Cossa e Meloni (Riformatori): Il Partito dei sardi scopre adesso le cose che noi diciamo da mesi. In quattro anni solo peggioramento dei servizi

“La maggioranza traballa sotto i colpi delle comunità locali in rivolta contro la ristrutturazione della rete ospedaliera proposta dalla Giunta, il PD si spacca su tutto, ma la novità è che ora si sfila pure il secondo partito della maggioranza, il Partito dei Sardi, che minaccia di non votare il provvedimento.

Il Pds scopre improvvisamente che la programmazione regionale è stata fatta all’incontrario, che l’Areus non è ancora partita e che nella distribuzione dei primariati e nella classificazione degli ospedali sono stata fatte ingiustizie profonde.

Bene, noi Riformatori nei mesi scorsi abbiamo detto e ripetuto esattamente questi punti e li abbiamo portati all’attenzione dell’opinione pubblica. Senza che vi fosse alcun segno di vita da parte dei partiti della maggioranza, incluso il Partito dei Sardi.

Dov’era allora il Partito dei Sardi nei mesi scorsi, e perché ha assistito in silenzio o quasi al percorso del provvedimento nelle istituzioni, e come mai si è svegliato solo adesso?

Ci chiediamo fino a dove la Giunta, pur di salvare baracca  e burattini, si spingerà a fare concessioni più o meno populistiche sui diversi aspetti del progetto che più disturbano i partiti della maggioranza, lo stesso Pd e i sindaci.

Sono passati quattro anni dall’inizio della legislatura, la qualità dei servizi sanitari non è affatto migliorata, l’insoddisfazione regna sovrana e persino l’obbiettivo del risparmio sembra svanito, la spesa è cresciuta nell’ultimo anno di ben 40 milioni.

Cosa aspettano la Giunta e la maggioranza a prendere atto del loro fallimento e a rimettere nelle mani dei sardi  il loro mandato?”

Michele Cossa e Franco Meloni, Riformatori sardi

DEDONI: Rete ospedaliera, slittamento dell’Aula per imbavagliare l’opposizione

“Apprendiamo dalla stampa che nella maggioranza starebbe maturando l’intenzione di iniziare come previsto l’esame in Aula del Piano per la riorganizzazione della rete ospedaliera il 26 settembre, per poi sospenderlo fino a metà ottobre nel tentativo di trovare qualche forma di accordo con i sindaci della propria parte politica al fine di garantire un minimo di consenso nei territori verso una riforma che, ormai è chiaro, in Sardegna nessuno vuole. Siamo totalmente contrari a tale ipotesi, che costringerebbe il Consiglio regionale a discutere del niente nell’attesa che il Pd risolva le sue beghe interne, per poi trovarsi davanti il vero testo riscritto a colpi di emendamenti e di fatto ‘blindato’”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Martedì prossimo vogliamo conoscere il testo definitivo che la maggioranza intende sottoporre all’Assemblea”, ammonisce Dedoni. “Anche perché, con la scadenza per la presentazione degli emendamenti fissata per l’indomani, si vuole nascondere all’opposizione il vero testo in esame, limitando così il dibattito e la possibilità di apportare quelle modifiche che tanti territori richiedono a gran voce e di cui il centrosinistra non sembra in grado di farsi carico, stretto com’è tra l’incudine di una Giunta che sulla sanità si gioca il prosieguo della legislatura e il martello dei propri bacini elettorali in rivolta. Se la maggioranza si è finalmente resa conto che il Piano elaborato dall’esecutivo è improponibile, come da tempo sosteniamo, allora si prenda la responsabilità di presentarsi in Aula e di chiedere il rinvio del testo alla Commissione competente, dove ci si potrà confrontare per scrivere una nuova riorganizzazione, che parta dalle esigenze dei territori per definire una rete ospedaliera efficiente e in grado di garantire a tutti i sardi pari diritto di accesso all’assistenza sanitaria pubblica”.
“Anziché tagliare i posti letto ospedalieri nei territori, scaricando sui cittadini delle zone interne e disagiate i costi degli spostamenti per poter accedere alle cure mediche di cui hanno bisogno, il centrosinistra farebbe bene ad affrontare seriamente il buco nero delle aziende sanitarie che, nonostante l’accorpamento delle otto vecchie Asl nell’Ats, continuano a generare deficit ad un ritmo spaventoso”, conclude il capogruppo. “Anche la variazione di bilancio che il Consiglio si accinge ad approvare, con la quale saranno stanziati 117 milioni di euro per cercare di arginare parzialmente un disavanzo fuori controllo, non servirà a niente, perché l’istituzione dell’azienda unica ha incrementato enormemente le inefficienze e le diseguaglianze del sistema ma non è riuscita ad incidere minimamente sugli elementi che fanno lievitare la spesa, vale a dire gli sprechi e le clientele che si annidano in quella ‘zona grigia’ costituita dalla gestione del personale e degli acquisti”.

Cossa (Riformatori): Sardegna diventa ciclabile solo se biciclette ammesse su tutti i mezzi pubblici

“Solo se sarà possibile viaggiare sui mezzi pubblici con al bici al seguito si potrà realizzare un serio programma per rendere la sardegna ciclabile. Attualmente la gran parte di essi non lo permette, a differenza di quanto accade in gran parte d’Italia e in Europa”. Lo dichiara il consigliere regionale dei Riformatori sardi Michele Cossa. “Non si può sperare in una reale diffusione dell’uso delle due ruote se non si affronta seriamente questo aspetto. Mi auguro che la gara per l’acquisto dei nuovi autobus dell’ARST tenga conto di questo elemento, cruciale per favore e rendere effettiva la possibilità di uso delle biciclette: la ipotesi di mettere le bici nel bagagliaio dei bus è semplicemente ridicola. Ad esempio, chi giunge a Cagliari da fuori città, dopo il disastroso esperimento del bike sharing, si trova davanti a una difficoltà insormontabile ed è costretto a lasciare la bicicletta a casa, anche se vive a pochi chilometri dal Capoluogo”, conclude Cossa.

Meglio in Due: l’approvazione della doppia preferenza di genere non può più essere rinviata. I tempi sono strettissimi e la Sardegna merita di essere ascoltata

I tempi sono strettissimi e visti i temi in calendario, la paura che si voglia ancora una volta rinviare la discussione della Doppia Preferenza di Genere si fanno sempre piu’ concreti. “Ma questo non è ammissibile.”
“Il 14 Settembre” dichiara Elena Secci, “ho ascoltato con enorme piacere le parole pronunciate in Aula  dal Presidente del Consiglio On. Ganau e del Presidente della Regione Sardegna on. Pigliaru, che in occasione di un importantissimo incontro sulla violenza, al quale partecipava il Capo della Polizia Gabrielli, si sono espressi a favore dell’introduzione immediata della Doppia preferenza di Genere nella legge elettorale, evidenziando le motivazioni imprescindibili per le quali la presenza e il riconoscimento del ruolo della donna all’interno delle istituzioni è fondamentale e non più rinviabile.
Da un anno a questa parte abbiamo coinvolto più di duecento comuni della Sardegna che attraverso una delibera votata dai propri Consiglieri Comunali hanno chiesto l’introduzione della doppia preferenza di genere nella legge Elettorale Regionale; abbiamo raccolto adesioni da unioni di Comuni e Sindaci; abbiamo manifestato e promosso incontri e dibattiti sul tema e non ci siamo arrese e non ci arrenderemo finché non sarà raggiunto l’obbiettivo. Il presidente della Giunta on. Ganau e l’on. Agus che abbiamo incontrato nei mesi scorsi, avevano dato la loro parola sul fatto che sarebbe stata anche la loro battaglia e si sarebbero spesi perché venisse portata in aula e discussa subito dopo la  legge finanziaria. Cosi Non è stato. Abbiamo discusso con loro la possibilità dello stralcio e ribadito la necessità di dare un segnale forte e quindi una risposta tangibile a chi con noi si è mobilitato per questo strumento di democrazia paritaria.
Apprendiamo da una intervista rilasciata dall’On. Agus, che il 26 Settembre si riunirà la Commissione riforme, commissione dove giace da sette mesi la doppia preferenza di genere. Chiediamo con forza all’Onorevole Agus, al Presidente del Consiglio Ganau e della Regione Pigliaru, di far seguire alle parole fatti concreti e prendere in mano la situazione perché non trascorra inutilmente altro tempo,
di dare seguito a quelle parole pronunciate nella seduta del 14 e dare finalmente un segnale di ascolto vero e di concretezza.
Rimuovere gli ostacoli che impediscono una paritaria partecipazione alla vita politica della Regione Sardegna è un atto dovuto. Avete la possibilità di fare la differenza e soprattutto di smascherare attraverso il voto palese in aula chi in realtà non vuole una democrazia paritaria, inchiodandoli alle loro responsabilità di fronte al proprio elettorato.
Noi saremo presenti e pronte a mobilitare ancora una volta i sostenitori di questa battaglia. Le belle parole spese in questi giorni se sentite veramente, devono portare al risultato.”

Referendum sul principio dell’Insularità nella Costituzione

Referendum sul principio dell’Insularità nella Costituzione. Le prime adesioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali all’appello del Comitato Promotore.

Giovedì a Cagliari alle 19, in Piazza Costituzione, la prima firma

 
Mentre continuano le adesioni di moltissime personalità della cultura e del lavoro e cresce il numero dei sindaci sardi  (oramai oltre 80) che hanno fatto propria l’iniziativa referendaria si registrano importanti adesioni,dal mondo politico: Emilio Floris, Roberto Deriu Alessandra Zedda , Anna Maria Busia, , Piero Comandini, Pietro Pittalis, Nello Cappai Giuseppe Fasolino, hanno già sottoscritto insieme ai Riformatori la lettera-appello del Comitato Promotore del Referendum sul principio dell’Insularità in Costituzione, trasmessa giovedì scorso.
Esiste dunque un consenso crescente intorno alla consapevolezza che il futuro della Sardegna richieda una radicale rivoluzione culturale, che rifiuti le prassi  clientelari e assistenziali del passato per rivalutare i talenti legati alla capacità, al merito, allo spirito di sacrificio, alla intuizione imprenditoriale, al gusto per la sana competizione e per l’intrapresa.
Ne consegue la convinzione che, in nome della coesione nazionale in cui crediamo, il “riequilibrio” non si attui attraverso interventi di sostegno estemporanei, ma piuttosto attraverso il riconoscimento dello svantaggio strutturale rappresentato dalla condizione di insularità e attraverso l’impegno dello Stato a garantire l’infrastrutturazione materiale e immateriale indispensabile perché i Sardi abbiano garantiti uguali punti di partenza nelle sfide del mondo globale.
Forti di queste convinzioni gli aderenti al Comitato Promotore guardano oltre le appartenenze di partito,  nell’unico interesse dei Sardi e della Sardegna.
“Un buon inizio e un ottimo segnale”, ha rimarcato Roberto Frongia coordinatore dell’iniziativa, “Giovedì, in Piazza Costituzione, alle 19, metteremo la prima firma per la richiesta del Referendum. Siamo certi che la crescita delle adesioni sarà esponenziale. I sardi capiranno che questo referendum può restituirci prospettiva e dignità, cambiando davvero il destino economico della nostra terra”.

Nota stampa dei gruppi consiliari di opposizione in Consiglio regionale

I gruppi di opposizione non parteciperanno alla seduta del Consiglio Regionale di giovedì 14 settembre, nella quale è prevista la presenza del Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica sicurezza, prefetto Franco Gabrielli. “Siamo firmatari e sosteniamo convintamente la mozione sulla violenza di genere – hanno precisato gli esponenti di Forza Italia, Riformatori, Udc Sardegna, Fratelli d’Italia e Psd’Az-La base – ma non abbiamo intenzione di assecondare le passerelle dei luogotenenti di uno Stato che ad ogni occasione dimostra la propria slealtà e disattenzione nei confronti della Sardegna”. La minoranza consiliare non ha risparmiato critiche alla programmazione dell’incontro, che non è stata preventivamente discussa in Conferenza dei Capigruppo. “Mentre il Governo si occupa di impugnare leggi regionali, disattendere norme statutarie ed accordi sottoscritti, dalle entrate alle bonifiche, dall’energia alla pianificazione urbanistica ed edilizia, mettendo in discussione l’essenza stessa dell’istituzione autonomistica – hanno attaccato i consiglieri dell’opposizione – lo Stato abbandona l’Isola al suo destino sui fronti della disoccupazione, della crisi dei comparti produttivi, della siccità e delle avversità meteo-climatiche, dei flussi migratori incontrollati”.

“Con tutto il rispetto per il prefetto Gabrielli – conclude la nota della minoranza – queste emergenze rappresentano una priorità che non può cedere il passo ad una visita di cortesia ed alla solita, paternalistica pacca sulla spalla dello Stato alla Regione”.

Dedoni: Urbanistica, Sardegna Regione ad Autonomia limitata

“Apprendiamo dall’autorevole voce del ministro Franceschini che la Sardegna ha smesso di essere una Regione ad Autonomia speciale per diventare una Regione ad Autonomia limitata: i sardi, così come vengono visti nei Palazzi romani, sono un popolo semisviluppato, ancora incapace di autogovernarsi attraverso le proprie istituzioni democratiche e pertanto da sottoporre alla paternalistica tutela dell’esecutivo nazionale e dei suoi luogotenenti coloniali in terra isolana”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Capita così di scoprire che i post dei burocrati romani sui social network hanno molto più peso di una legge approvata dai rappresentanti del popolo sardo, i quali devono chinare il capo ed ubbidire come accadeva ai tempi delle varie dominazioni che si sono succedute nel corso della nostra storia”, prosegue Dedoni. “Il silenzio del presidente Pigliaru la dice lunga: sono la Giunta regionale e la maggioranza di centrosinistra, con l’atteggiamento subalterno nei confronti del Governo e delle segreterie di partito che hanno tenuto fin dall’inizio della legislatura, i responsabili di questo stato di cose. L’aver rinunciato a rivendicare le quote erariali che ci sono dovute ai sensi dell’art. 8 dello Statuto ha spalancato le porte ad ogni possibile sopruso. L’aver accettato passivamente, se non con entusiasmo, tutte quelle misure di razionalizzazione e di taglio indiscriminato dei servizi pubblici sul territorio pensati solo per fare cassa, dalla scuola alla sanità, sulle quali la Regione ha applicato senza alcuna discussione dei parametri statali del tutto inadeguati per la nostra realtà, passando per i trasporti, gli uffici postali, i presidi delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco, le sedi giudiziarie, le Camere di Commercio e così via, ha fatto il resto: oggi, nessuno a Roma pensa che il popolo sardo abbia dei rappresentanti con cui confrontarsi quando vengono assunte delle decisioni che hanno delle ricadute sulla nostra Isola”.
“La Sardegna ha bisogno di ben altro se vuole sperare di lasciarsi alle spalle la crisi, il sottosviluppo e la minaccia costante dello spopolamento e della desertificazione del territorio”, conclude il capogruppo. “Di sicuro, ha bisogno di una rappresentanza politica con la schiena dritta, che metta le istanze del popolo davanti ai suoi interessi personali e di partito, vale a dire l’esatto contrario di ciò che si trova ad avere oggi”.

Rete ospedaliera Cossa (Riformatori): Scelte non supportate dal Piano nazionale esiti. necessaria ripresa del confronto con sindaci e sanitari

“La maggioranza continua a trattare con sufficienza il disagio manifestato dai sindaci e dal mondo della sanità: un errore gravissimo, che non farà che aggravare una situazione già difficilissima. Ho proposto di congelare la discussione per cercare con le amministrazioni e gli operatori sanitari un confronto costruttivo che elimini perlomeno le maggiori criticità, ma la maggioranza ha deciso di andare avanti per la sua strada, assumendosi una enorme responsabilità”. Così Michele Cossa, componente dei Riformatori sardi nella commissione sanità del Consiglio regionale. “La rete ospedaliera, a dispetto di quanto afferma l’assessore Arru, non trova alcun conforto né nel Piano nazionale esiti (che in genere dice il contrario di quanto sostenuto da Arru: per esempio sulla questione dei punti nascita) né in ragioni di carattere economico, considerato che i risparmi sono tutti da verificare”, continua Cossa, “mentre sono evidenti le scelte dettate dalle aree politicamente ‘forti’, soprattutto dentro il PD. E che siano soprattutto questioni di parrocchia politica a dominare le scelte lo dimostra molto bene l’intollerabile ritardo nella nomina del direttore dell’Areus, oggetto di un feroce scontro interno al PD. Quanto alla questione de La Maddalena, il ministro ha detto chiaramente che la Regione non ha mai chiesto la deroga, né si è preoccupata di creare le condizioni per poterla chiedere”, conclude Cossa.

Dedoni: Rete ospedaliera, via libera risponde solo a interessi politici: ignorati i territori

“Ci troviamo purtroppo a dover constatare che, nella Commissione Sanità del Consiglio regionale, continuano a prevalere gli interessi politici di alcuni rappresentanti del centrosinistra, i quali sembrano avere priorità rispetto alla tutela dei cittadini più deboli delle aree disagiate della Sardegna. E’ questa l’unica spiegazione plausibile per l’approvazione, senza modifiche sostanziali, del Piano per la riorganizzazione della rete ospedaliera presentato dalla Giunta regionale”, dichiara il capogruppo consiliare dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.
“Il via libera al Piano è il frutto, ancora un volta, di un accordo tra i commissari della maggioranza, che hanno messo al primo posto la salvaguardia dei loro bacini elettorali ignorando la necessità di una seria riforma della sanità isolana”, sottolinea Dedoni. “E’ gravissimo che il centrosinistra abbia scelto di andare dritto per la sua strada, senza ascoltare le preoccupazioni espresse dai territori più periferici e penalizzati attraverso i loro rappresentanti istituzionali, determinando così un ulteriore allontanamento tra la politica e i cittadini. Non solo, perché si viene meno anche al leale rapporto tra le Istituzioni nel momento in cui si decide di ignorare la posizione espressa dai sindaci attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali. Quella licenziata oggi è pertanto una riforma irricevibile, ingiustamente punitiva per quella parte della Sardegna maggiormente minacciata dallo spopolamento e dalla desertificazione e sbagliata nell’approccio, con cui si pretende di costruire un edificio partendo dal tetto anziché dalle fondamenta: se si fosse partiti con la riorganizzazione della sanità territoriale, lasciando alle fasi successive la costituzione dell’azienda sanitaria unica regionale con le relative articolazioni locali e la ridefinizione della rete ospedaliera, avremmo avuto una sanità realmente rispondente alle esigenze assistenziali dei territori e non soltanto agli interessi politici di qualcuno”.
“Auspichiamo pertanto che l’approccio della maggioranza venga capovolto nel passaggio del Piano in Aula, che si mettano da parte le logiche di schieramento e che ciascuno si esprima secondo le istanze del territorio che è chiamato a rappresentare, anziché obbedire ai diktat delle segreterie di partito”, conclude il capogruppo. “Ben vengano, intanto, le manifestazioni come quella di domani: i sardi devono far sentire la loro voce ad un Palazzo sempre più lontano dai loro bisogni e chiuso nella propria autoreferenzialità”.

Iglesias: casa di riposo “fatiscente”. La denuncia della consigliera Pistis

Muffe sui muri, calcinacci a terra, ‘crateri’ nel contro-soffitto e, ancora, cumuli di rifiuti nell’intorno della struttura. Nelle foto diffuse dalla consigliera comunale di Iglesias Valentina Pistis (Casa Iglesias), Casa Serena, la residenza per anziani del comune di Iglesias che accoglie circa 60 ospiti, ha tutta l’aria di un luogo fatiscente e insalubre. La soluzione al problema sembra a portata di mano: ultimare i lavori di ristrutturazione della residenza Margherita di Savoia, un’incompiuta ferma da circa vent’anni , e trasferire ospiti e personale dalla vecchia struttura. “Ma occorre accelerare”, attacca Pistis, che si rivolge al presidente della Regione Francesco Pigliaru per sbloccare l’impasse. In effetti, nel corso degli anni ci sono stati diversi annunci, la riapertura del Margherita di Savoia, in più occasioni, è sembrata dietro l’angolo. Ma poi non se n’è fatto niente.  Pertanto, la consigliera chiama in causa anche il sindaco Emilio Gariazzo (Pd): “Casa Serena e il Margherita di Savoia sono il simbolo dell’incapacità di questa giunta: Gariazzo si dimetta”. Ma il sindaco non ci sta: “Abbiamo provveduto a trasferire gli ospiti nei piani inferiori della struttura, dove le condizioni minime di sicurezza sono garantite”. Per quanto riguarda, invece, la nuova struttura, Gariazzo sostiene che “entro la fine dell’anno il Margherita di Savoia verrà ultimato. Ecco perché ritengo che le accuse della Pistis siano inopportune. D’altra parte, se avessimo chiuso Casa Serena – dove i problemi esistono, ammette anche il sindaco – non avremmo saputo dove sistemare gli anziani”.

La situazione critica di Casa Serena è immortalata da una serie di scatti e dai risultati delle attività ispettive svolte dalle commissioni consiliari istituite ad hoc per far luce sulle condizioni della struttura. Il punto, sostiene Pistis, è che “la struttura drena milioni di euro all’anno dal bilancio comunale. Inoltre, spendiamo, incomprensibilmente, oltre 4000 euro al mese per la sua manutenzione, affidata a Iglesias Servizi, società in house del comune di Iglesias. Nonostante questo la struttura è pericolante, gli impianti fatiscenti, gli infissi danneggiati: assenza di climatizzazione, perdite d’acqua ingenti, gravi infiltrazioni, attrezzature datate. Totale assenza di gestione del parco e del verde: spazzatura e ratti la fanno da padrone sul retro della struttura”.

fonte: sardiniapost.it
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