Da parte dell’assessore Arru non poteva esserci una risposta più inadeguata, superficiale ed arrogante ai sardi che giustamente sono scesi in piazza a manifestare la loro preoccupazione per una riforma sanitaria che minaccia di ridurre drasticamente il livello dell’assistenza nell’Isola”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando le dichiarazioni fatte dall’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, a seguito dello sciopero generale del settore.
Nessuno contesta la spesa sostenuta per i cosiddetti ‘farmaci innovativi’, quando questi sono l’unica soluzione possibile per garantire l’assistenza a pazienti affetti da patologie gravissime quali Aids, epatite C e alcune malattie autoimmuni purtroppo ben presenti in Sardegna, sottolinea Dedoni. Il costante incremento del deficit sanitario, però, ci sembra riferibile soprattutto ad altre cause, in particolare alle diseconomie nella gestione degli acquisti e del personale, come ho personalmente avuto modo di denunciare in qualità di presidente della Commissione di inchiesta sull’appropriatezza della spesa sanitaria. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica inappropriata, noi Riformatori abbiamo predisposto un’interpellanza nella quale proponiamo che la Regione, coinvolgendo gli Atenei sardi, promuova dei corsi di formazione farmacologica indipendenti per i medici. Non ci sembra però che la riforma sanitaria attuata dalla Giunta risponda a criteri di efficienza e razionalizzazione. Ci sembra, invece, che si vogliano tagliare selvaggiamente i costi, scaricandoli laddove possibile sui cittadini.
Solo così, infatti”, conclude il capogruppo, è possibile spiegare una riorganizzazione della rete ospedaliera che arriva prima di quella dell’assistenza territoriale, indispensabile perché gli ospedali possano diventare dei punti di riferimento solo per le urgenze e per le cure specialistiche. Non è possibile riorganizzare gli ospedali quando ancora non si conoscono i bisogni assistenziali dei territori. Questa è una riforma raffazzonata e slegata dalla realtà, che rischia di mandare in tilt la sanità e di vanificare, così, l’obiettivo dell’abbattimento dei costi. Non solo, perché questa riforma è destinata ad aggravare lo spopolamento delle zone interne, che resteranno prive di servizi assistenziali fondamentali e i cui abitanti si troveranno costretti a sostenere spese sempre maggiori per gli spostamenti

Cossa: Piena adesione alla manifestazione odierna. La nuova rete ospedaliera perpetua le sperequazioni

Siamo contrari alla proposta di rete ospedaliera formulata dalla Giunta Pigliaru, e presenteremo numerosi emendamenti per riportarla a razionalità ed equità” Lo dichiara il consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa. “Questa maggioranza come sempre fa le cose al contrario: ha tralasciato la cosa più importante, vale a dire la rete dei servizi territoriali e fissare il sistema di emergenza-urgenza (che sta aspettando da oltre due mesi la nomina del responsabile dell’AREUS, ferma a causa dei dissidi dentro il PD) e quindi, in base a queste due reti, definire la rete ospedaliera, l’aspetto più costoso e che maggiormente dipende dalle altre due”, continua Cossa.

“Il numero e la qualità delle strutture territoriali e di quelle ospedaliere è legato alla programmazione dell’offerta dei servizi definiti nella stesura delle reti. L’alternativa è quella di non fare la programmazione e affidare lo sviluppo del sistema all’equilibrio tra domanda e offerta dei servizi che si crea spontaneamente nell’evolversi e nell’incrociarsi delle diverse esigenze sotto il profilo sociale e tecnologico e anche del mercato, sia pure un mercato controllato come quello della sanità”, continua Cossa. “Non si può fare programmazione solo per dire di averla fatta o, peggio ancora, per giustificare a posteriori scelte già fatte sul piano politico e che con una corretta programmazione dei bisogni hanno poco a che fare

Crisponi (Riformatori): Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna

Ecco i B&Bunker, nuova frontiera del turismo in Sardegna
Piccole locande, bar e Spa riqualificando 500 fortini militari

Sfruttare lo straordinario patrimonio della seconda guerra mondiale in Sardegna, disseminata di piccoli e grandi bunker, per aprire una nuova frontiera del turismo sostenibile, naturalistico ed escursionistico. Accanto alla valorizzazione in chiave turistica dei fari costieri voluta dalla Regione, arriva ora la proposta di legge dei Riformatori per riqualificare queste ex postazioni militari e rispondere così alle nuove esigenze ricettive di un’utenza sempre più attenta a vacanze alternative. La stessa denominazione del progetto, B&Bunker, associa la prima parte dell’acronimo alle tante declinazioni dell’accoglienza, dell’ospitalità e dell’informazione turistica: Bed&Bunker, Bar&Bunker, Bike&Bunker, Beauty&Bunker, e così via. La nuova destinazione d’uso delle oltre 500 fortificazioni stimate in Sardegna, e presenti soprattutto lungo le coste Sud, Ovest e Nord dell’Isola, sarà definita dalle singole amministrazioni locali sulla base di bandi che potranno usufruire di un finanziamento regionale di 5 milioni di euro in due anni, con un massimo di 50 mila euro per la riqualificazione di ciascun bene. Il progetto dovrà anche tenere conto dell’ampiezza degli spazi dei fortini. Nella maggior parte dei casi queste postazioni militari sono composte da una bassa torretta di avvistamento con ampie feritoie per l’uso di armi da fuoco, spesso affiancata da piccoli edifici utilizzati per l’alloggio della guarnigione, il ricovero delle derrate e delle munizioni. Accanto si possono poi trovare delle ex piazzole per mitragliatrici della batteria antiaerea, rifugi e trincee. “E’ un potenziale enorme – spiega il consigliere regionale Luigi Crisponi – se recuperati, infatti, questi bunker potrebbero rispondere alla riduzione della disoccupazione giovanile, all’aumento dell’imprenditoria e all’incremento del patrimonio culturale”. “E’ possibile coniugare due aspetti – aggiunge il collega di partito Michele Cossa – la riscoperta di un patrimonio un pò sconosciuto e il forte richiamo turistico”.”La sfida – chiarisce il capogruppo Attilio Dedoni – è quella di restituire questo patrimonio da riqualificare alla conoscenza e all’uso strategico in campo turistico”.(ANSA).

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