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Lettera aperta ai Parlamentari sardi per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione [di Roberto Frongia e Maria Antonietta Mongiu]

“La Sardinia volgarmente Sardignia, come attesta Tolomeo è circondata a oriente dal mare Tirreno, a meridione dal mare d’Africa, a occidente dal mare Sardo e a settentrione dal mare che la separa dalla Corsica”. Così inizia la Sardinia brevis historia et descriptio, scritta nel 1549 da Sigismondo Arquer e pubblicata l’anno successivo a Basilea da Sebastian Münster nella sua Comosmographia universalis.

Grazie al grande umanista cagliaritano, arso vivo per la sua opera a Toledo nel 1571, l’isola è presente nella Comosmographia; tappa fondamentale nella storia dell’umanità perché racconta il mondo allora conosciuto con un corredo cartografico mai visto prima. (altro…)

Accise: IL TOTOPRESIDENTE E’ IMPORTANTE, MA IL PROGETTO PER LA SARDEGNA LO È MOLTO DI PIÙ!

IL CENTRODESTRA INIZI A SPIEGARE AI SARDI QUALCHE BUON MOTIVO PER
VOTARLO: CHIEDIAMO ALLO STATO LE ACCISE CHE CI SPETTANO!
I Riformatori rivolgono un accorato appello a tutti i partiti e movimenti che parteciperanno alla
coalizione di centrodestra che deve vincere le prossime elezioni regionali di febbraio: non
limitiamoci a denunciare il disastro-Sardegna di questo governo regionale di centrosinistra e
neppure incartiamoci sulla scelta – pur importantissima – del candidato Presidente!
Iniziamo invece a spiegare insieme ai sardi i mille buoni motivi per cui dobbiamo cambiare
insieme la Sardegna e le cose concrete che abbiamo in mente di fare.
Si parte oggi con le accise sui carburanti: una battaglia che i Riformatori hanno già provato a
combattere sino in fondo e che l’intero centrodestra ha fatto propria con la norma che venne
inserita nella Finanziaria Regionale del 2009.
Si riparte oggi con la battaglia interrotta dalla Giunta dei Professori che – nel 2014 – aveva
sperato che il governo Renzi fosse un “governo amico” e si era illusa di spuntare accordi
economici vantaggiosi per la Sardegna, rinunciando a difendere sino in fondo i nostri diritti.
Oggi anche il centrosinistra si è reso conto che niente verrà concesso ai sardi senza battaglia: ma
bisognerà prima porre rimedio ai danni che sono stati fatti, partendo dall’immediata
cancellazione dell’intesa tra Stato e Regione Sardegna sottoscritta proprio dalla Giunta Pigliaru
che certifica la resa senza condizioni della Sardegna!
Con un emendamento alla legge finanziaria 2019 e al Bilancio 2019 -2021, i Riformatori
invitano l’intero centrodestra a rimettere in campo la sfida che riporti in Sardegna i soldi
delle accise sul petrolio e sulla benzina, che ci spettano e ci sono state negate dallo Stato
con la complicità di Pigliaru e dei suoi professori!
COSA DEVE FARE IL CENTRODESTRA PER DIFENDERE I DIRITTI CALPESTATI DEI
SARDI?
Per superare questa vergogna, che appare frutto di una inaccettabile sudditanza del governo
regionale nei confronti del governo centrale, occorre rilanciare l’iniziativa dei Riformatori Sardi
e dell’intero centrodestra che con tutte le proprie forze vuol vincere le elezioni di febbraio
2019. Non siamo soli: siamo forti del sostegno delle oltre 100 mila firme dei i cittadini della
Sardegna che – a nome di tuti i sardi – ci chiedono di rivendicare il diritto sacrosanto che
politicamente tiene conto di un elemento primario sul quale poggiano le nostre risorse: la
salvaguardia e tutela dell’ambiente.
Le accise sui prodotti petroliferi sono soltanto un parziale risarcimento dell’elevato prezzo che
siamo chiamati a pagare ogni giorno per effetto del forte impatto e condizionamento ambientale
che la raffineria della SARAS pone su uno dei tratti delle nostre coste di maggior pregio,
condizionamento che si estende anche all’intera area vasta cagliaritana, nella quale risiede oltre
1/3 della popolazione sarda.
Non possiamo dimenticarci che l’area occupata dalla raffineria della SARAS Petroli è contigua
all’abitato del Comune di Sarroch, ha una superficie complessiva di oltre 2.400 ettari e si
sviluppa su un fronte costiero di oltre 8 Km, affacciandosi sul golfo di Cagliari, ritenuto da un
punto di vista ambientale, naturalistico e storico, a ben ragione, uno dei siti costieri più
pregevoli al mondo.
Non ci sono soldi che possono ripagare lo sfregio alle bellezze paesaggistiche della
nostra Isola, il maggior rischio per la salute dei residenti, l’inevitabile inquinamento
dei siti.
E’ però uno sfregio aggiuntivo che non ci vengano riconosciuti neppure i diritti al risarcimento
previsti dalle nostre stesse leggi di valore costituzionale.
I Riformatori, chiedono dunque all’intero schieramento di centrodestra di essere
compatto e determinato in questa battaglia fondamentale per la difesa dei diritti
della Sardegna!
Vogliamo finalmente ottenere giustizia per tuti i sardi e destinare una parte importante delle
risorse economiche che verranno recuperate agli interventi di tutela ambientale nell’area su cui
insiste l’azienda SARAS e all’abbattimento del prezzo della benzina e degli altri prodotti
petroliferi a favore dei consumatori nell’ambito del territorio regionale.
Insieme a tutto il centrodestra vogliamo dunque pervenire all’approvazione di un emendamento
alla legge Finanziaria 2019 e alla legge di Bilancio Regionale, possibilmente unanime così come
avvenne con l’approvazione dell’articolo 1 della Legge finanziaria del 2014, perché sia
riconosciuto il credito della Sardegna nei confronti dello Stato nella misura -forfettaria e
misurata per difetto- di 3 miliardi di euro, ben consapevoli che l’entità esatta del credito
vantato dalla Sardegna sarebbe invece di 3.948.168.000 euro, sulla base del computo effettivo
riferito ai dati dell’esercizio 2017.
3.948.168.000
LA STORIA DELLA VERTENZA ACCISE
La odierna iniziativa nasce oltre dieci anni fa, in tempi non sospetti, durante la XIII legislatura
regionale, nel lontano mese di agosto del 2008, con la presentazione della proposta di legge
nazionale n.9, poi reiterata nella successiva XIV legislatura in data 01.09.2009 con l’obiettivo di
dare concretezza e risorse finanziarie certe alla grande battaglia trasversale dei sardi,
denominata “vertenza sulle Entrate”.
Il riconoscimento dello Stato a favore della Regione Autonoma della Sardegna della
compartecipazione sulle accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna, e
non soltanto sui prodotti consumati in Sardegna, costituisce ancora oggi, una delle più grandi
conquiste del popolo sardo in difesa dei propri diritti costituzionali sanciti dall’articolo 8 dello
Statuto della Sardegna.
L’ENTITA’ DEI SOLDI SCIPPATI ALLA SARDEGNA
Una iniziativa storica con la quale si mise in mora lo Stato Italiano per rivendicare un credito che
la Sardegna vanta nei suoi confronti e la cui entità è probabilmente assai vicina alla imponente
somma di quattro miliardi/annui di euro.
Sembrerà incredibile, ma è possibile che la misura del credito sia persino stimata per difetto
tenendo conto:
a) dell’entità delle entrate computate nel bilancio consuntivo 2017 dello Stato, nel quale le
accise sui prodotti petroliferi incidono per 25 miliardi di euro;
b) della produzione dei prodotti petroliferi fabbricati dalla SARAS e immessi per i consumi
nazionali che totalmente e mediamente incidono, nell’ultimo decennio, per il 18-20% del totale
nazionale
I FONDAMENTI GIURIDICI DELLA NORMA
Il credito rivendicato ha origine dall’attuazione di quanto disposto dalla lettera d) del comma 1
e del comma 2 dell’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come modificato e integrato
dal comma 834 articolo 1 della Legge 296/2006).
E’ inequivocabile quanto stabilisce la lettera d) del primo comma dell’articolo 8 dello Statuto
della Sardegna: “Le entrate della Regione sono costituite: …d) dai nove decimi dell’imposta
di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della
regione “ .
L’ interpretazione di quanto indicato nella lettera d) del primo comma dell’articolo 8, non lascia
dubbi, in quanto correttamente definisce “le accise” come imposte di fabbricazione e non di
consumo. Pertanto l’applicazione dell’imposta è unicamente riferita al momento nel quale i
prodotti su cui grava varcano la soglia dello stabilimento della SARAS e al cui interno sono stati
fabbricati.
Il disposto della norma è ulteriormente rafforzato da quanto stabilisce il comma 2° dello stesso
articolo 8 : “ Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene
relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale , affluiscono , in
attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative , ad uffici finanziari
situati fuori del territorio della regione.”
Anche i meccanismi della riscossione dell’imposta convergono tutti verso questa limpida
interpretazione, così come l’ideazione dei così detti “depositi fiscali e depositi franchi”, posti
sotto i rigidi controlli degli Uffici Doganali e delle Entrate dello Stato, che sono nati proprio per
consentire lo spostamento nel tempo e nel territorio della riscossione dell’imposta, il cui
gravame è comunque giuridicamente e unicamente riferito al momento della fabbricazione ed il
soggetto obbligato al pagamento dell’imposta è il titolare del deposito fiscale dal quale avviene
l’immissione al consumo, così come disciplinato dal Testo Unico sulle Accise (D.Lgs. n. 504/1995,
integrato e modificato dal D.L. 452/2001 convertito con modificazioni, dalla Legge n. 16/2002).
Qualsiasi eventuale dubbio residuo se le accise sui prodotti petroliferi debbano ritenersi imposte
di fabbricazione (come è palese!) o imposte di consumo è definitivamente fugato dalla
sentenza n. 115 del 25 marzo 2010 pronunciata dalla Corte Costituzionale e relativa proprio al
giudizio per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Sicilia che (all’opposto della
Sardegna!) pretendeva di rivendicare il gettito derivante da imposte indirette (accise) sul
consumo di detti prodotti.
La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta della Regione Sicilia, chiarendo in maniera
inequivocabile che le accise sui prodotti petroliferi ed energetici sono «imposte di produzione»
e quindi di esclusiva competenza riservata allo Stato (o della Regione Sardegna a cui l’accordo
statutario le attribuisce), perché comunque non riconducibili alle «imposte di consumo» di cui
alla tabella D annessa alla normativa di attuazione statutaria –
Ad abundantiam, c’è infine, una sottolineatura fin troppo ovvia, che è necessario però ribadire.
Le accise sono imposte di fabbricazione sotto ogni punto di vista proprio perché -se così non
fosse- si arriverebbe al paradosso aberrante dell’esistenza di un’imposta sull’imposta, dal
momento che sull’imponibile-accisa viene applicata l’IVA.
LA BATTAGLIA DEI SARDI E DEI RIFORMATORI NEL 2014
Con l’articolo 1 della Finanziaria Regionale 2014, grazie anche alla spinta derivante dalla
mobilitazione popolare, promossa dai Riformatori Sardi, che ha permesso di raccogliere oltre
102 mila firme di sostegno, il Consiglio Regionale approvò all’unanimità l’iscrizione in Bilancio
di una entrata straordinaria annua simbolica di 1 miliardo di euro che, in misura forfettaria e
riservandosi ogni ulteriore accertamento di dettaglio dell’esatta cifra dovuta ai sardi, certificava
la corretta attribuzione alla Sardegna della compartecipazione sulle accise petrolifere maturate
nell’ambito regionale.
Coerentemente con le decisioni del Consiglio Regionale, Il 28 gennaio 2014 i Riformatori Sardi
organizzarono una manifestazione popolare di sostegno a Roma di fronte alla sede del Governo,
mentre una qualificata delegazione guidata dal deputato dei Riformatori Sardi Pierpaolo Vargiu,
veniva ricevuta dal Governo presso il Ministero dell’Economia.
IL GOVERNO “AMICO” E’ STATO IL PEGGIOR NEMICO DELLA SARDEGNA
Come forse era facile da prevedere, La Presidenza il Presidente del Consiglio dei Ministri tenta di
ignorare le giuste e evidenti ragioni dei sardi e, in data 27 marzo 2014, propone ricorso alla
Corte Costituzionale contro la Regione Sardegna per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell’articolo 1 comma 1 della LR n7 del 21.01.2014 (Finanziaria Regionale 2014),
che , come detto, introduceva il principio del riconoscimento della compartecipazione delle
accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna.
Imprevedibile è purtroppo la reazione della Regione. Invece che difendere la norma di legge del
Consiglio sulla compartecipazione alle accise, che tra l’altro era stata votata all’unanimità da
tutti i partiti, il nuovo Governo regionale si illude di spuntare accordi più vantaggiosi per la
Sardegna, rinunciando a difenderne le solidissime ragioni giuridiche davanti all’Alta Corte.
In cambio di vaghe promesse su ipotetiche maggiori entrate, la Presidenza della Regione
Sardegna commette dunque l’imperdonabile errore di abbandonare la difesa delle proprie
ragioni davanti alla Corte Costituzionale.
I Riformatori non ci stanno.
I Consiglieri Regionali dei Riformatori, Michele Cossa e Attilio Dedoni, in data 30 maggio 2014
hanno tentato di sopperire a questo tradimento della Giunta Regionale e hanno tentato di
costituirsi direttamente in giudizio davanti alla Corte Costituzionale per difendere la norma su
cui la Regione aveva invece alzato la bandiera bianca.
Purtroppo, la Corte ha respinto il loro tentativo ribadendo come soltanto la Presidenza della
Regione potesse essere legittimata alla difesa dei diritti dei sardi.
I Riformatori non si sono peraltro arresi neppure a questo punto: in data 5 marzo 2017, gli stessi
Cossa e Dedoni hanno assunto due ulteriori iniziative proponendo un ricorso alla Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo ed una petizione al Parlamento Europeo, richiedendo la condanna dello
Stato Italiano perché risarcisca la Regione Sardegna di tutti i danni morali e patrimoniali per
aver palesemente violato l’articolo 6, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo, nel momento in cui il loro ricorso avanzato alla Corte Costituzionale il 30 maggio
2014 è stato dichiarato inammissibile.

LE “NORME DI ATTUAZIONE”. L’ULTIMO, GRAVISSIMO ERRORE DI QUESTA GIUNTA
Ma la vicenda più vergognosa, che suona come una vera beffa e che fotografa la totale
inadeguatezza politica della Giunta Regionale, la si registra con la sottoscrizione del patto sulle
Norme di Attuazione dello Statuto in sede di Commissione Paritetica- Stato-Regione, relativo alle
norme di attuazione dell’articolo 8 del nostro Statuto Speciale in materia di Entrate Erariali
regionali, poi entrato in vigore con l’articolo 8 del D. Lvo 9 giugno 2016 n.114.
Un “patto” scellerato, che è stato blindato anche dal parere favorevole del Consiglio Regionale,
votato nel febbraio 2016, dalla sola maggioranza di centrosinistra.
Nel testo di tale “Patto”, al comma 1 dell’articolo 8, contraddicendo clamorosamente quanto
previsto dall’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come novellato dal patto Soru-Prodi) e
con una sorta di vero suicidio per la Sardegna, viene sancito che “le accise spettanti alla
Regione sono determinate sulla base dei prodotti immessi in consumo nel territorio
regionale”.
Il fatto che lo Stato abbia richiesto ed ottenuto dalla Regione la sottoscrizione di tale specifica
dizione, assurda e contradditoria rispetto allo Statuto e alle sentenze della Corte, è la conferma
più evidente che lo Stato sa benissimo di essere sempre stato in torto, mentre è assolutamente
esatto quanto sostenuto da sempre dai Riformatori!
Quale necessità ci sarebbe stata infatti di precisare e limitare nel “patto” che le entrate si
riferivano ai “prodotti immessi in consumo nel territorio regionale” se il testo della Legge
(l’articolo 8 novellato) fosse stato già chiaro al riguardo?.
In realtà l’articolo 8 dello Statuto dice l’esatto contrario e la norma statutaria è talmente chiara
che lo Stato ha tentato di coprirsi le spalle con un triplo salto mortale che pretenderebbe di
modificare lo Statuto (norma di rango costituzionale!) con un semplice accordo pattizio che,
com’è di tutta evidenza, è carta straccia se pretende di avere la forza giuridica di modificare la
Costituzione!
In definitiva, non c‘è davvero bisogno di avere qualche genio della Giurisprudenza: lo Statuto è
chiarissimo, le accise sono imposte di fabbricazione e non di consumo e alla Sardegna spetta la
compartecipazione nella misura dei 9/10 di tutte quelle “generate” nel territorio regionale, non
soltanto di quelle “percette in loco”.

DEDONI (Riformatori): Maltempo, Regione metta in mora l’Anas per la sicurezza delle strade sarde

“E’ inaccettabile che, dopo gli eventi calamitosi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che alla Sardegna hanno causato danni gravissimi e la perdita di diverse vite umane, l’Anas non abbia mosso un dito per mettere in sicurezza la nostra rete stradale, tanto che, non appena si verificano delle precipitazioni abbondanti come quelle di ieri, ci ritroviamo con alcune delle più importanti strade statali chiuse al traffico e con interi tratti di strade provinciali distrutti, senza dire degli enormi pericoli che corrono gli sventurati i quali, per lavoro o per gravi emergenze, si trovano a doversi spostare in auto nelle giornate di pioggia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“L’elenco dei disastri è interminabile, si va dai crolli lungo la
SS 195, che lasciano isolata la vasta area che da Cagliari va verso
Capoterra e oltre, alle frane sulla SS 125 e sulla vecchia Orientale
Sarda, che hanno reso irraggiungibili l’Ogliastra e il Sarrabus, oltre
agli allagamenti che fino a stamani hanno bloccato il traffico intorno
al capoluogo, sulla SS 131 e sulla SS 554”, sottolinea Dedoni.

“Quali siano le strade più a rischio in caso di forti precipitazioni, è noto ormai da tempo. L’Anas, però, oltre a non aver riparato quasi nessuno dei danni causati dalle alluvioni degli anni passati, non ha fatto nulla per mettere in sicurezza delle arterie che collegano decine di migliaia di sardi e che, tra errori nella progettazione e nell’esecuzione e ritardi nelle manutenzioni, versano in condizioni indegne di un paese civile”.
“Nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione urgente alla
Giunta regionale, per chiedere di mettere in mora l’Azienda affinché si faccia carico di quegli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che vengono sistematicamente ignorati”, conclude il capogruppo.

“L’Anas continua a trattare la Sardegna come se fosse l’ultima delle colonie, infischiandosene non soltanto della mobilità dei sardi, ma anche della loro incolumità. Fermo restando che l’unica soluzione resta sempre la costituzione di un’agenzia della Regione che assuma la gestione della rete viaria isolana, dando il benservito a una società che dalla Sardegna ha sempre intascato fior di quattrini senza dare in cambio praticamente nulla, è ora che l’esecutivo si muova per evitare che qualsiasi acquazzone rischi di trasformarsi in una tragedia”.

Cossa e Meloni (Riformatori): Ma è lo stesso Paci che ha aumentato l’IRAP e voleva aumentare pure l’IRPEF?

Che coerenza, che saggezza, che bravura! Di chi parliamo? Ma dell’Assessore Paci, ovvio. Vi ricordate di quando il nostro, ora diventato improvvisamente il difensore dei sardi, per mostrare i suoi attributi agli amici romani voleva e si batteva per portare l’addizionale regionale IRPEF dall’1,23% al 3,3% ?
Se possiamo usare un linguaggio poco elegante, si prese un calcio in quel posto da parte del consiglio regionale e si dovette rimangiare tutto senza fiatare.
Non è molto tempo fa, la memoria ne è vivissima.
Ma ora che a Roma al governo non ci sono più gli amici suoi e la legislatura in Sardegna è agli sgoccioli che fà il nostro eroe ?
Con coraggiosa sfacciataggine, veramente degna di nota, da un lato si ribella agli accantonamenti che lui stesso aveva avallato ritirando i ricorsi presentati dalla Giunta precedente e dall’altro propone di abbassare l’addizionale regionale all’Irpef.
Insomma, prima voleva aumentare le tasse e il Consiglio gliel’ha impedito , ora ha cambiato idea e le vuole ridurre.
Un genio !!!
Il tutto dopo aver colpevolmente rinunciato alle accise sui prodotti petroliferi, sulle quali si è prostrato alla volontà del governo (allora) amico, il quale governo subito dopo l’ha ripagato aumentando smisuratamente gli accantonamenti ai danni dei sardi.
Ignoranti quali siamo non capiamo se segue una logica.
Se non conoscessimo il suo valore avremmo anche potuto pensare a una meschina mossa elettorale ma sicuramente non è così, lui e la sua maggioranza queste cose non le fanno.
E quindi siamo convinto che come sempre saprà spiegare e convincere tutti (soprattutto Sabatini e Pietro Cocco).

Dedoni (Riformatori): Finanziaria, Paci promette l’impossibile perché non sarà lui a doverne  rispondere

“Se quella che la Giunta regionale si appresta a presentare non fosse
l’ultima finanziaria della legislatura, ci sarebbe quasi da restare a
bocca aperta davanti alle decine e decine di milioni di euro promesse dall’assessore Paci. Dagli sgravi fiscali al ripianamento del deficit sanitario passando per la copertura dei debiti fuori bilancio degli enti locali, il minimo comun denominatore sembra essere soltanto uno: promettere l’impossibile, tanto non sarà l’esecutivo di centrosinistra a dover attuare la manovra che sarà votata nelle prossime settimane”,  dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“I casi sono due: o le casse della Regione si trovano ad attraversare una fase di improvviso e inaspettato benessere, oppure Paci, che in quasi cinque anni di mandato è riuscito soltanto a far perdere alla Sardegna le entrate erariali che le sono dovute, sta dando il suo contributo alla campagna elettorale del centrosinistra utilizzando risorse che non esistono”, prosegue Dedoni. “Del resto, non sarà lui a doversi giustificare davanti ai sardi quando sarà chiaro che le promesse non potranno essere mantenute: con le elezioni a febbraio, la giunta Pigliaru farà appena in tempo a farsi approvare la manovra e non dovrà rendere conto a nessuno della sua attuazione. Viceversa, il centrosinistra che, nella prossima legislatura, si troverà
all’opposizione avrà gioco facile nell’accusare chi si troverà a
governare di non essere capace di mantenere le sue promesse”.
“Non vorremmo scoprire che l’intenzione di Paci è persino peggiore:  portare al disastro i conti della Regione per poi costringere a una
difficoltosa operazione di risanamento chi verrà dopo”, conclude il
capogruppo. “In ogni caso, l’Assessore avrebbe fatto meglio, prima di pensare alle uscite, a occuparsi delle entrate, iscrivendo in bilancio le risorse che ci sono dovute ai sensi dell’art. 8 dello Statuto, vale a dire gli accantonamenti imposti dall’allora ministro Padoan (e da lui supinamente accettati) e le accise sui carburanti prodotti in Sardegna.
Queste sono le proposte che noi Riformatori presenteremo in Consiglio;  al momento di votare i nostri emendamenti si vedrà chi vuole veramente il rilancio dell’Isola e chi, invece, vuole lasciare la Regione con le casse vuote”.

Riorganizzazione rete ospedaliera, Cossa (Riformatori): “Altri disastri in vista negli ospedali Binaghi e Businco a Cagliari. Pigliaru e Arru li fermino finché sono in tempo”

La disorganizzazione degli Ospedali cagliaritani Binaghi e del Businco incidono gravemente sulla qualità delle cure e sulla vita dei pazienti. Ma le cose sono destinate addirittura a peggiorare. Pigliaru e l’Assessore regionale alla Sanità Arru fermino la direttrice Pintus prima che sia troppo tardi”. Lo dichiara Michele Cossa, Consigliere Regionale dei Riformatori.

Nel reparto di Ematologia del Binaghi – ha dichiarato – è stata occupato l’intero corridoio del terzo piano, facendone una grande sala d’attesa che ogni giorno ospita fino ad un centinaio di persone. Mi chiedo perchè non si sia studiate soluzioni alternative, tali da favorire un utilizzo razionale degli spazi”.

Non solo: Cossa evidenzia che “in un’ala contigua verrà trasferita la Neuroriabilitazione dall’ospedale Brotzu, in completo spregio delle esigenze dei reparti chirurgici. Basti pensare che al posto della Direzione della Chirurgia Oncologica ci sarà una palestra, e un’ala sarà trasformata con stanze di degenza che devono rispondere ai requisiti per i pazienti della Neuroriabilitazione”.

“Per di più si crea altro caos spostando medici e reparti seguendo criteri inconcepibili e schizofrenici: il reparto di degenza è al terzo piano, i medici che faranno le dimissioni al quarto, e le medicazioni al secondo piano. Senza contare i referti istologici che arriveranno al quarto piano, con le cartelle cliniche sistemate al piano di sotto”.

Insomma, si stanno deliberatamente creando criticità enormi, tali da pregiudicare gravemente l’efficienza dell’organizzazione e perciò l’economicità della gestione. Perchè, sostiene il Consigliere dei Riformatori, “tutti i lavori previsti per questa razionalizzazione costeranno 390mila euro dalle tasche dei sardi, opere che saranno inutili fra 2 anni, dato che nel 2020 all’Ospedale San Michele è prevista l’apertura del Trauma Center con annessi unità spinale e, appunto, Neuroriabilitazione”. Tanti i soldi spesi ma anche i disagi: “un’ambulanza sarà sottratta alla sua funzione per fare la spola continuamente tra il Brotzu e il Businco – prosegue Cossa – per trasportare neurologi, urologi, neurochirurghi chiamati frequentemente in consulenza dalla Neuroriabilitazione”.

Prima di buttare via soldi che sarebbero potuti servire per rimettere a posto le vetuste sale operatorie del Businco – conclude Cossa – la Giunta e l’Assessore Arru si fermino a pensare quanta poca considerazione hanno per la qualità della degenza dei pazienti e delle condizioni di chi ci lavora”.

Dedoni (Riformatori): Rete ospedaliera, dal Ministero la bocciatura che fa comodo ad Arru

“Dietro l’atteggiamento apparentemente schizofrenico dell’assessore Arru, che dapprima ha cercato di nascondere la bocciatura del Piano per la riorganizzazione della rete ospedaliera da parte del Ministero della Salute e poi, non appena la notizia è divenuta di dominio pubblico, ha prontamente vestito i panni del paladino dell’Autonomia, sembra di intravedere un disegno perverso, mirato a portare avanti, con l’avallo del Governo, quella politica che lo stesso Assessore ha sempre voluto e che il Consiglio regionale ha respinto al mittente: chiudere i piccoli ospedali delle aree periferiche e concentrare tutte le attività nei grandi poli pubblici di Cagliari e Sassari e, in futuro, in quello privato di Olbia”, dichiara il capogruppo consiliare dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.

“Se la bocciatura decisa dal Ministero non fosse stata resa nota, Arru avrebbe con ogni probabilità continuato a portare avanti, in prima persona e attraverso il ‘braccio armato’ Moirano, l’attività sottotraccia di smantellamento della sanità nei territori, forte dell’appoggio trovato in quel di Roma”, prosegue Dedoni. “Una volta emersa la notizia, l’Assessore ha pensato bene di trarre dalla cosa ogni possibile vantaggio, scaricando la responsabilità delle sue iniziative su un governo retto da due partiti con cui il Pd si troverà a scontrarsi nell’imminente campagna elettorale. La verità però è che, quando Arru parla di ‘Piano voluto dalla Giunta, dalla maggioranza e dal Consiglio’, non si riferisce allo stesso Piano: la sua proposta, infatti, è stata stravolta dall’Aula grazie alla sollevazione dei territori che rischiavano di perdere i piccoli ospedali, all’opposizione di centrodestra che ha fatto proprie le istanze dei cittadini e infine alla maggioranza che, davanti alla prospettiva di perdere ulteriori consensi, si è vista costretta ad adeguarsi alla volontà popolare. Arru è sempre stato contrario alle modifiche decise dal Consiglio, tant’è che, in attesa del parere ministeriale, è andato avanti seguendo la proposta iniziale, come dimostrano i numerosi disservizi con cui tanti cittadini delle aree periferiche si trovano quotidianamente a scontrarsi. In assenza di un via libera formale, il disegno è stato quello di far morire lentamente i piccoli ospedali, lasciandoli senza personale sanitario e infermieristico fino ad arrivare a dimostrare la loro incapacità a operare e poterne così disporre il declassamento”.

“Il parere contrario del Governo sulla rete ospedaliera decisa dal Consiglio”, conclude il capogruppo, “non fa altro che rafforzare la posizione dell’Assessore, permettendogli di portare avanti alla luce del sole quanto già stava facendo sottobanco e consentendogli inoltre di allontanare da sé le responsabilità. Davanti a un quadro simile, non ci aspettiamo che l’esecutivo di viale Trento, al di là della levata di scudi autonomistica di circostanza, vada a Roma a fare le barricate per difendere un Piano che non ha mai condiviso”.

Sanità, Arru e Moirano chiudono emodinamica nel Sulcis per spostarlo a Lanusei. Cossa (Riformatori): “la sanità in Sardegna non può essere come una coperta corta”

“Il Reparto di Emodinamica dell’Ospedale Sirai di Carbonia da oggi viene chiuso, e chi vorrà essere curato dovrà andare a Lanusei, grazie alle scellerate decisioni della Giunta Regionale, dell’Assessore Arru e del supermanager Moirano”. Il grido d’allarme è del Consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa, che punta il dito contro la scelta dell’esecutivo guidato dal Governatore Pigliaru “di tagliare completamente il servizio in un territorio sofferente come il Sulcis, per spostare di fatto il servizio in Ogliastra”. “La decisione di Arru e Moirano – prosegue Cossa – è passata sotto silenzio, ma è di un’inaudita gravità. Non si gioca con la salute dei cittadini sardi: la sanità non può e non deve essere come una coperta corta, che per motivi prettamente economici si chiuda un reparto in un territorio per spostarlo in un altro”.

La decisione, nota da tempo, è stata ufficializzata appena due giorni or sono, ma – sottolinea Cossa – “da mesi il responsabile ha cercato risposte mai arrivate e questo nonostante in ogni incontro sul territorio la Regione abbia fatto promesse che poi sono andate nel verso opposto, ovvero la chiusura del Reparto di Emodonamica”.

“E’ vero che Lanusei non rappresenta la Cenerentola della sanità sarda – prosegue – ma è inconcepibile che si parli tanto di stabilizzazioni e assunzioni mentre dall’altra parte si creino storture e disservizi così pesanti per la salute dei sardi: da oggi ufficialmente la dottoressa che si occupava del Reparto di Emodinamica a Carbonia è stata ufficialmente trasferita, mentre l’ultimo medico rimasto in pianta organica andrà in ferie e al suo ritorno la struttura sarà chiusa”.

Ma la chiusura del reparto di Emodinamica non sarà l’unica scelta drastica e inconcepibile: nei prossimi giorni la stessa situazione si presenterà con gli anestesisti della stessa struttura sanitaria, oramai ridotti ad un numero talmente esiguo da non riuscire a garantire assistenza e intervento neppure ai casi più urgenti.

“Chiediamo alla Giunta – conclude l’esponente dei Riformatori – e con urgenza di garantire in tutte le forme la conitnuità del servizio, disponendo l’immediata riapertura del Reparto. Il nostro impegno sarà quello di vigilare costantemente in questa direzione, perchè la riorganizzazione sanitaria non venga fatta sulle spalle dei sardi”.

Insularità, successo oltre ogni aspettativa: Domenica si chiude la raccolta delle firme: ultima occasione per chi vuole sostenere la campagna

Domenica 9 settembre si chiude ufficialmente la raccolta firme. Dopodiché la battaglia si sposterà in Parlamento”. Così il presidente del Comitato per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione Roberto Frongia, nell’annunciare la conclusione della campagna per la sottoscrizione della proposta di legge di iniziativa popolare per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione.
Da oggi inizia il rush finale, saranno gli ultimi giorni in cui chi vuole sostenere la campagna potrà farlo apponendo la sua firma.
“Un successo senza precedenti: in migliaia si sono presentati ai tavolini – prosegue Frongia – per sostenere un diritto fondamentale per tutti i sardi”. La raccolta firme comunque proseguirà fino a domenica per poi spostare l’attenzione in Parlamento. “Mercoledì 26 settembre – prosegue Frongiale firme raccolte verranno ufficialmente depositate a Roma e di li’ inizierà la seconda fase di questa battaglia. La Sardegna dovrà dimostrarsi estremante compatta in questa battaglia vitale per le sue prospettive. E sarà in quel momento che lo capiremo davvero“.
Intanto, il Comitato accoglie con favore l’apertura da parte di Sinistra Italiana, per l’adesione al Comitato per l’insularità.
“Il comitato ringrazia Sinistra italiana per la sua adesione e il suo impegno, che conferma come in occasioni del genere si abbattano gli steccati e le barriere politiche – conclude Frongia. Anche per noi , come si dice nel comunicato di SI, l’auspicio è che “le pari opportunità siano la piattaforma da cui ripartire perché si attuino pienamente  la Costituzione e i valori che hanno dato vita all’Unione Europea”.

DEDONI (Riformatori): Funghi e tartufi, il Consiglio ha dimostrato la sua incapacità a  regolamentare la materia

“Le proteste di questi giorni contro i raccoglitori di funghi che,
soprattutto nelle zone interne dell’Isola, operano senza il minimo
rispetto per l’ambiente e spesso anche per la proprietà privata sono la conseguenza dell’incapacità del Consiglio regionale a legiferare su una materia, quella della raccolta dei funghi e dei tartufi, che da due
legislature cerco invano di portare all’attenzione dell’Aula”, dichiara
il capogruppo consiliare dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.
“L’estate eccezionalmente piovosa e il proliferare anticipato dei
porcini stanno alimentando le tensioni nei confronti dei cercatori che, per noncuranza o per mancanza di rispetto, si trovano sovente a danneggiare la proprietà privata di chi lavora nelle campagne, tanto da costituire una preoccupante minaccia per l’ordine pubblico”, prosegue Dedoni. “Questo non sarebbe successo se il Consiglio fosse intervenuto per regolamentare la raccolta quando ne ha avuto la possibilità, contrastando così anche i gravi danni causati al sottobosco da chi raccoglie più funghi dello stretto necessario, magari per venderli sottobanco o solo per vantarsi con amici e parenti delle proprie ‘abilità’. Il caso è simile a quello che riguarda i tartufi, che da tempo vado denunciando: raccoglitori provenienti dal Continente passano al setaccio le campagne sarde, utilizzando metodi grossolani e predatori che devastano l’ambiente e pregiudicano il riformarsi della risorsa, per poi vendere a caro prezzo i nostri prodotti come provenienti da altre regioni italiane, senza che un euro di guadagno vada a beneficio delle comunità locali”.
“Questa incapacità da parte dell’Assemblea ha due precisi
responsabili: i presidenti del Consiglio e della Quarta Commissione, i quali, pur di non scontentare alcuni consiglieri i cui interessi
collidono con una seria regolamentazione della materia, hanno sempre fatto tutto il possibile per ostacolare l’iter della mia proposta di legge”, conclude il capogruppo. “E’ bene che i sardi, in particolare
quelli che vedono le loro proprietà e i loro territori danneggiati da
cercatori di funghi della domenica o da predatori professionali, lo
sappiano: in Consiglio c’è chi da anni si oppone alla tutela del nostro
ambiente, tenendo in ostaggio l’intera Assemblea per i propri interessi personali”.

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