Categoria: Comunicati Stampa

DEDONI: Protesta giovani agricoltori, la burocrazia uccide ma la politica ha gravi responsabilità

“Lo striscione con la scritta ‘La burocrazia uccide l’agricoltura’, che apriva la manifestazione di protesta dei giovani agricoltori che si è tenuta stamani a Cagliari, sintetizza meglio di ogni altra cosa la situazione in cui versa il mondo dei campi nell’Isola: gli imprenditori, giovani o meno giovani, si trovano quotidianamente a lottare contro i mulini a vento nel tentativo, spesso purtroppo vano, di mantenere in vita quello che, a detta di tutti, dovrebbe essere uno dei comparti trainanti della nostra economia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Non è sufficiente, però, additare l’assurdo carrozzone burocratico messo in piedi da Stato e Regione per individuare il principale colpevole dei problemi dell’agricoltura in Sardegna, perché dietro la burocrazia si celano le responsabilità politiche di chi preferisce governare con annunci ad effetto anziché agire in concreto per far funzionare le cose”, prosegue Dedoni. “L’incontro della Quinta Commissione consiliare con i manifestanti ne è il perfetto esempio. Tante volte la Commissione si è confrontata con gli agricoltori, con gli allevatori e con i loro rappresentanti, e ha finito per mettere mano al bilancio della Regione stanziando ulteriori risorse, tagliate da altri settori di intervento, delle quali nei campi non è arrivato nulla o quasi. Evidentemente, nel centrosinistra si preferisce avere cifre a sette zeri da sbandierare anziché fare in modo che i soldi arrivino realmente alle aziende. Io ho proposto una convocazione straordinaria della Conferenza dei Capigruppo nella quale affrontare, in sede politica, il problema della burocrazia che strozza le imprese, ma la maggioranza preferisce fare finta di niente. E l’emergenza non si può certo affrontare nascondendosi dietro il dito delle risorse insufficienti previste a favore dei giovani nel Piano di sviluppo rurale, come fa la Giunta: se l’esecutivo ritiene di modulare in modo diverso le priorità del Piano, spetta ad esso farlo, oppure individuare altre fonti di finanziamento se non si vogliono togliere denari ad altre voci per destinarle all’imprenditoria giovanile. L’importante è che le risorse vengano erogate attraverso procedure snelle e trasparenti, che consentano davvero di accedere agli aiuti e non costituiscano, invece, un muro invalicabile eretto apposta per cercare di convincere i più a desistere e magari ad emigrare”.
“Ai giovani imprenditori agricoli va tutta la nostra solidarietà, ma le attestazioni non bastano quando ai giovani che aspirano a subentrare nella conduzione di un’azienda familiare viene richiesto di aprire una partita Iva per poter concorrere all’assegnazione dei contributi, con il risultato di dover cominciare a pagare spese e tributi ben prima di aver rilevato l’azienda”, conclude il capogruppo. “Questo non è che un esempio, ma serve a rendere l’idea di quello di cui il mondo dei campi ha bisogno in questo momento: non annunci di stanziamenti faraonici, ma un intervento serio sull’apparato burocratico delle agenzie agricole e dell’Assessorato all’Agricoltura, affinché smetta di essere uno strumento di vessazione e cominci a fare ciò che dovrebbe, vale a dire operare al servizio delle imprese”.

Cossa (Riformatori): Corte dei conti mai stata cosi dura. Bocciata una intera legislatura, Paci riferisca in aula

“La Corte dei conti non ha bocciato un bilancio: ha bocciato una legislatura. Non era mai capitato che la magistratura contabile formulasse rilievi così pesanti, segno evidente che tutti gli errori da noi denunciati in questi anni, soprattutto sul rapporto di subalternità rispetto al governo nazionale e sul ritiro dei ricorsi, erano assai più che fondati. Nemmeno la sanità si salva: la Corte di conti ha evidenziato come malgrado scelte draconiane e un drastico peggioramento dei servizi, non sia stato realizzato alcun risparmio e i conti quadrino semplicemente perché sono state stanziate ulteriori somme. Il tentativo di Paci di spostare tutto sul piano tecnico e dell’applicazione delle norme ha del patetico. Una situazione così grave e senza precedenti richiede che la Giunta riferisca direttamente al consiglio regionale”

DEDONI: Corte dei Conti, la severa relazione sul bilancio 2016 conferma le nostre preoccupazioni

“La severissima relazione della Corte dei Conti in merito al giudizio per la parificazione del bilancio regionale 2016 non fa che confermare le preoccupazioni che abbiamo avanzato sin dalla firma del disastroso accordo Paci-Padoan con cui, nel 2014, la giunta Pigliaru ha scelto di adottare il regime del pareggio di bilancio, ritirando contestualmente i ricorsi presentati dal precedente esecutivo di centrodestra al fine di ottenere il versamento dei crediti erariali vantati nei confronti dello Stato”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“In quell’occasione siamo stati facili profeti: accettare un regime finanziario che consente di spendere soltanto le risorse presenti in cassa e, contemporaneamente, rinunciare ad incamerare i miliardi di euro di entrate dovute dall’Erario era una scelta suicida, e la Magistratura contabile lo ha puntualmente rilevato”, prosegue Dedoni. “L’imposizione degli accantonamenti di bilancio, accolta ugualmente di buon grado dal centrosinistra, che ha sempre sbandierato l’accordo come uno dei più grandi successi della legislatura, non ha fatto che aggravare il danno: non soltanto la Regione ha rinunciato a riscuotere gli arretrati delle quote erariali, ma ha accettato senza batter ciglio che le quote venissero trattenute anche in futuro, generando così ulteriori crediti da parte dello Stato. La lentezza della spesa rilevata dalla Corte, che è quanto di peggio possa esserci in una terra come la nostra, stremata dalla crisi economica, è una diretta conseguenza di questo: con il pareggio di bilancio, l’incapacità di incamerare le entrate porta al blocco della spesa, che non può essere immediatamente finanziata. Il ricorso a un enorme assestamento di bilancio, con uno scostamento del 20 per cento nelle previsioni di cassa, approvato per giunta con grave e colpevole ritardo, dimostra inoltre l’inadeguatezza nel gestire il nuovo regime contabile, che l’assessore Paci ha voluto imporre con la consueta prosopopea da primo della classe ma che, evidentemente, nessuno in Regione era in grado di affrontare”.
“Per questo, l’Assessore farebbe meglio a rivedere attentamente il proprio operato, anziché prendersela con i magistrati che non fanno altro che evidenziare ciò che è sempre stato sotto gli occhi di tutti”, conclude il capogruppo. “Ad aver fallito è lui, non certo la Corte dei Conti da cui, forse, si aspettava un trattamento di favore, un benevolo chiudere un occhio davanti a una gestione finanziaria che fa acqua da tutte le parti. Attendiamo serenamente che Paci e Pigliaru traggano le conseguenze politiche del caso, altrimenti ci penseranno i sardi a farlo per loro tra breve”.

Legge appalti. Dedoni e Cossa (Riformatori): importante per le imprese sarde, dev’essere approvata subito

“La legge sugli appalti è una priorità e va approvata subito”. Lo sostengono Attilio Dedoni e Michele Cossa, Riformatori sardi. “L’economia sarda trarrebbe un enorme beneficio se si allargassero le opportunità di partecipazione agli appalti pubblici alle imprese locali, oggi ampiamente penalizzate a causa di una normativa nazionale che favorisce i grandi gruppi imprenditoriali. Il fatto che la maggioranza di centrosinistra la stia sostanzialmente affossando è molto grave ed è sintomatico di come una visione della politica di stampo assistenzialistico e clientelare sia ancora dominante in chi governa la Regione. Manca invece del tutto il focus sulle ricadute in termini di arricchimento del territorio e di incremento dei livelli occupazionali generati dagli ingenti investimenti pubblici, quasi che esse fossero affidati al caso. Un’abilità che oggi la Sardegna non si può più permettere” concludono i consiglieri Riformatori.

Crisi delle campagne, lo scandalo degli indennizzi per la ‘blue tongue’

“La degenerazione della burocrazia e il disinteresse del centrosinistra che governa la Regione rischiano di mettere una pietra tombale sul comparto agropastorale sardo e di portare intere comunità della Sardegna centrale, come sta accadendo in questi giorni con la corsa alla riconsegna dei certificati elettorali, a scegliere di mettersi al di fuori della società civile e a rinunciare al proprio diritto ad essere rappresentate nelle Istituzioni con una forma di protesta estrema di cui non si può continuare a ignorare le ragioni”, denuncia il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Le tante sofferenze lamentate dal comparto hanno un’unica causa, che è quella della cattiva burocrazia che si annida negli uffici dell’Assessorato all’Agricoltura e delle agenzie agricole regionali e che viene lasciata prosperare incontrastata dalla Giunta regionale”, prosegue Dedoni. “Si prenda, ad esempio, il caso degli indennizzi per le aziende colpite dalla ‘blue tongue’: la politica si è impegnata stanziare i necessari finanziamenti, sebbene in misura insufficiente per la ben nota incapacità del centrosinistra di reperire entrate sufficienti a dare un’adeguata copertura al bilancio regionale, ma quando si è arrivati a decidere come erogare gli aiuti, è arrivata la beffa. Anziché risarcire gli allevatori per i capi morti, per quelli abortiti o per il mancato reddito, qualche burocrate dell’Assessorato si è inventato la geniale trovata di versare 5 euro per ciascun capo detenuto dalle aziende in cui si sono sviluppati i focolai. In parole povere, un’azienda di duecento capi che ha registrato cinquanta decessi viene indennizzata con 1.000 euro, mentre una di duemila capi che ha avuto due decessi riceve 10.000 euro”.
“E’ questa la vera calamità, tutt’altro che naturale, che allevatori e agricoltori si trovano a dover affrontare quotidianamente, mentre chi dovrebbe vigilare e raddrizzare le storture preferisce impegnarsi soltanto nei proclami, annunciando di quando in quando stanziamenti a sette zeri di cui, però, nelle campagne arrivano solo le briciole”, conclude il capogruppo. “Gli annunci a effetto potranno forse essere utili per la campagna elettorale del centrosinistra, ma non serviranno a risollevare quello che dovrebbe essere il settore trainante dell’economia sarda e non avranno neppure l’effetto di placare la giustissima rabbia di agricoltori e pastori”.

Dedoni (Riformatori): Keller, solidarietà agli operai dimenticati da chi governa in Sardegna e a Roma

Il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, esprime “la più sincera solidarietà, a nome di tutto il gruppo consiliare, agli operai della Keller di Villacidro che hanno manifestato stamani a Cagliari nel tentativo di mantenere viva l’attenzione delle Istituzioni su una crisi industriale ingiustamente sottovalutata e dimenticata da chi ha responsabilità di governo in Sardegna e a Roma”.
“Il comportamento tenuto dal centrosinistra nei confronti dei lavoratori del Medio Campidano è inqualificabile, soprattutto se rapportato alla sollecitudine mostrata verso le crisi industriali di territori evidentemente ritenuti più ‘interessanti’ ai fini elettorali”, prosegue Dedoni. “Mentre per altre industrie in crisi si scomodano assessori, parlamentari e ministri, per la Keller regna il silenzio. La Regione ha scaricato la patata bollente nelle mani del Consorzio industriale con la promessa che si sarebbe trattato di un passaggio intermedio per consentire la cessione dello stabilimento. Era, invece, il pretesto per smettere di occuparsene, visto che da allora non si è più mosso nulla, né per cercare un possibile acquirente, né per intavolare delle trattative serie con i soggetti che hanno manifestato interesse”.
“E’ ugualmente scandaloso il disimpegno che ha portato all’esclusione del Medio Campidano dalle aree di crisi complessa”, conclude il capogruppo. “Uno dei territori più poveri della Sardegna, martoriato dalla crisi economica e dalla disoccupazione, si scopre privo di qualsiasi rappresentanza politica, sia nell’Isola che nella Capitale. Il centrosinistra è sempre in prima linea quando c’è da cercare i voti dei lavoratori, ma molto meno quando c’è bisogno di impegnarsi per produrre risultati concreti che favoriscano la creazione di sviluppo, ricchezza e occupazione, e che migliorino le condizioni di vita dei soggetti più deboli”.

Cossa (Riformatori): Nomina presidente parco La Maddalena non limpida e inopportuna nell’imminenza delle elezioni

> Criticata aspramente dai Riformatori Sardi la decisione della Regione Sardegna di proporre, ad un Governo a camere sciolte, la nomina dell’ing. Fabrizio Fonnesu come Presidente del Parco Nazionale di La Maddalena. “Nessuna riserva sulla persona designata né sulle sue competenze, dichiara ill consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa. “Quello che si contesta è il metodo poco limpido e l’opportunità del momento scelto, a poco più di un mese dalle elezioni politiche. La Regione, senza consultare l’Amministrazione comunale, ha proposto un nominativo ad un Governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione”, continua Cossa. “Il Presidente Pigliaru dovrebbe farsi garante di atti trasparenti e istituzionalmente corretti; inaudito dunque che, al contrario, proponga una nomina così importante per il futuro di un territorio delicato e strategico come quello di La Maddalena ad un Governo morente. L’esperienza degli ultimi anni, inoltre, avrebbe dovuto far riflettere l’amministrazione Regionale sull’opportunità che la carica del Presidente del Parco coincida con quella del Sindaco del Comune interessato, soluzione che peraltro si sta prospettando per l’isola di Pantelleria. Questo garantirebbe il pieno rispetto della sensibilità della comunità locale e coerenza nelle decisioni amninistrative, oltre ad eliminare quei conflitti che hanno sempre condizionato negativamente la vita del Parco.
> Mi appello al buon senso ed alla correttezza del Presidente Pigliaru affinchè sospenda la procedura in attesa della nomina del nuovo Ministro all’ambiente e soprattutto che valuti attentamente la nostra proposta che diventi consuetudine proporre il sindaco pro-tempore come Presidente del Parco”, conclude Cossa.

ATTILIO DEDONI: Spopolamento, Arru pensi alla sanità anziché proporre deportazioni di immigrati

“Anziché fare il sociologo da quattro soldi, proponendo deportazioni forzate di immigrati per ripopolare le zone interne dell’Isola in barba ai giovani sardi che, a suo dire, preferirebbero pensare alla carriera anziché a fare figli, l’assessore Arru farebbe bene a cominciare ad occuparsi del suo settore di competenza, visti i tanti nodi irrisolti nella sanità che, ormai è chiaro, resteranno tali anche nel prossimo anno in attesa di scaricare la patata bollente nelle mani di chi si troverà a governare la Regione nella prossima legislatura. Se poi, da nuorese, volesse anche affrontare il problema dello spopolamento, potrebbe cominciare con il domandarsi perché, chi può, dalla Sardegna centrale preferisce scappare piuttosto che restare a viverci e mettere su famiglia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando le dichiarazioni dell’Assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, sull’impiego degli immigrati per il ripopolamento dei piccoli comuni la cui esistenza è messa a rischio dalla crisi demografica.
“Arru farebbe molto meglio ad occuparsi dell’Areus e dell’elisoccorso, che salvo improbabili miracoli non vedranno la piena operatività neanche nel 2018”, sottolinea Dedoni, “così come di tutto il sistema sanitario regionale, sempre più allo sbando dopo i primi quattro anni del suo mandato, tra ospedali che chiedono ai familiari dei pazienti di acquistare i farmaci necessari per garantire gli interventi chirurgici, case della salute che esistono solo per fornire nastri da tagliare durante la campagna elettorale ma che non sono funzionanti in nessuna parte dell’Isola, liste d’attesa sempre più insostenibili che ancora, nel 2018, costringono i sardi che se lo possono permettere ai ‘viaggi della speranza’ oltre Tirreno e un’Ats che perpetua la torbida gestione delle vecchie Asl, senza riuscire neppure a partorire delle gare uniche regionali per gli acquisti e una gestione centralizzata e trasparente del personale”.
“Da più parti, nel frattempo, si lamentano le tante carenze, soprattutto nella dotazione infrastrutturale e nei trasporti, interni ed esterni, che sono alla base del ritardo di sviluppo della Sardegna in generale e delle zone interne in particolare”, conclude il capogruppo. “Se la Giunta regionale si fosse occupata di tali problemi, anziché mandare in giro l’assessore-piazzista Paci a fare campagna elettorale promettendo denari a pioggia, sempre gli stessi, a tutte le comunità locali, oggi non ci sarebbe un’emergenza ancora tutta da affrontare e sulla quale prodursi in teorie assurde come quelle del catto-comunista Arru. Vogliamo che a chi cerca di scappare dalla guerra e dalle carestie, o semplicemente di costruirsi una vita migliore, non sia opposto alcun ostacolo, ma siamo fermamente contrari a chi pretende di trattare le persone come pacchi postali, spostandole di qua e di là e utilizzandole come esemplari da riproduzione per fare soltanto l’utile di una parte politica”.

Cossa (Riformatori): Trasporto Isole minori, rendere subito disponibili le risorse

“Le risorse della finanziaria (400mila euro) per l’abbattimento delle tariffe del trasporto per le isole minori molto probabilmente non sono sufficienti, ma se si vuole che producano effetti è comunque necessario che siano rese disponibili da subito ai comuni. Se, come si è visto in passato, esse entreranno nel circuito ad anno inoltrato anche il modesto sforzo che sta facendo la regione sarà in gran parte vanificato. Carloforte e La Maddalena stanno soffrendo moltissimo dei disagi derivanti dal costo del trasporto: occorrono interventi a regime per far sentire le isole minori parte integrante della Sardegna e consentite loro di valorizzare al meglio il loro patrimonio naturalistico.

DEDONI: Chiusura sedi Inps, dopo due mesi ancora nessun impegno da parte della Giunta

“Siamo ancora in attesa, e con noi migliaia di cittadini sardi, che la Giunta regionale dia qualche segno di vita per quanto riguarda la chiusura delle sedi subprovinciali dell’Inps in Sardegna. A parole, Presidente e Assessori sono sempre pronti a sbandierare il loro impegno nella lotta allo spopolamento e alla desertificazione delle zone interne dell’Isola, magari accompagnandolo con promesse di stanziamenti a otto zeri. Quando si tratta di garantire i servizi pubblici nei territori, però, il silenzio si fa assordante”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, parlando del piano per la riorganizzazione dell’ente previdenziale nazionale, che prevede la chiusura di undici sedi sul territorio regionale.
“Due mesi fa ho presentato un’interrogazione per chiedere conto della prevista chiusura della sede subprovinciale di Ghilarza e del ridimensionamento, in atto ormai da anni, della sede provinciale di Oristano”, ricorda Dedoni. “Altre interrogazioni analoghe sono state presentate, nei giorni seguenti, da diversi consiglieri regionali di tutti gli schieramenti. Nessuna di queste ha ricevuto una risposta e nessuno sa se e quando l’esecutivo intenda occuparsi di un problema di tale gravità, in un’Isola che, sia a causa dell’invecchiamento della popolazione che per colpa della crisi economica che si protrae da tanti anni, si trova suo malgrado a dipendere in larga parte, per il suo sostentamento, dalle pensioni e dagli ammortizzatori sociali erogati dall’Inps. Tra disservizi di ogni genere e ritardi nell’erogazione delle prestazioni, la soppressione di numerose sedi non farà che peggiorare la situazione attuale, andando a colpire ancora una volta i cittadini più deboli”.
“Dispiace vedere come, tra le tante interlocuzioni aperte dalla Giunta con il Governo nazionale ‘amico’, manchi del tutto quella sulla presenza dei presidi dello Stato nelle aree periferiche e disagiate della Sardegna”, conclude il capogruppo. “Mentre si sbandierano come trionfi il rimborso di 15 milioni di accantonamenti a partire dal 2019, a fronte delle centinaia di milioni che lo Stato trattiene ogni anno dalle nostre quote erariali, e la liberazione dalle servitù militari di alcune spiagge, i problemi delle zone interne sembrano interessare all’esecutivo solo per le consuete promesse mirabolanti da campagna elettorale: gli impegni concreti continuano a latitare, mentre la Sardegna somiglia sempre più a un deserto fatto di una fascia balneare rinomata in tutto il mondo e pochissimo altro”.

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