Categoria: Comunicati Stampa

Roberto Frongia: La costituzione aveva previsto l’insularità che oggi viene disconosciuta

La Costituzione del 1948 prevedeva un chiaro riferimento all’insularità, considerata un evidente svantaggio dal punto di vista geografico, economico e sociale. Il legislatore costituzionale del 2001 cancellava, viceversa, dall’articolo 119 della Costituzione ogni riferimento alle isole ignorando anche quella fierezza identitaria che dimora nella consapevolezza di costituire un popolo, con prerogative storico-culturali proprie e uniche. In estrema sintesi il legislatore nazionale si muoveva, e si muove, in una direzione esattamente opposta al Trattato di Amsterdam del 1997 e a quello di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007. Mentre l’Unione Europea è consapevole delle difficoltà dello sviluppo economico nelle isole, il legislatore italiano le ignora. Non diversamente l’azione della politica regionale è stata lenta e disposta a subire la volontà di Roma, accettando quel disequilibrio generato dall’insularità, con ricadute drammatiche sui trasporti, sul commercio, l’energia, la ricerca, lo sviluppo tecnologico, le tasse. I sardi non possono più aspettare. Per queste ragioni abbiamo deciso di proporre un referendum per rinnovare con forza la questione insularità. Un referendum che si traduce, nella sostanza, in maggiori risorse, una vera autonomia e una forte valorizzazione dell’identità del popolo sardo. Ridare attualità all’insularità, reintroducendo il principio nella Carta Costituzionale, vuol dire ragionare sull’adeguamento strutturale, sulla riconversione economica e sociale dell’Isola, significa favorire l’ammodernamento dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Il nostro è un appello ai sardi e a tutti coloro che intendono camminare con i Riformatori sulla strada di una rivoluzione pacifica, per l’affermazione dei diritti del nostro popolo, del popolo dei nuraghi, di un popolo che affonda le radici nella notte dei tempi.

Roberto Frongia
Presidente dei Riformatori Sardi

Tossilo, Consiglio di Stato lascia sul tavolo le questioni sostanziali e politiche

“Rispettiamo, come sempre, i pronunciamenti della magistratura, ma la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto per il potenziamento del termovalorizzatore di Tossilo, pur riconoscendo la legittimità del procedimento sul piano formale, lascia inalterate sul tavolo tutte le questioni di natura sostanziale e politica che la Giunta regionale si è ben guardata dall’affrontare nel corso degli anni”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“E’ doveroso ricordare che resta inattuato da oltre due anni un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, il quale impone all’esecutivo di sospendere il ‘revamping’ fino all’attuazione di una campagna di monitoraggio sulle condizioni di salute delle popolazioni del Marghine, all’aggiornamento del Piano regionale per la gestione dei rifiuti e all’approvazione di una nuova legge regionale in materia”, prosegue Dedoni. “I primi due punti sono stati affrontati solo ‘pro forma’: la campagna di monitoraggio è stata sostituita da qualche dato fornito dall’ex Azienda sanitaria locale a sostegno del ricorso della Regione al Consiglio di Stato, mentre l’aggiornamento del Piano non introduce alcuna novità rispetto al documento del 1998 ma ha quale unica funzione quella di ribadire la scelta antieconomica, anacronistica ed inquinante della termovalorizzazione e di giustificare gli ingenti investimenti di denaro pubblico già fatti per potenziare gli impianti. Non c’è traccia, invece, del disegno di legge sul governo dei rifiuti. Il potenziamento di Tossilo è e resta un’opera inutile, uno spreco di risorse: si vuole ingrandire una struttura che già oggi lavora ad un terzo della sua capacità, visto il costante calo della frazione secca indifferenziata dovuto alla sempre maggiore diffusione della raccolta differenziata, e di cui si prevede sin d’ora la dismissione in favore di un nuovo impianto da realizzare nel Nord Sardegna. Investire ancora sugli inceneritori vuol dire aumentare i costi dello smaltimento a carico dei cittadini, vanificando gli sforzi fatti per differenziare i rifiuti, che finiscono poi ugualmente nella frazione indifferenziata per non far lavorare in perdita gli impianti. Si arriva così a capire quali siano le vere funzioni che rivestono oggi i termovalorizzatori: far guadagnare chi specula sulla filiera dei rifiuti e mantenere in piedi qualche bacino elettorale. Nel caso di Tossilo, c’è da fare i conti anche con le ombre di qualche morte eccellente e misteriosa su cui non è ancora stata fatta chiarezza”.
“La Sardegna sta perdendo il treno per il futuro. I rifiuti devono essere una ricchezza, non un costo”, conclude il capogruppo. “Attraverso la riduzione dei conferimenti (limitando, ad esempio, l’uso degli imballaggi e delle confezioni usa-e-getta), un ulteriore potenziamento della raccolta differenziata, il riciclo e lo smaltimento della frazione umida su base locale, è possibile non solo risparmiare, ma creare economie di scala, generando ricchezza e posti di lavoro e riducendo l’inquinamento”.

Il pericolo incendi affligge ogni anno la Gallura

Il coordinamento cittadino dei Riformatori sardi di Olbia chiede un maggiore controllo sugli incendi. E’ quanto si apprende da una nota ufficiale del movimento.

”Ogni anno nei periodi più caldi e ventosi dell’estate si verificano terribili incendi che interessano in particolare il territorio della Gallura- afferma il coordinatore cittadino Alessandro Fiorentino -. Anche il settore economico e imprenditoriale risente di questa situazione. ”Questo roghi – continua Fiorentino – creano gravissimi danni all’economia e ai territori con il conseguente inaridimento dei terreni colpiti causando ingenti danni anche agli imprenditori prioritari di pascoli. La vegetazione e l’erba non ricrescono subito, gli animali muoiono e gli allevamenti gia sofferenti incassano un altro colpo durissimo. Per non parlare dell’ incenerirsi degli alberi che comporta una tenuta minore della terra con conseguente frequenza di smottamenti nei periodi delle piogge”.

Gli incendi infliggono anche un duro colpo all’industria turistica del territorio e creano molti disagi anche alla popolazione locale. ”E’ un enorme disagio sia per turisti sia per i residenti -commenta – ”vendendo la nostra terra in queste condizioni, hanno paura di rimanere in certe zone e optano per altre mete dove trascorrere le vacanze”.

Fiorentino conclude parlando del problema siccità di cui si discute da tempo. ”Quest’anno la pioggia e’ stata scarsa, favorendo così l’aridità della terra – prosegue -. ”Quello che noi come riformatori sardi chiediamo e’ l’aumento dei controlli nelle zone più a rischio con potenziamento di uomini e mezzi ancora oggi non sufficienti con pattugliamento in ogni zona e magari l’introduzione di vedette fisse nei punti più alti in modo da notare movimenti sospetti o l’inizio immediato di focolai’. E’ inoltre necessario un maggiore controllo della pulizia dei terreni – conclude Fiorentino- sia privati ma sopratutto demaniali che spesso sono lasciati in pessimo stato”.

(fonte: http://www.galluraoggi.it)

Quel concorso è da annullare

Pierpaolo Vargiu: sardi beffati dai limiti di statura

Nel gennaio del 2015 il Parlamento aveva eliminato i limiti di statura che impedivano a tanti sardi di entrare nelle forze dell’ordine e nei vigili del fuoco, ma nel dicembre dello stesso anno il ministero dell’Interno aveva bandito «un concorso per vice ispettore di Polizia che riportava ancora i limiti per statura», denuncia il parlamentare dei Riformatori sardi Pierpaolo Vargiu. «La legge, sollecitata anche dalla Unione Europea, venne salutata con l’entusiasmo legato alla fine di una odiosa e ingiusta discriminazione, particolarmente dolorosa in Sardegna», ricorda Vargiu, che ha depositato un’interrogazione urgente sul bando del Viminale.  La selezione finita nel mirino del parlamentare era dedicata a 320 nuovi allievi vice ispettori di polizia. «Eravamo tutti convinti che le visite mediche sarebbero state fatte secondo tali nuovi criteri, invece neppure per sogno, i giovani sardi sono stati falcidiati sulla base di norme che non esistono più». Ecco perché Vargiu suggerisce al Viminale di correre ai ripari, «prima che i ricorsi al Tar costino soldi e credibilità al Ministero». «Si riammettano dunque immediatamente i giovani ingiustamente esclusi, restituendo fiducia nelle istituzioni, che per avere il rispetto di tutti non possono, esse per prime, aggirare le leggi».

(fonte: Unione Sarda)

INSULARITA’: un principio sacrosanto per la sopravvivenza della Sardegna

Al Prof. Francesco Pigliaru
Presidente della Regione Autonoma della Sardegna
Cagliari

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L’Italia vive oggi una situazione di indebolimento delle ragioni della coesione nazionale. La crisi economica, che ha ridotto di quasi quindici punti il PIL nazionale, ha creato profonde condizioni di sofferenza economica, estese anche alle aree tradizionalmente più ricche del Paese, rafforzando le loro rivendicazioni vecchie e nuove.
In questa logica va inquadrata l’iniziativa referendaria che, il prossimo 22 ottobre, chiamerà i cittadini di Veneto e Lombardia ad esprimersi sul testo di un referendum consultivo che punta a richiedere maggiore autonomia e maggiori risorse economiche proprio per quelle regioni padane che ritengono di avere diritto a trattenere una parte rilevante dei quasi cento miliardi di euro con cui, ogni anno, contribuiscono al sostegno delle aree meno ricche del Paese. Il risultato della consultazione elettorale è già scritto: risponde, infatti, ad una richiesta radicata nelle popolazioni del Nord Est ed è appoggiato da tutte le maggiori forze politiche di quelle regioni. E’, d’altra parte, incontrovertibile il fatto che il voto, al di là del suo valore consultivo, influenzerà, ulteriormente ed in modo traumatico, le politiche di coesione del paese.
Di fronte a questo scenario noi siamo convinti che la Sardegna non possa restare immobile ed inerme. Al contrario, crediamo che debba essere rilanciata immediatamente, con la massima forza e coesione, la “questione”, non più condizionata alle esigenze del momento, ma con una prospettiva di medio – lungo periodo. E questa non può che essere legata al tema della “insularità”. Si tratta di un principio già sancito dalle convenzioni europee e ben presente nella progettualità teorica di tutta la politica nazionale, che spesso viene invece dimenticato nella produzione legislativa quotidiana e nella conseguente attribuzione delle risorse finanziarie.
Un principio di insularità che è stato riconosciuto dallo Stato anche legislativamente e precisamente dal D.L. n. 42 del 2009, all’articolo 27. In detto decreto, infatti, mentre al comma 1 si prevede che la Sardegna partecipi al risanamento delle finanze dello Stato, si legge espressamente, al comma successivo, che lo Stato, nel fissare i contributi regionali, tenga conto della insularità della nostra regione.
Il punto è che il principio per cui devono essere valutati “gli svantaggi strutturali permanenti dei costi dell’insularità” non viene definito in termini economici ed è, in larga parte, disatteso nella reale progettualità della politica romana.
Per questo Le chiediamo di essere, in qualità di Presidente della Regione, l’alfiere in grado di unire tutta la nostra comunità nella richiesta di inserire il principio della “insularità sarda” all’intero della Costituzione italiana.
Riteniamo, inoltre, che questa sua iniziativa debba avere il carattere della massima urgenza. Ci sembra indispensabile che, nella discussione che coinvolgerà tutto il Paese tra settembre e ottobre, in vista dei referendum padani, sia fondamentale la visibilità della posizione politica della Regione Sardegna, nella rivendicazione della necessità di introdurre il principio della garanzia della tutela dell’insularità nella nostra Carta.
Abbiamo visto che in Veneto e Lombardia, per una volta, sono state superate le storiche divisioni politiche a difesa unitaria delle ragioni fondanti dell’iniziativa referendaria. Ci piacerebbe che un miracolo analogo potesse accadere anche in Sardegna.
E’ per questo che ci rivolgiamo a Lei, nella sua autorevolezza di massimo rappresentante del nostro popolo, per chiederLe di dare impulso ad un referendum sardo sull’introduzione del principio dell’insularità nella Costituzione, che possa svolgersi possibilmente nella stessa data di quello lombardo-veneto, proprio per dare un segnale incontrovertibile sulla necessità che il nostro sistema di regole fondamentali sia ben attento alla tutela di tutte le diverse esigenze e peculiarità del Paese, per poter davvero consentire all’Italia di restare una Nazione unita e coesa.
Sarebbe un segnale certamente non vincolante dal punto di vista giuridico per lo Stato, ma altrettanto certamente avrebbe un enorme significato simbolico capace, anch’esso, di influenzare le politiche di coesione.

Cagliari, 13 luglio 2017

Il Coordinatore regionale

Pietro Fois

Il Presidente

Roberto Frongia

Incendi, lotta impari con strumenti obsoleti

“La lotta agli incendi in Sardegna ci consegna ogni anno un triste bollettino, complice il costante aggravarsi di una situazione climatica che favorisce lo svilupparsi dei roghi. Ogni anno, la Regione annuncia impegni straordinari per fare fronte a questo tragico fenomeno e ogni anno ci troviamo a fare i conti con l’incremento del numero degli incendi e dell’estensione dei terreni attraversati dalle fiamme”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Pur volendo sorvolare sulle tante carenze della macchina antincendi messa in piedi dalla Giunta regionale, sia sotto il profilo organizzativo che per quanto riguarda gli stanziamenti finanziari (si pensi alla polemica, che si ripete tale e quale ad ogni inizio estate, sui fondi insufficienti destinati alla convenzione con i Vigili del Fuoco), non si può fare a meno di notare come le campagne antincendi vengano pensate senza tenere conto dell’esperienza accumulata in decenni di lotta contro il fuoco e degli strumenti che la tecnologia attuale mette a disposizione”, prosegue Dedoni. “Lo stesso Codice Penale non svolge un’adeguata funzione di deterrente: le pene previste per gli incendiari dovrebbero essere molto più severe e si dovrebbero introdurre misure tali da colpire pesantemente la sfera patrimoniale dei responsabili. Non solo: per prevenire ogni possibile utilizzo del fuoco per perseguire interessi di tipo economico, sui terreni interessati dagli incendi dovrebbe essere apposto un vincolo totale che impedisca per decenni qualsiasi tipo di attività, non solo edilizia ma anche produttiva, compreso il pascolo”.
“Stupisce negativamente, inoltre, quanto siano obsoleti gli strumenti messi in campo dalla Regione e quanto poco si investa nella prevenzione”, conclude il capogruppo. “Una macchina antincendio tutta incentrata sull’azione di spegnimento sembra quasi voler favorire il presentarsi dei roghi, mentre sarebbero necessari investimenti massicci sia per fronteggiare le condizioni che portano al divampare degli incendi che per la loro stessa tempestiva individuazione. Le prescrizioni regionali, ad esempio, non mancano mai di imporre lo sfalcio dell’erba nei terreni incolti, ma molti di questi sono di proprietà pubblica (si pensi ai bordi delle strade comunali e provinciali) e gli enti preposti non hanno in cassa le risorse necessarie a provvedere: dovrebbe essere la Regione stessa, in quanto responsabile della campagna antincendi, a farsene carico. Così come si dovrebbe puntare maggiormente sulla tecnologia, ad esempio con l’utilizzo dei droni, che già si sta sperimentando in altre regioni italiane, o con reti di sensori elettronici, tentativo già portato avanti in Sardegna e incomprensibilmente abbandonato”.

Cossa: Sardegna in ultima posizione nei test Invalsi. La Sardegna svicola verso il Terzo mondo

“La classifica INVALSI pubblicata oggi è la terribile fotografia della situazione in cui versa il sistema scolastico di base in Sardegna, finita ultima fra gli ultimi nel Paese, l’Italia, che a sua volta si colloca in posizioni imbarazzanti nei test internazionali (PISA). Lo afferma il consigliere regionale dei Riformatori sardi Michele Cossa.“I tanti danari investiti in questi anni in LIM e interventi di miglioramento strutturale non hanno avuto alcun impatto sul livello di istruzione, anzi, la Sardegna perde addirittura posizioni”.
Se ci si illude che basti ridipingere le scuole per cambiarne la qualità dell’apprendimento, questo è il risultato.
“Esiste una ipoteca pesantissima sulle prospettive di sviluppo di un’Isola che dovrebbe puntare tutto sul proprio capitale umano. Invece l’ascensore sociale rappresentato dal sistema dell’istruzione pubblica è drammaticamente fermo.
Occorre un grande e paziente sforzo progettuale, occorre un confronto franco con lo Stato per stabilire obbiettivi credibili di miglioramento, occorre lavorare in silenzio e con dedizione senza cercare inutili scorciatoie di tipo edilizio se non si vuole far precipitare la nostra isola nel terzo mondo. Ma forse l’obiettivo della gauche-caviar che governa lo Stato e la Regione è proprio questo”, conclude Cossa.

Dedoni: Accantonamenti, nuova vertenza entrate per riscuotere tutti i debiti dello Stato

Il pronunciamento negativo della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione contro gli accantonamenti imposti dal Governo centrale è la prova provata del fallimento dell’atteggiamento accondiscendente che la Giunta regionale ha sempre tenuto nei confronti dell’esecutivo romano. La Sardegna è governata da zerbini che non hanno né la capacità politica, né la forza di volontà per difendere i suoi interessi”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando la sentenza di cui si è avuta notizia nella serata di ieri.
“Ora il presidente Pigliaru arriva a dire che la ‘vertenza entrate’ non è ancora chiusa, smentendo quanto egli stesso, insieme all’assessore Paci, ha dichiarato davanti al Consiglio”, sottolinea Dedoni. “Appare evidente che la guida politica dell’esecutivo è nella confusione più totale. Ma se davvero il Presidente si è accorto che c’è una vertenza con lo Stato ancora da definire, allora deve dimostrarlo mettendo da parte le strategie utilizzate finora e presentando il conto a Roma. C’è un articolo 8 dello Statuto che, da quando è in vigore, i vari governi nazionali non hanno mai rispettato, accumulando debiti che superano abbondantemente la decina di miliardi di euro. Gli accantonamenti rientrano tra questi debiti: sono soldi che appartengono al bilancio della Regione, che una legge costituzionale dello Stato italiano afferma che ci devono essere trasferiti e pertanto sta a noi esigerli, insieme a tutti gli altri crediti accumulati nel corso degli anni. E’ arrivato il momento di riaprire veramente la vertenza, cominciando con il ripresentare i ricorsi alla Consulta ritirati dal centrosinistra in seguito all’accordo capestro firmato nel 2014 con il ministro Padoan, ricalcolando i debiti accumulati dallo Stato in questi anni ed esigendo il versamento immediato di tutte le somme che ci sono dovute ai sensi dello Statuto”.
“Pigliaru dimostri di voler veramente cambiare rotta, di voler fare gli interessi della Sardegna e non quelli del centrosinistra nazionale: ripresenti i ricorsi e promuova una mobilitazione di tutta l’Isola a sostegno della vertenza”, conclude il capogruppo. “Si vada a manifestare a Roma coinvolgendo i vari livelli istituzionali, dai sindaci fino al Consiglio regionale, e la società civile. La battaglia sulle entrate è un patrimonio di tutti i sardi e deve essere combattuta alla luce del sole, non essere confinata nelle trattative interne allo schieramento politico che governa a Roma e a Cagliari

Dedoni: Sanità, da Arru risposta arrogante ad una manifestazione giusta

Da parte dell’assessore Arru non poteva esserci una risposta più inadeguata, superficiale ed arrogante ai sardi che giustamente sono scesi in piazza a manifestare la loro preoccupazione per una riforma sanitaria che minaccia di ridurre drasticamente il livello dell’assistenza nell’Isola”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando le dichiarazioni fatte dall’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, a seguito dello sciopero generale del settore.
Nessuno contesta la spesa sostenuta per i cosiddetti ‘farmaci innovativi’, quando questi sono l’unica soluzione possibile per garantire l’assistenza a pazienti affetti da patologie gravissime quali Aids, epatite C e alcune malattie autoimmuni purtroppo ben presenti in Sardegna, sottolinea Dedoni. Il costante incremento del deficit sanitario, però, ci sembra riferibile soprattutto ad altre cause, in particolare alle diseconomie nella gestione degli acquisti e del personale, come ho personalmente avuto modo di denunciare in qualità di presidente della Commissione di inchiesta sull’appropriatezza della spesa sanitaria. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica inappropriata, noi Riformatori abbiamo predisposto un’interpellanza nella quale proponiamo che la Regione, coinvolgendo gli Atenei sardi, promuova dei corsi di formazione farmacologica indipendenti per i medici. Non ci sembra però che la riforma sanitaria attuata dalla Giunta risponda a criteri di efficienza e razionalizzazione. Ci sembra, invece, che si vogliano tagliare selvaggiamente i costi, scaricandoli laddove possibile sui cittadini.
Solo così, infatti”, conclude il capogruppo, è possibile spiegare una riorganizzazione della rete ospedaliera che arriva prima di quella dell’assistenza territoriale, indispensabile perché gli ospedali possano diventare dei punti di riferimento solo per le urgenze e per le cure specialistiche. Non è possibile riorganizzare gli ospedali quando ancora non si conoscono i bisogni assistenziali dei territori. Questa è una riforma raffazzonata e slegata dalla realtà, che rischia di mandare in tilt la sanità e di vanificare, così, l’obiettivo dell’abbattimento dei costi. Non solo, perché questa riforma è destinata ad aggravare lo spopolamento delle zone interne, che resteranno prive di servizi assistenziali fondamentali e i cui abitanti si troveranno costretti a sostenere spese sempre maggiori per gli spostamenti

Cossa: Piena adesione alla manifestazione odierna. La nuova rete ospedaliera perpetua le sperequazioni

Siamo contrari alla proposta di rete ospedaliera formulata dalla Giunta Pigliaru, e presenteremo numerosi emendamenti per riportarla a razionalità ed equità” Lo dichiara il consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa. “Questa maggioranza come sempre fa le cose al contrario: ha tralasciato la cosa più importante, vale a dire la rete dei servizi territoriali e fissare il sistema di emergenza-urgenza (che sta aspettando da oltre due mesi la nomina del responsabile dell’AREUS, ferma a causa dei dissidi dentro il PD) e quindi, in base a queste due reti, definire la rete ospedaliera, l’aspetto più costoso e che maggiormente dipende dalle altre due”, continua Cossa.

“Il numero e la qualità delle strutture territoriali e di quelle ospedaliere è legato alla programmazione dell’offerta dei servizi definiti nella stesura delle reti. L’alternativa è quella di non fare la programmazione e affidare lo sviluppo del sistema all’equilibrio tra domanda e offerta dei servizi che si crea spontaneamente nell’evolversi e nell’incrociarsi delle diverse esigenze sotto il profilo sociale e tecnologico e anche del mercato, sia pure un mercato controllato come quello della sanità”, continua Cossa. “Non si può fare programmazione solo per dire di averla fatta o, peggio ancora, per giustificare a posteriori scelte già fatte sul piano politico e che con una corretta programmazione dei bisogni hanno poco a che fare
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