Insularità, Cossa (Riformatori): “Soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento per l’insularità”

Insularità, Cossa (Riformatori): “Soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento per l’insularità inserito nel DEF. Adesso una proposta di legge costituzionale firmato da tutti i gruppi per l’inserimento in Costituzione”

“L’Insularità deve essere un diritto per tutti i sardi. Per questo esprimiamo piena soddisfazione per l’inserimento dell’emendamento nel DEF presentato dal Vice Capogruppo al Senato del Gruppo Lega-Psd’Az Christian Solinas”.

Lo afferma il Consigliere Regionale dei Michele Cossa, che fa parte del, u Comitato per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione, evidenzia che si tratta “di un risultato che per la prima volta vede le nostre istanze portate all’attenzione nazionale, che impegnerà il Governo a prevedere misure di compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione insulare”.

Una vittoria che, per Cossa, “rappresenta un primo piccolo ma significativo passo verso la pari opportunità delle isole rispetto alle altre regioni italiane”.

“Per questo – conclude – auspichiamo che una proposta di legge costituzionale per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione possa essere presentato con la firma di tutti i gruppi politici presenti in Parlamento, così da affiancarlo a quello presentato depositato la settimana scorsa ala Senato che è stato sottoscritto da oltre 100mila sardi”.

DEDONI (Riformatori): Prezzo del latte, stop a campagna elettorale per riunire d’urgenza il Consiglio regionale

“Se davvero le forze politiche hanno a cuore il presente e il futuro della nostra terra, dovrebbero avere il coraggio di sospendere la campagna elettorale per consentire di riunire con la massima urgenza il Consiglio regionale affinché si affronti l’emergenza rappresentata dallo scandaloso calo nel prezzo del latte ovino, una sciagura che per la Sardegna è pari a una calamità naturale di portata epocale”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Nel corso dell’ultima sessione di lavori dell’Aula, sono stato l’unico, probabilmente perché uno dei pochi consiglieri uscenti non ricandidati, che ha cercato di portare all’attenzione di una classe politica con la testa altrove il più grave problema che affligge il sistema economico isolano”, sottolinea Dedoni. “Il comparto agropastorale rappresenta la voce più importante del nostro prodotto interno lordo, abbandonare i pastori al loro destino significa lasciar andare alla deriva l’intera Sardegna, alla faccia dei proclami sbandierati sotto il naso degli elettori dai vari candidati in cerca di voti. E’ semplicemente vergognoso anche solo immaginare il latte pagato a meno di 60 centesimi e gli agnelli a poco più di due euro, eppure la politica non sta facendo nulla di concreto per affrontare una situazione esplosiva, pur avendo gli strumenti e la possibilità di farlo. Il Consiglio regionale non è disciolto, è in carica e nel pieno dei suoi poteri, pertanto non c’è alcuna ragione per cui non si debba riunire in via straordinaria per affrontare la più grave emergenza che ha colpito la nostra Isola nel corso di questa legislatura”.
“La campagna elettorale cui stiamo assistendo è a dir poco avvilente”, conclude il capogruppo. “Nessuno parla dei veri problemi che attanagliano i sardi, come il prezzo del latte o come il riconoscimento della condizione di insularità e il recupero dell’enorme mole di crediti erariali che la Sardegna vanta nei confronti dello Stato, dagli accantonamenti alle accise sui prodotti petroliferi. Piuttosto che continuare a parlare del nulla, i partiti farebbero una più bella figura se per un giorno mettessero da parte la propaganda e si riunissero per cercare risposte serie e concrete che consentano di mettere in salvo il settore trainante della nostra economia”.

DEDONI: Formazione professionale, spot elettorale della Giunta dopo cinque anni  di silenzio

“Dopo cinque anni in cui non ha mosso un dito, la Giunta regionale, a
pochi giorni dalle elezioni, sembra aver finalmente scoperto l’esistenza della formazione professionale. E lo ha fatto in pompa magna, con un gran galà in un hotel cagliaritano in cui è stata presentata la nuova offerta formativa regionale: un finanziamento di oltre 16 milioni di euro (fondi europei, perché la Regione non ha in cassa un euro nonostante abbia ‘trionfalmente risolto’ le vertenza con lo Stato su entrate e accantonamenti) per la bellezza di 300 posti, a fronte di 79 mila disoccupati conteggiati nelle statistiche ufficiali (quindi molti
di più nella realtà)”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per
l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Per cinque anni, la Giunta dei Professori ha visto la formazione
professionale come il fumo negli occhi, dall’alto di quella visione
classista che riconosce una dignità alla sola formazione accademica e che mai riuscirebbe a concepire l’esistenza di un mondo al di fuori
delle Università e di lavori per i quali non è necessaria la laurea”,
prosegue Dedoni. “Si è andati avanti nel solco inaugurato dalla giunta Soru, quando si è demolito l’intero sistema regionale della formazione, lasciando in mezzo a una strada migliaia di giovani per i quali la scelta oggi è tra la disoccupazione in Sardegna e un’emigrazione da
affrontare senza alcun bagaglio formativo spendibile. Non solo, perché si è impoverito lo stesso mercato del lavoro isolano, dove mancano numerose figure specializzate che potrebbero facilmente trovare un impiego. Per assurdo, se si dovesse finalmente realizzare la dorsale per l’approvvigionamento del metano, sarebbe necessario ‘importare’ saldatori, perché abbiamo smesso di fare formazione”.
“Una delle più grandi sfide che attende il prossimo governo
regionale è quella di ripristinare un vero sistema di formazione
professionale, che dia ai nostri giovani delle competenze reali e che
fornisca alle aziende le figure di cui hanno bisogno”, conclude il
capogruppo. “E’ una riforma indispensabile anche per arrivare finalmente ad aggredire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica, che in questi cinque anni non è arretrato di un millimetro anche per colpa delle politiche classiste e centraliste dell’esecutivo, il quale ha eliminato la formazione professionale e chiuso le scuole nei piccoli comuni, impoverendo ulteriormente i territori e contribuendo al loro spopolamento”.

Cossa e Meloni (Riformatori): il centro-sinistra dovrebbe chiedere scusa in ginocchio ai sardi

Con squilli di tromba festanti, lustrini , ballerine emani da circo il Presidente uscente della Regione Pigliaru e il suo assessore al Bilancio, pure lui uscente, hanno convocato una conferenza stampa per festeggiare adeguatamente la sentenza della Corte Costituzionale che, giudicando sul contenzioso tra lo Stato e la Regione relativamente alla legge Finanziaria del 2017, ha giustamente dato ragione a quest’ultima.
Indubbiamente si tratta di un successo per la Sardegna ma non perchè ci restituirà il maltolto ma semplicemente perchè dice che lo Stato non può continuare a saccheggiare le casse regionali .  La Corte nella sentenza n.6 afferma che nel definire gli accordi di carattere finanziario Stato e Regione devono fare riferimento ai parametri fissati dalla legge 42 del 2009, esattamente quel che chiedeva la Giunta Cappellacci. Inoltre la Consulta bacchetta lo  Stato per l’inosservanza delle precedenti sentenze della CC. in barba agli sprovveduti che  invece si accordavano per disapplicare i pronunciamenti della Suprema Corte e concordavano di ritirare i ricorsi degli anni passati  .
La faccenda viene presentata dal nostro duo come un successo storico dovuto alla loro straordinaria abilità cui sardi sono sobriamente invitati a concedere un trionfo tipo generali romani dopo le loro vittoriose guerre di conquista. In realtà la sentenza certifica il fallimento del percorso ostinatamente fin qui seguito da Paci
Non è certo nostra intenzione negare l’importanza della sentenza non foss’altro perchè attesta inequivocabilmente quanto fosse giustificata la ferma opposizione agli strampalati accordi firmati dalla Giunta Pigliaru. Perciò francamente i toni entusiastici e i proclami della maggioranza sembrano oggi quantomeno fuor di luogo, probabilmente non hanno ben compreso cosa dice la Corte.
Hanno dimenticato che nel 2014 Pigliaru e Paci ritrarono i ricorsi presentati dalla Giunta Cappellacci e assicurarono i sardi che grazie alla loro abilità negoziale lo Stato da lì in poi non avrebbe più conculcato i diritti dell’isola e sopratutto non ne avrebbe più rapinato le risorse.
Il risultato è stato che in questo quadriennio il Governo ha turlupinato i due ingenui Pinocchi che a loro volta hanno raccontato ai stadi le favole più inverosimili.
Quando finalmente si sono svegliati hanno cominciato a presentare i ricorsi e adesso, dopo anni in cui la Sardegna ha dovuto sacrificare sull’altare del Bilancio dello Stato un paio di miliardi.
Un paio di miliardi!!!
Insomma invece di pavoneggiarsi per un successo  molto parziale (riconoscimento di essere stati fregati) in articulo mortis (politica, s’intende) il centrosinistra dovrebbe chiedere scusa in ginocchio perché se, come glia abbiamo ripetuto tutti quanti in tutte le salse, avessero mantenuto in piedi i ricorsi della Giunta di centrodestra la Sardegna in questi anni avrebbe avuto a disposizione due miliardi in più.
Però ad essere sinceri un motivo di speranza e di grande ottimismo la sentenza ce lo offre: si dovranno riaprire i tavoli per la definizione dei rapporti finanziari tra Stato e Regione e a quei tavoli Pigliaru e Paci non potranno più sedersi.
Questa si che è una splendida certezza.
Franco Meloni e Michele Cossa
/ In Comunicati Stampa / By admin / Commenti disabilitati su Cossa e Meloni (Riformatori): il centro-sinistra dovrebbe chiedere scusa in ginocchio ai sardi

IL CENTRODESTRA DEVE CAMBIARE LA LEGGE SUL CINEMA!

A cura del Centro Studi dei Riformatori Sardi. Con la collaborazione di Enrica Anedda di Cinemecum

RIFORMATORI: FILM COMMISSION DEVE ESSERE MOTORE DI SVILUPPO ECONOMICO, BASTA BUROCRAZIA E CAMINETTI FRA AMICI!

La Legge regionale n. 15 del settembre 2006 aveva portato grandi aspettative tra gli operatori del cinema e dei servizi sardi.

Sembrava che la Sardegna potesse finalmente essersi dotata di uno strumento moderno e funzionale, che raggiungesse due grandi obiettivi:

1) Supportare i talenti sardi per la realizzazione di prodotti cinematografici in grado di raggiungere il mercato globale, raccontando la Sardegna e producendo un importante “indotto” in termini di marketing, promozione e occupazione . 

2) Attrarre in Sardegna le grandi produzioni  nazionali ed internazionali, fornendo set naturali e servizi in grado di creare ricchezza e occupazione sostenibile.

 SONO STATI CENTRATI GLI OBIETTIVI?

Neppure per sogno! (altro…)

Lettera aperta ai Parlamentari sardi per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione [di Roberto Frongia e Maria Antonietta Mongiu]

“La Sardinia volgarmente Sardignia, come attesta Tolomeo è circondata a oriente dal mare Tirreno, a meridione dal mare d’Africa, a occidente dal mare Sardo e a settentrione dal mare che la separa dalla Corsica”. Così inizia la Sardinia brevis historia et descriptio, scritta nel 1549 da Sigismondo Arquer e pubblicata l’anno successivo a Basilea da Sebastian Münster nella sua Comosmographia universalis.

Grazie al grande umanista cagliaritano, arso vivo per la sua opera a Toledo nel 1571, l’isola è presente nella Comosmographia; tappa fondamentale nella storia dell’umanità perché racconta il mondo allora conosciuto con un corredo cartografico mai visto prima. (altro…)

Accise: IL TOTOPRESIDENTE E’ IMPORTANTE, MA IL PROGETTO PER LA SARDEGNA LO È MOLTO DI PIÙ!

IL CENTRODESTRA INIZI A SPIEGARE AI SARDI QUALCHE BUON MOTIVO PER
VOTARLO: CHIEDIAMO ALLO STATO LE ACCISE CHE CI SPETTANO!
I Riformatori rivolgono un accorato appello a tutti i partiti e movimenti che parteciperanno alla
coalizione di centrodestra che deve vincere le prossime elezioni regionali di febbraio: non
limitiamoci a denunciare il disastro-Sardegna di questo governo regionale di centrosinistra e
neppure incartiamoci sulla scelta – pur importantissima – del candidato Presidente!
Iniziamo invece a spiegare insieme ai sardi i mille buoni motivi per cui dobbiamo cambiare
insieme la Sardegna e le cose concrete che abbiamo in mente di fare.
Si parte oggi con le accise sui carburanti: una battaglia che i Riformatori hanno già provato a
combattere sino in fondo e che l’intero centrodestra ha fatto propria con la norma che venne
inserita nella Finanziaria Regionale del 2009.
Si riparte oggi con la battaglia interrotta dalla Giunta dei Professori che – nel 2014 – aveva
sperato che il governo Renzi fosse un “governo amico” e si era illusa di spuntare accordi
economici vantaggiosi per la Sardegna, rinunciando a difendere sino in fondo i nostri diritti.
Oggi anche il centrosinistra si è reso conto che niente verrà concesso ai sardi senza battaglia: ma
bisognerà prima porre rimedio ai danni che sono stati fatti, partendo dall’immediata
cancellazione dell’intesa tra Stato e Regione Sardegna sottoscritta proprio dalla Giunta Pigliaru
che certifica la resa senza condizioni della Sardegna!
Con un emendamento alla legge finanziaria 2019 e al Bilancio 2019 -2021, i Riformatori
invitano l’intero centrodestra a rimettere in campo la sfida che riporti in Sardegna i soldi
delle accise sul petrolio e sulla benzina, che ci spettano e ci sono state negate dallo Stato
con la complicità di Pigliaru e dei suoi professori!
COSA DEVE FARE IL CENTRODESTRA PER DIFENDERE I DIRITTI CALPESTATI DEI
SARDI?
Per superare questa vergogna, che appare frutto di una inaccettabile sudditanza del governo
regionale nei confronti del governo centrale, occorre rilanciare l’iniziativa dei Riformatori Sardi
e dell’intero centrodestra che con tutte le proprie forze vuol vincere le elezioni di febbraio
2019. Non siamo soli: siamo forti del sostegno delle oltre 100 mila firme dei i cittadini della
Sardegna che – a nome di tuti i sardi – ci chiedono di rivendicare il diritto sacrosanto che
politicamente tiene conto di un elemento primario sul quale poggiano le nostre risorse: la
salvaguardia e tutela dell’ambiente.
Le accise sui prodotti petroliferi sono soltanto un parziale risarcimento dell’elevato prezzo che
siamo chiamati a pagare ogni giorno per effetto del forte impatto e condizionamento ambientale
che la raffineria della SARAS pone su uno dei tratti delle nostre coste di maggior pregio,
condizionamento che si estende anche all’intera area vasta cagliaritana, nella quale risiede oltre
1/3 della popolazione sarda.
Non possiamo dimenticarci che l’area occupata dalla raffineria della SARAS Petroli è contigua
all’abitato del Comune di Sarroch, ha una superficie complessiva di oltre 2.400 ettari e si
sviluppa su un fronte costiero di oltre 8 Km, affacciandosi sul golfo di Cagliari, ritenuto da un
punto di vista ambientale, naturalistico e storico, a ben ragione, uno dei siti costieri più
pregevoli al mondo.
Non ci sono soldi che possono ripagare lo sfregio alle bellezze paesaggistiche della
nostra Isola, il maggior rischio per la salute dei residenti, l’inevitabile inquinamento
dei siti.
E’ però uno sfregio aggiuntivo che non ci vengano riconosciuti neppure i diritti al risarcimento
previsti dalle nostre stesse leggi di valore costituzionale.
I Riformatori, chiedono dunque all’intero schieramento di centrodestra di essere
compatto e determinato in questa battaglia fondamentale per la difesa dei diritti
della Sardegna!
Vogliamo finalmente ottenere giustizia per tuti i sardi e destinare una parte importante delle
risorse economiche che verranno recuperate agli interventi di tutela ambientale nell’area su cui
insiste l’azienda SARAS e all’abbattimento del prezzo della benzina e degli altri prodotti
petroliferi a favore dei consumatori nell’ambito del territorio regionale.
Insieme a tutto il centrodestra vogliamo dunque pervenire all’approvazione di un emendamento
alla legge Finanziaria 2019 e alla legge di Bilancio Regionale, possibilmente unanime così come
avvenne con l’approvazione dell’articolo 1 della Legge finanziaria del 2014, perché sia
riconosciuto il credito della Sardegna nei confronti dello Stato nella misura -forfettaria e
misurata per difetto- di 3 miliardi di euro, ben consapevoli che l’entità esatta del credito
vantato dalla Sardegna sarebbe invece di 3.948.168.000 euro, sulla base del computo effettivo
riferito ai dati dell’esercizio 2017.
3.948.168.000
LA STORIA DELLA VERTENZA ACCISE
La odierna iniziativa nasce oltre dieci anni fa, in tempi non sospetti, durante la XIII legislatura
regionale, nel lontano mese di agosto del 2008, con la presentazione della proposta di legge
nazionale n.9, poi reiterata nella successiva XIV legislatura in data 01.09.2009 con l’obiettivo di
dare concretezza e risorse finanziarie certe alla grande battaglia trasversale dei sardi,
denominata “vertenza sulle Entrate”.
Il riconoscimento dello Stato a favore della Regione Autonoma della Sardegna della
compartecipazione sulle accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna, e
non soltanto sui prodotti consumati in Sardegna, costituisce ancora oggi, una delle più grandi
conquiste del popolo sardo in difesa dei propri diritti costituzionali sanciti dall’articolo 8 dello
Statuto della Sardegna.
L’ENTITA’ DEI SOLDI SCIPPATI ALLA SARDEGNA
Una iniziativa storica con la quale si mise in mora lo Stato Italiano per rivendicare un credito che
la Sardegna vanta nei suoi confronti e la cui entità è probabilmente assai vicina alla imponente
somma di quattro miliardi/annui di euro.
Sembrerà incredibile, ma è possibile che la misura del credito sia persino stimata per difetto
tenendo conto:
a) dell’entità delle entrate computate nel bilancio consuntivo 2017 dello Stato, nel quale le
accise sui prodotti petroliferi incidono per 25 miliardi di euro;
b) della produzione dei prodotti petroliferi fabbricati dalla SARAS e immessi per i consumi
nazionali che totalmente e mediamente incidono, nell’ultimo decennio, per il 18-20% del totale
nazionale
I FONDAMENTI GIURIDICI DELLA NORMA
Il credito rivendicato ha origine dall’attuazione di quanto disposto dalla lettera d) del comma 1
e del comma 2 dell’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come modificato e integrato
dal comma 834 articolo 1 della Legge 296/2006).
E’ inequivocabile quanto stabilisce la lettera d) del primo comma dell’articolo 8 dello Statuto
della Sardegna: “Le entrate della Regione sono costituite: …d) dai nove decimi dell’imposta
di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della
regione “ .
L’ interpretazione di quanto indicato nella lettera d) del primo comma dell’articolo 8, non lascia
dubbi, in quanto correttamente definisce “le accise” come imposte di fabbricazione e non di
consumo. Pertanto l’applicazione dell’imposta è unicamente riferita al momento nel quale i
prodotti su cui grava varcano la soglia dello stabilimento della SARAS e al cui interno sono stati
fabbricati.
Il disposto della norma è ulteriormente rafforzato da quanto stabilisce il comma 2° dello stesso
articolo 8 : “ Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene
relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale , affluiscono , in
attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative , ad uffici finanziari
situati fuori del territorio della regione.”
Anche i meccanismi della riscossione dell’imposta convergono tutti verso questa limpida
interpretazione, così come l’ideazione dei così detti “depositi fiscali e depositi franchi”, posti
sotto i rigidi controlli degli Uffici Doganali e delle Entrate dello Stato, che sono nati proprio per
consentire lo spostamento nel tempo e nel territorio della riscossione dell’imposta, il cui
gravame è comunque giuridicamente e unicamente riferito al momento della fabbricazione ed il
soggetto obbligato al pagamento dell’imposta è il titolare del deposito fiscale dal quale avviene
l’immissione al consumo, così come disciplinato dal Testo Unico sulle Accise (D.Lgs. n. 504/1995,
integrato e modificato dal D.L. 452/2001 convertito con modificazioni, dalla Legge n. 16/2002).
Qualsiasi eventuale dubbio residuo se le accise sui prodotti petroliferi debbano ritenersi imposte
di fabbricazione (come è palese!) o imposte di consumo è definitivamente fugato dalla
sentenza n. 115 del 25 marzo 2010 pronunciata dalla Corte Costituzionale e relativa proprio al
giudizio per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Sicilia che (all’opposto della
Sardegna!) pretendeva di rivendicare il gettito derivante da imposte indirette (accise) sul
consumo di detti prodotti.
La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta della Regione Sicilia, chiarendo in maniera
inequivocabile che le accise sui prodotti petroliferi ed energetici sono «imposte di produzione»
e quindi di esclusiva competenza riservata allo Stato (o della Regione Sardegna a cui l’accordo
statutario le attribuisce), perché comunque non riconducibili alle «imposte di consumo» di cui
alla tabella D annessa alla normativa di attuazione statutaria –
Ad abundantiam, c’è infine, una sottolineatura fin troppo ovvia, che è necessario però ribadire.
Le accise sono imposte di fabbricazione sotto ogni punto di vista proprio perché -se così non
fosse- si arriverebbe al paradosso aberrante dell’esistenza di un’imposta sull’imposta, dal
momento che sull’imponibile-accisa viene applicata l’IVA.
LA BATTAGLIA DEI SARDI E DEI RIFORMATORI NEL 2014
Con l’articolo 1 della Finanziaria Regionale 2014, grazie anche alla spinta derivante dalla
mobilitazione popolare, promossa dai Riformatori Sardi, che ha permesso di raccogliere oltre
102 mila firme di sostegno, il Consiglio Regionale approvò all’unanimità l’iscrizione in Bilancio
di una entrata straordinaria annua simbolica di 1 miliardo di euro che, in misura forfettaria e
riservandosi ogni ulteriore accertamento di dettaglio dell’esatta cifra dovuta ai sardi, certificava
la corretta attribuzione alla Sardegna della compartecipazione sulle accise petrolifere maturate
nell’ambito regionale.
Coerentemente con le decisioni del Consiglio Regionale, Il 28 gennaio 2014 i Riformatori Sardi
organizzarono una manifestazione popolare di sostegno a Roma di fronte alla sede del Governo,
mentre una qualificata delegazione guidata dal deputato dei Riformatori Sardi Pierpaolo Vargiu,
veniva ricevuta dal Governo presso il Ministero dell’Economia.
IL GOVERNO “AMICO” E’ STATO IL PEGGIOR NEMICO DELLA SARDEGNA
Come forse era facile da prevedere, La Presidenza il Presidente del Consiglio dei Ministri tenta di
ignorare le giuste e evidenti ragioni dei sardi e, in data 27 marzo 2014, propone ricorso alla
Corte Costituzionale contro la Regione Sardegna per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell’articolo 1 comma 1 della LR n7 del 21.01.2014 (Finanziaria Regionale 2014),
che , come detto, introduceva il principio del riconoscimento della compartecipazione delle
accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna.
Imprevedibile è purtroppo la reazione della Regione. Invece che difendere la norma di legge del
Consiglio sulla compartecipazione alle accise, che tra l’altro era stata votata all’unanimità da
tutti i partiti, il nuovo Governo regionale si illude di spuntare accordi più vantaggiosi per la
Sardegna, rinunciando a difenderne le solidissime ragioni giuridiche davanti all’Alta Corte.
In cambio di vaghe promesse su ipotetiche maggiori entrate, la Presidenza della Regione
Sardegna commette dunque l’imperdonabile errore di abbandonare la difesa delle proprie
ragioni davanti alla Corte Costituzionale.
I Riformatori non ci stanno.
I Consiglieri Regionali dei Riformatori, Michele Cossa e Attilio Dedoni, in data 30 maggio 2014
hanno tentato di sopperire a questo tradimento della Giunta Regionale e hanno tentato di
costituirsi direttamente in giudizio davanti alla Corte Costituzionale per difendere la norma su
cui la Regione aveva invece alzato la bandiera bianca.
Purtroppo, la Corte ha respinto il loro tentativo ribadendo come soltanto la Presidenza della
Regione potesse essere legittimata alla difesa dei diritti dei sardi.
I Riformatori non si sono peraltro arresi neppure a questo punto: in data 5 marzo 2017, gli stessi
Cossa e Dedoni hanno assunto due ulteriori iniziative proponendo un ricorso alla Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo ed una petizione al Parlamento Europeo, richiedendo la condanna dello
Stato Italiano perché risarcisca la Regione Sardegna di tutti i danni morali e patrimoniali per
aver palesemente violato l’articolo 6, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo, nel momento in cui il loro ricorso avanzato alla Corte Costituzionale il 30 maggio
2014 è stato dichiarato inammissibile.

LE “NORME DI ATTUAZIONE”. L’ULTIMO, GRAVISSIMO ERRORE DI QUESTA GIUNTA
Ma la vicenda più vergognosa, che suona come una vera beffa e che fotografa la totale
inadeguatezza politica della Giunta Regionale, la si registra con la sottoscrizione del patto sulle
Norme di Attuazione dello Statuto in sede di Commissione Paritetica- Stato-Regione, relativo alle
norme di attuazione dell’articolo 8 del nostro Statuto Speciale in materia di Entrate Erariali
regionali, poi entrato in vigore con l’articolo 8 del D. Lvo 9 giugno 2016 n.114.
Un “patto” scellerato, che è stato blindato anche dal parere favorevole del Consiglio Regionale,
votato nel febbraio 2016, dalla sola maggioranza di centrosinistra.
Nel testo di tale “Patto”, al comma 1 dell’articolo 8, contraddicendo clamorosamente quanto
previsto dall’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come novellato dal patto Soru-Prodi) e
con una sorta di vero suicidio per la Sardegna, viene sancito che “le accise spettanti alla
Regione sono determinate sulla base dei prodotti immessi in consumo nel territorio
regionale”.
Il fatto che lo Stato abbia richiesto ed ottenuto dalla Regione la sottoscrizione di tale specifica
dizione, assurda e contradditoria rispetto allo Statuto e alle sentenze della Corte, è la conferma
più evidente che lo Stato sa benissimo di essere sempre stato in torto, mentre è assolutamente
esatto quanto sostenuto da sempre dai Riformatori!
Quale necessità ci sarebbe stata infatti di precisare e limitare nel “patto” che le entrate si
riferivano ai “prodotti immessi in consumo nel territorio regionale” se il testo della Legge
(l’articolo 8 novellato) fosse stato già chiaro al riguardo?.
In realtà l’articolo 8 dello Statuto dice l’esatto contrario e la norma statutaria è talmente chiara
che lo Stato ha tentato di coprirsi le spalle con un triplo salto mortale che pretenderebbe di
modificare lo Statuto (norma di rango costituzionale!) con un semplice accordo pattizio che,
com’è di tutta evidenza, è carta straccia se pretende di avere la forza giuridica di modificare la
Costituzione!
In definitiva, non c‘è davvero bisogno di avere qualche genio della Giurisprudenza: lo Statuto è
chiarissimo, le accise sono imposte di fabbricazione e non di consumo e alla Sardegna spetta la
compartecipazione nella misura dei 9/10 di tutte quelle “generate” nel territorio regionale, non
soltanto di quelle “percette in loco”.

Dedoni: “Insularità, fieri di un primo passo che è frutto della costanza dei Riformatori”

“Possiamo essere fieri di questo primo passo, che è frutto della grande costanza con cui i Riformatori hanno condotto la battaglia sull’insularità”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando il voto favorevole del Senato all’emendamento che prevede il riconoscimento del principio di insularità, con la compensazione finanziaria degli svantaggi che ne derivano, nel Documento di Economia e Finanza attualmente in esame.

“Ci sarà però ancora bisogno di un grande impegno nei prossimi mesi”, prosegue e conclude Dedoni, “affinché si possa ottenere il vero risultato per il quale si sono mobilitati quasi centomila sardi: l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione, attraverso l’approvazione della nostra proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare”.

Cagliari, 11 ottobre 2018

DEDONI (Riformatori): Maltempo, Regione metta in mora l’Anas per la sicurezza delle strade sarde

“E’ inaccettabile che, dopo gli eventi calamitosi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che alla Sardegna hanno causato danni gravissimi e la perdita di diverse vite umane, l’Anas non abbia mosso un dito per mettere in sicurezza la nostra rete stradale, tanto che, non appena si verificano delle precipitazioni abbondanti come quelle di ieri, ci ritroviamo con alcune delle più importanti strade statali chiuse al traffico e con interi tratti di strade provinciali distrutti, senza dire degli enormi pericoli che corrono gli sventurati i quali, per lavoro o per gravi emergenze, si trovano a doversi spostare in auto nelle giornate di pioggia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“L’elenco dei disastri è interminabile, si va dai crolli lungo la
SS 195, che lasciano isolata la vasta area che da Cagliari va verso
Capoterra e oltre, alle frane sulla SS 125 e sulla vecchia Orientale
Sarda, che hanno reso irraggiungibili l’Ogliastra e il Sarrabus, oltre
agli allagamenti che fino a stamani hanno bloccato il traffico intorno
al capoluogo, sulla SS 131 e sulla SS 554”, sottolinea Dedoni.

“Quali siano le strade più a rischio in caso di forti precipitazioni, è noto ormai da tempo. L’Anas, però, oltre a non aver riparato quasi nessuno dei danni causati dalle alluvioni degli anni passati, non ha fatto nulla per mettere in sicurezza delle arterie che collegano decine di migliaia di sardi e che, tra errori nella progettazione e nell’esecuzione e ritardi nelle manutenzioni, versano in condizioni indegne di un paese civile”.
“Nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione urgente alla
Giunta regionale, per chiedere di mettere in mora l’Azienda affinché si faccia carico di quegli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che vengono sistematicamente ignorati”, conclude il capogruppo.

“L’Anas continua a trattare la Sardegna come se fosse l’ultima delle colonie, infischiandosene non soltanto della mobilità dei sardi, ma anche della loro incolumità. Fermo restando che l’unica soluzione resta sempre la costituzione di un’agenzia della Regione che assuma la gestione della rete viaria isolana, dando il benservito a una società che dalla Sardegna ha sempre intascato fior di quattrini senza dare in cambio praticamente nulla, è ora che l’esecutivo si muova per evitare che qualsiasi acquazzone rischi di trasformarsi in una tragedia”.

Cossa e Meloni (Riformatori): Ma è lo stesso Paci che ha aumentato l’IRAP e voleva aumentare pure l’IRPEF?

Che coerenza, che saggezza, che bravura! Di chi parliamo? Ma dell’Assessore Paci, ovvio. Vi ricordate di quando il nostro, ora diventato improvvisamente il difensore dei sardi, per mostrare i suoi attributi agli amici romani voleva e si batteva per portare l’addizionale regionale IRPEF dall’1,23% al 3,3% ?
Se possiamo usare un linguaggio poco elegante, si prese un calcio in quel posto da parte del consiglio regionale e si dovette rimangiare tutto senza fiatare.
Non è molto tempo fa, la memoria ne è vivissima.
Ma ora che a Roma al governo non ci sono più gli amici suoi e la legislatura in Sardegna è agli sgoccioli che fà il nostro eroe ?
Con coraggiosa sfacciataggine, veramente degna di nota, da un lato si ribella agli accantonamenti che lui stesso aveva avallato ritirando i ricorsi presentati dalla Giunta precedente e dall’altro propone di abbassare l’addizionale regionale all’Irpef.
Insomma, prima voleva aumentare le tasse e il Consiglio gliel’ha impedito , ora ha cambiato idea e le vuole ridurre.
Un genio !!!
Il tutto dopo aver colpevolmente rinunciato alle accise sui prodotti petroliferi, sulle quali si è prostrato alla volontà del governo (allora) amico, il quale governo subito dopo l’ha ripagato aumentando smisuratamente gli accantonamenti ai danni dei sardi.
Ignoranti quali siamo non capiamo se segue una logica.
Se non conoscessimo il suo valore avremmo anche potuto pensare a una meschina mossa elettorale ma sicuramente non è così, lui e la sua maggioranza queste cose non le fanno.
E quindi siamo convinto che come sempre saprà spiegare e convincere tutti (soprattutto Sabatini e Pietro Cocco).

close-link