Categoria: Comunicati Stampa

Collegamento Isole minori. Cossa (Riformatori): Indegna speculazione. La Regione faccia subito chiarezza o intervenga dell’Autorità antitrust

“L’Assessorato regionale dei Trasporti intervenga immediatamente su quanto sta accadendo nei collegamenti con Carloforte e La Maddalena. Turisti e residenti denunciano che le tariffe non sono mai state così elevate: chi le ha decise? Sulla base di quali criteri? È vero che il concessionario decide a suo arbitrio l’attivazione e la sospensione di tariffe agevolate, come una “tariffa weekend” applicata in tutte le stagioni fuorché d’estate? Chi e in che modo esercita il controllo?Sono cose su cui occorre un chiarimento immediato. Tutti gli aspetti della gestione devono essere regolamentati nel Contratto di servizio che disciplina i rapporti – regolamentandone l’attività – tra la Regione e la compagnia concessionaria. Da anni lo stiamo chiedendo, così come stiamo chiedendo di acquisire le relazioni sul servizio che certamente la società concessionaria è obbligata a trasmettere e le risultanze delle verifiche periodiche che certamente la Regione effettua. Ma apparentemente nessuno ne sa nulla”. Lo denuncia il consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa, che annuncia la presentazione di una interrogazione urgente al presidente della regione Pigliaru e all’assessore regionale dei trasporti Carlo Careddu. “La cosa più grave è che la Delcomar opera in una situazione di monopolio, e questo impone alla Regione un supplemento di attenzione sulle politiche tariffarie (che certo non possono essere lasciate all’arbitrio del concessionario) e sul servizio erogato, che deve essere garantito e articolato in modo preciso durante l’arco della giornata, durante la settimana e nei diversi periodi dell’anno”, continua Cossa. “Quanto sta accadendo è assolutamente anomalo, arreca un danno enorme all’immagine e all’economia non soltanto delle isole minori ma dell’intera Sardegna. I sardi pretendono risposte immediate dalla Regione, e sarà necessaria un’indagine dell’autorità Antitrust, ultimamente piuttosto sensibile alle tematiche relative al trasporto pubblico locale”, conclude Cossa.

INSULARITA’: La lettera di invito agli amministratori comunali

Buongiorno a tutti voi,

vorrei sottoporre alla vostra attenzione un tema di straordinaria importanza per noi sardi, che non ha colore politico ma interessa tutti indistintamente: quello della”insularità”.

Il 22 ottobre 2017 i cittadini delle regioni della Lombardia e del Veneto saranno chiamati a esprimersi su due referendum , che nella sostanza chiedono loro se sono d’accordo sul fatto che una parte maggiore delle tasse e dei contributi previdenziali di quella attuale resti nei loro territori. Ovviamente è facile dedurre che sarà un plebiscito per il SI ed è altrettanto immediato immaginare quali saranno le ricadute devastanti per la Sardegna: .

L’impatto di questo referendum consultivo avrà un impatto fortissimo sulla riparazione dei fondi tra le regioni ed in particolare per la Sardegna che è caratterizzata da un disavanzo di circa 5 miliardi di euro.

Ecco perché è di fondamentale importanza unire le forze perché il gap geografico permanente e grave che solo la Sardegna sconta venga riconosciuto.

Non per avere elemosine dallo Stato, ma per avere pari dignità con le altre Regioni.

Questo comitato promotore che sarà costituito da istituzioni e non, di ogni appartenenza politica nasce per promuovere una battaglia di tutti noi e richiedere (possibilmente) lo stesso giorno dei referendum lombardo-veneto, lo svolgimento di un referendum sardo, il cui oggetto è inserire nella Costituzione l’obbligo per lo Stato di tenere conto nelle proprie leggi del criterio della Insularità, così come è scritto nella Convenzione Europea.

Questa battaglia appena lanciata ha già interpellato anche il Presidente della Regione Francesco Pigliaru sottolinenando che va al di là delle appartenenze, una battaglia che deve coinvolgere tutta la popolazione sarda.

Nei giorni scorsi si è costituito per affiancarla anche un comitato scientifico apartitico di cui fanno parte decine di personalità del mondo della cultura e del lavoro tra cui il Prof. Paolo Savona, il Dr. Gavino Sanna, il Prof. Massimo Carpinelli Rettore dell’Università di Sassari, il Prof. Pasquale Mistretta già Rettore dell’Università di Cagliari, il Dr. Ettore Angioni già Procuratore Generale della Repubblica, Dr.ssa Simonetta Sotgiu Giudice della Corte di Cassazione, Prof.ssa Maria Antonietta Mongiu Archeologa, Prof. Giovanni Lobrano ordinario di Diritto romano presso l’università di Sassari.

Questa battaglia dovrà essere portata in tutti territori sardi attraverso tutti voi con un vostro comitato che affianca il comitato scientifico sopraccitato senza distinzione di colore politico.

Ecco perché chiediamo a ognuno di voi a nome del Comitato promotore una adesione anche con una semplice mail perché questa battaglia della nostra terra diventi un caso nazionale.

Come in altre battaglie promosse e forse questa di gran lunga più importante, mi sento di dire personalmente, che è importante la vostra forza per costituire un “comitato degli amministratori locali per l’insularita”.

Il Comitato Promotore

VARGIU: «Solo uno spiazzo inutile»

Né carne né pesce

«Invece del sogno della grande piazza – ha commentato Pierpaolo Vargiu, deputato dei Riformatori – in via Roma va in onda la rappresentazione di un desolato spiazzo senza senso e senza fascino, che certica il fallimento di un’amministrazione che, come un Re Mida al contrario, svilisce la ricchezza della città, pensa sempre in piccolo ed è incapace di realizzare grandi progetti, di cui ha vitale bisogno l’economia e l’identità di Cagliari». Per il parlamentare cagliaritano, la chiusura al traco del lato portici «collassa il modestissimo traco cittadino di ferragosto, senza dare (quasi) niente in cambio ai cagliaritani». Aggiungendo: «La grande piazza sul mare in via Roma resta uno straordinario obiettivo che può cambiare la faccia della città, dandole un meraviglioso biglietto da visita in grado fare innamorare il mondo ed è per questo che è davvero doloroso per tutti accontentarsi di questa chiusura misera che non è né carne, né pesce: serve a poco e crea svantaggi a tutti»

fonte: unionesarda

DEDONI: Continuità territoriale, i sardi finanziano la fondazione di Renzi a loro insaputa

“Servono anche a finanziare la fondazione Open di Matteo Renzi, i 72 milioni che ogni anno lo Stato elargisce a Tirrenia per gestire le rotte in regime di continuità territoriale da e per la Sardegna, insieme ai guadagni sulla vendita dei biglietti per i traghetti a tariffe che non possono certo definirsi agevolate. Quanto riportato nell’inchiesta che compare sulla prima pagina del ‘Fatto Quotidiano’ di oggi può essere facilmente verificato sul sito Internet della Fondazione: risultano contribuzioni da parte di Vincenzo Onorato, attuale proprietario di Tirrenia, e di Moby, altra compagnia di navigazione di proprietà del gruppo Onorato, per un totale di 150 mila euro, che fa dell’armatore napoletano uno dei principali sponsor dell’ex Presidente del Consiglio”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Quando parliamo della necessità di un riconoscimento costituzionale per lo status di insularità della Sardegna, bisogna tenere ben presente quali sono gli interessi e le commistioni tra politica e affari che prosperano sul mantenimento della nostra Isola in una posizione subordinata rispetto alle altre regioni italiane, poco più di una colonia da cui tutti cercano di prendere e cui nessuno vuol dare ciò che le spetta di diritto”, prosegue Dedoni. “Come si può pensare di sedersi a trattare il rinnovo della convenzione per le rotte in continuità territoriale quando l’armatore che collega la Sardegna all’Italia in un regime di monopolio privato pressoché assoluto e il Governo nazionale sono collegati da interessi simili? Senza contare che anche la stessa Giunta regionale risponde alle direttive del partito di cui Renzi è tuttora segretario. Diventa fin troppo facile, allora, capire come mai il tavolo per la ridefinizione dell’accordo con Tirrenia, aperto a novembre dello scorso anno, non ha ancora prodotto nulla, lasciando la compagnia di Onorato libera di fare il bello e il cattivo tempo sulle rotte da e per l’Isola”.
“Se Onorato avesse voluto investire un po’ dei suoi guadagni per fare del bene alla collettività, avrebbe certamente fatto meglio a spendere quei 150 mila euro per finanziare una campagna per la promozione dei territori sardi”, conclude il capogruppo. “Così, invece, non fa altro che contribuire a mantenere la nostra Isola asservita ai poteri forti italiani della politica e della finanza”.

DEDONI: Entrate, Soru unico nel centrosinistra in grado di ragionare con lucidità

“Finalmente scopriamo che nel centrosinistra c’è ancora qualcuno in grado di ragionare con una certa lucidità, fino ad ammettere che l’accordo Paci-Padoan sulle entrate deve essere disdetto e che la Regione deve pretendere il versamento delle quote erariali che le spettano fino all’ultimo centesimo: finora, l’on. Soru si è dimostrato l’unico esponente della maggioranza capace di parlare di autonomismo in termini concreti, cercando soluzioni ai problemi reali della Sardegna, non certo come le iniziative mediatiche di qualche suo alleato che sbandiera propositi astratti di indipendenza per reclamare un po’ di visibilità anche durante le ferie estive”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni, commentando le interviste all’eurodeputato del Partito Democratico, Renato Soru, sui quotidiani sardi oggi in edicola. “Le parole di Soru dovrebbero essere d’esempio anche a chi, nei giorni scorsi, cercava di lanciare messaggi sottotraccia alla Giunta, sollecitando l’approvazione del bilancio di previsione per il 2018 entro la fine di quest’anno”, prosegue Dedoni. “Un bilancio tutto da inventare, se la Regione non può contare sulle sue entrate, che lo Stato continua a non versare come ha sempre fatto. Come si può pensare di sostenere l’economia e superare le emergenze dei vari comparti in difficoltà? L’agricoltura, l’artigianato, il turismo, l’industria: tutti hanno bisogno di sostegno. Servono delle politiche attive del lavoro, che oggi non esistono. Che fine ha fatto, ad esempio, la formazione professionale? C’è da investire sulla continuità territoriale, sulla viabilità interna, sulla gestione delle risorse idriche, oltre a ripianare il deficit sanitario. Insomma, servono migliaia, non solo centinaia, di milioni di euro. E con quali risorse si pensa di farlo, considerate le difficoltà che si stanno incontrando anche solo per tirar fuori i 35 milioni necessari a salvare il comparto agropastorale?” “Per non dire del rilancio delle zone interne, per il quale si attende che la commissione consiliare competente prenda in esame le tante proposte di legge depositate”, conclude il capogruppo. “Se la Regione avesse le proprie entrate, si potrebbero affrontare le tematiche dello spopolamento e della desertificazione con uno straccio di progettualità politica, anziché ripulirsi la coscienza in vista delle elezioni con uno stanziamento generico in bilancio. E non si rischierebbe neanche di perdere i fondi comunitari, come invece si sta facendo ora con una programmazione territoriale lenta, farraginosa e calata dall’alto, che non affronta nessuno dei veri problemi delle aree disagiate”.

Insularità’: una battaglia talmente forte che sfonda anche ad agosto. La Sardegna si unisce intorno alla bandiera del principio di insularità!

Insularità’: una battaglia talmente forte che sfonda anche ad agosto. La Sardegna si unisce intorno alla bandiera del principio di insularità!
Mentre crescono le adesioni di importanti personalità al Comitato Scientifico, parte con il botto anche il comitato degli amministratori: sono già scesi in campo 70 sindaci, con oltre 300 tra consiglieri e assessori, pronti a mettere a ferro e fuoco la Sardegna per ottenere ciò che ci spetta di diritto!
L’iniziativa referendaria per l’inserimento del principio dell’insularita in Costituzione, lanciata soltanto da una settimana, trova dunque spazi crescenti.
Tra i sindaci hanno aderito Andrea Lutzu (sindaco di Oristano) Roberto Ragnedda (Arzachena), Giorgio Alimonda (Portoscuso), Ivan Mameli (Barisardo), Roberto Uda (sindaco di Loceri), Diego Loi (Santu Lussurgiu), Antonio Cappai (Guamaggiore), Paola Secci (Sestu), Flavia Loche (Tonara), Tomaso Locci (Monserrato), Giusepppe Fasolino (Golfo Aranci),Massimo D’Agostino (Bonorva), Massimo Cannas (Tortolì), Antonello Figus (Santa Giusta), Marco Falchi (Muravera), Costantino Tidu (Teti), Gianfranco Trullu (Perdaxius),Marco Pisano (Mandas),Giovanni Porcu (Irgoli), Domenico Gallus (Paulilatino), Andrea Piroddi (Ilbono),Maristella Lecca (vice sindaca Monserrato), Sandro Pili (Terralba), Claudio Pinna (Zeddiani), Martino Salis (Oliena), , Celestino Pitzalis (Tuili), Luca Pilia (Isili), Andrea Nieddu (Berchidda), Fausto Orrù (Gonnosfanadiga), Giovanni Santo Porcu (Galtelli’), Pietro Moro (Laerru), Gabriella Mameli (vice sindaca Selargius), , Vincenzo Cosseddu (Benetutti), Ester Satta (Olzai),Marco Atzei (Pompu), Mario Sassuolo (Siligo),Marco Floris (Siris), Andrea Santucci (Marrubiu), Serena Massa (Senis), Alessandro Scano (Decimoputzu), Pierandrea Deias (Nuxis), Giorgio Scano (Simala), Mauro Steri (Gonnosno’), Luciano Barone (Mamoiada), Antonio Diana (Stintino), Renzo Ibba (Morgongiori), Gianfranco Pinducciu (Telti), Gianni Orru’ (Busachi), Pierpaolo Sitzia (Gonnoscodina), Agostino Pirredda (Luogosanto), Elio Mameli (Villaspeciosa), Alessio Piras (Selegas), Franceschino Serra (Pau), Giovanni Daga (Nuragus), Antonello Pirosu (Villaperuccio), Antonello Demelas (Samugheo), Paolo Spezziga (Valledoria), Francesco Caggiari (Bortigali), Tito Loi (Osini), Pietro Arca (Sorradile), insieme a 312 amministratori comunali.

Un segnale molto forte quello che stanno dando gli amministratori locali con un numero di adesioni che cresce di ora in ora.
La mobilitazione ha avuto una forte accelerazione a seguito dell’indizione dei referendum che si terranno in Lombardia e Veneto il 22 ottobre prossimo, finalizzati ad ottenere “particolari forme di autonomia” e maggiori risorse: un evento di forte impatto politico, destinato a modificare radicalmente il sistema di ripartizione delle risorse tra le regioni italiane. La Sardegna nella sua condizione di insularità ha uno svantaggio geografico permanente e grave, di cui la comunità nazionale sembra non accorgersi. Da qui l’idea di portare il caso Sardegna all’attenzione del dibattito politico e dell’opinione pubblica nazionale: il “caso Sardegna”, attraverso un referendum sardo.

In prima linea da oggi dunque anche i sindaci e tutti gli amministratori: “È stata una risposta immediata, forte e entusiasta – ha dichiarato Lucia Tidu del comitato promotore del referendum che coordina il gruppo Amministratori a sostegno del referendum. Il segnale fortissimo dato dai sindaci e amministratori in pochi giorni ci portera’ a fine agosto con la maggioranza dei sindaci sardi a una grande mobilitazione.”

Ribadisce Roberto Uda sindaco di Loceri (pd) – “una battaglia di tutti i sardi che va oltre tutte le appartenenze politiche e che porteremo avanti nei nostri territori”, mentre aggiunge Giuseppe Fasolino, sindaco di Golfo Aranci (FI): “il riconoscimento della insularita’ in costituzione e’ centrale per lo sviluppo della nostra Sardegna, qualsiasi strumento che possiamo mettere in campo lo perseguiremo con la massima determinazione”.

Roberto Frongia, coordinatore del Comitato referendario sottolinea come “queste adesioni, che seguono di pochi giorni la formazione del Comitato scientifico, servono a legare in modo formidabile la battaglia Referendaria ai diversi territori sardi”.

Ancora la Tidu aggiunge “questa battaglia va al di là di ogni appartenenza politica e gli amministratori ne hanno dato un segnale fortissimo.
Questa è la nostra battaglia, la battaglia di tutti noi sardi uniti e coesi “.

Frongia da parte sua ribadisce che la raccolta delle firme inizierà ai primi di settembre e si protrarrà sino alla fine dell’anno. “Contiamo di avrete molte decine di migliaia di adesioni, per riaffermare che essere isolani non voglia dire essere isolati. Non per avere assistenzialismo ma semplicemente pari opportunità: vogliamo gli stessi diritti e le stesse opportunità degli altri cittadini italiani. Nulla di più, ma neanche nulla di meno.”

Cossa: rete ospedaliera. Da respingere soluzione trovata per La Maddalena. Presenteremo emendamenti in aula

“La chiusura del punto nascite presso l’Ospedale Paolo Merlo di La Maddalena ha scatenato clamorose proteste da parte della popolazione dell’Isola, approdate sui media nazionali.
Al di là dei principi generali, alcune specificità necessitano di approccio differente: è tipico il caso di importanti comunità che vivono in territori difficilmente raggiungibili, per le quali si devono studiare soluzioni adeguate: questo è il caso de La Maddalena.
Le condizioni meteorologiche complessive (in particolare quelle relative alla forza del vento) rendono talora inaccessibile via mare l’Isola de La Maddalena e potrebbero impedire  anche il volo degli elicotteri.
Anche in considerazione delle sue peculiarità logistiche, l’isola di La Maddalena e’ oggi dotata di un presidio ospedaliero (il Paolo Merlo), con particolare vocazione alla gestione della emergenza-urgenza, presso il quale è sempre stato attivo un “punto nascita”.
Essi per sua natura non supportato da alti numeri di parti/anno, ma è stato sempre ampiamente giustificato dalla necessità di garantire adeguati percorsi alle puerpere dell’isola, che consentissero la gestione di qualsiasi complicanza o precipitazione dei tempi, mantenendo comunque le garanzie più alte possibili per tutte le donne maddalenine.
La sua soppressione può essere evitata garantendo le indispensabili duttilità organizzative necessarie per contemperare le esigenze di qualità della prestazione con quelle di sostenibilità.
La cancellazione del punto nascita del P.O. Paolo Merlo espone la popolazione residente a rischi di salute che confliggono con la certezza dei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dalla normativa nazionale. A questo punto presenteremo in aula gli emendamenti necessari alla rete ospedaliera”

Cossa e Frongia (Riformatori): Igea sopprime il servizio di analisi ambientale e rivela l’assenza di un serio piano industriale

“Sopprimere il servizio di analisi ambientale significa abdicare ad un pezzo del ruolo strategico della società, servizio che in passato ha predisposto una serie di Piani della Caratterizzazione, acquisiti dal Ministero dell’Ambiente.
E’ bene rammentare come il Laboratorio Chimico (fino al 2016 con certificazione di qualità), gestito dal servizio soppresso, si sia occupato negli anni di verificare la presenza di inquinanti nelle matrici di suolo e sottosuolo e nelle acque, rivelando, tra l’altro, una cattiva gestione della falda sotterranea da parte della stessa società.” Lo sostengono il consigliere regionale Michele Cossa e il presidente dei Riformatori Roberto Frongia.
“La Regione dovrebbe garantire, inoltre, che pompaggi estemporanei e forzati possano alterare il delicato equilibrio idrogeochimico della falda iglesiente onde evitare drammatiche variazioni chimiche durante i prelievi, come già accaduto. Inoltre non possiamo non sottolineare la mancanza di una gestione strategica della società, ovvero risulta palesemente assente il modo di condurre l’organizzazione in base a una qualsiasi strategia. Tutto ciò deriva dall’assenza del controllo analogo da parte della Regione.” Continuano i due esponenti Riformatori. “È necessario che la Regione intervenga con urgenza, anche sull’adeguatezza dell’organizzazione del lavoro e delle figure professionali preposte a gestire le scelte, tenendo ben presente che la mancanza di un controllo analogo coinvolge la responsabilità del Presidente della Giunta Regionale che avrebbe dovuto allestire strutture organizzative e di professionalità interne capaci di consentire un adeguato espletamento delle funzioni di vigilanza, indirizzo e di controllo, affinché la partecipazione societaria sia accompagnata dal diligente esercizio di quei compiti di supervisione che la qualità di socio, comporta”. Concludono Frongia e Cossa.

DEDONI: Finanziaria, si prevedono tempi lunghi per mancanza di risorse

“L’opposizione sarebbe la prima ad essere soddisfatta se davvero, come si augura l’on. Sabatini, la Regione fosse in grado di dotarsi del proprio bilancio per il 2018 entro la fine di quest’anno. Al di là dell’intenzione di far pervenire qualche messaggio sottotraccia all’assessore Paci, che rientra evidentemente in questioni interne al centrosinistra in cui non ci interessa addentrarci, giova però ricordare che Giunta e maggioranza non sono mai state in grado, in questa legislatura, di approvare la manovra finanziaria entro i termini previsti e che, visto lo stato delle entrate regionali, anche per quest’anno si parla più di una chimera che di un reale obiettivo”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, replicando a quanto affermato in questi giorni sui quotidiani dal presidente della Terza Commissione, Franco Sabatini.
“E’ vero che è necessario sostenere l’economia e superare le emergenze dei vari comparti”, sottolinea Dedoni. “L’agricoltura, l’artigianato, il turismo, l’industria: tutti hanno bisogno di sostegno. Servono delle politiche attive del lavoro, che oggi non esistono. Che fine ha fatto, ad esempio, la formazione professionale? C’è da investire sulla continuità territoriale, sulla viabilità interna, sulla gestione delle risorse idriche, oltre a ripianare il deficit sanitario. Insomma, servono migliaia, non solo centinaia, di milioni di euro. E con quali risorse pensa di farlo, l’on. Sabatini, considerato che la Regione non è sicura neanche di riuscire a tirar fuori 35 milioni per affrontare lo stato di emergenza del comparto agropastorale? Al di là degli slogan, è evidente che ci aspetta un teatrino già visto: improbabili appelli al Governo affinché ci conceda la clemenza di ridurre l’ammontare degli accantonamenti, nessuna azione seria per imporre allo Stato il versamento di tutte le quote erariali che ci spettano ai sensi dell’art. 8 dello Statuto, qualche amichevole pacca sulla spalla dal ministro di turno e un bilancio da inventare, che nella migliore delle ipotesi sarà approvato ad aprile senza neanche le risorse per finanziare le spese più necessarie”.
“Per quanto riguarda le zone interne, invece, sarebbe opportuno che la commissione consiliare competente si decidesse ad esaminare le tante proposte di legge che sono state presentate”, conclude il capogruppo. “Si riuscirebbe così, finalmente, ad affrontare le tematiche dello spopolamento e della desertificazione con uno straccio di progettualità politica, anziché ripulirsi la coscienza in vista delle elezioni con uno stanziamento generico in bilancio: si potrebbero ottenere risultati migliori investendo meno risorse. E non si rischierebbe neanche di perdere i fondi comunitari, come invece si sta facendo ora con una programmazione territoriale lenta, farraginosa e calata dall’alto, che non affronta nessuno dei veri problemi delle zone interne”.

«Patto di fine legislatura per Alghero»

E´ ciò che chiedono i Riformatori Sardi, che per bocca di Andrea Montis parlano di “amministrazione controllata”, perchè contrari all’ulteriore arrivo di un commissario alla guida dell’amministrazione algherese

«Quella allegra coalizione creata da Mario Bruno al solo scopo di vincere le elezioni e che noi Riformatori di Alghero da tempo andiamo definendo come un’autentica arlecchinata, è giunta al capolinea. In un futuro prossimo gli elettori ben potranno esprimere, nelle urne, il proprio giudizio in merito. Come Partito dei Riformatori, però, pur bocciando in toto l’azione amministrativa di Bruno, non possiamo non esprimere la nostra contrarietà all’ulteriore arrivo di un commissario alla guida dell’amministrazione».
Quello che chiede Andrea Montis è semplice: «Si colga il momento di difficoltà quale opportunità di richiamo al buon senso che va oltre le posizioni di appartenenza politica. Una seria presa di responsabilità nei riguardi della nostra comunità e del nostro territorio». «Tanto premesso – sottolinea – riteniamo che Alghero e gli Algheresi debbano, oggi, esser accompagnati alle prossime elezioni da un “amministrazione controllata” di tipo transitorio che, composta da tutte le forze presenti in aula, con ampio spettro di rappresentanza restituisca dignità all’aula di via Columbano attraverso la realizzazione di 4 o 5 punti di interesse generale (concordati tra tutte le forze e garantiti da un “patto di fine legislatura), urgenti e utili per la città ed i cittadini».
I Riformatori invitano pertanto il Sindaco e tutti i consiglieri, siano essi a sostegno dell’amministrazione che di opposizione, «ad individuare il percorso condiviso da noi indicato». «Chi, per motivi meramente ideologici o personali che oggi niente hanno a che fare con il bene della città, ritenesse una simile strada non percorribile, dovrebbe, se sostenitore del Sindaco dimettersi e se in opposizione recarsi dal notaio e chiudere definitivamente questa storia. Tutto il resto è fuffa e tatticismo politico; gli algheresi sono stanchi» conclude Andrea Montis.

fonte: alguer.it
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