Riformatori sardi: Angelo Tolu è il nuovo coordinatore cittadino di Pula

Angelo Tolu è il nuovo coordinatore cittadino dei Riformatori sardi di Pula.

Tolu è stato eletto all’unanimità durante una riunione organizzata alla presenza del coordinatore regionale Pietrino Fois.

Compito del neo-coordinatore sarà quello di costituire il coordinamento cittadino che lo affiancherà nell’attività politica.

“A Pula – ha detto Angelo Tolu – abbiamo una tradizione politica dove le forze moderate hanno sempre rappresentato un elettorato importante. Il lavoro che ci aspetta sarà soprattutto quello di mettere le basi per la costruzione di un progetto politico alternativo ad un modello amministrativo fortemente incentrato sull’assistenzialismo. Sarà di primaria importanza l’apertura verso le altre forze politiche che volessero partecipare a fare di Pula una cittadina migliore e un bel posto non solo dove scegliere di trascorre la proprie vacanze ma anche dove risiedere come scelta di vita. Per il raggiungimento di questo obiettivo servono uomini e donne coraggiosi che non abbiamo timore di manifestare le propri opinioni e le proprie posizioni, persone con sensibilità e preparazione, che abbiano i giusti stimoli per partecipare attivamente alla vita politica del nostro comune.”

Referendum insularità, appello ai capigruppo per sostenere la proposta dei Riformatori

Una lettera ai presidenti di tutti i gruppi consiliari per richiedere il loro sostegno alla proposta di legge che autorizza il Presidente della Regione a promuovere direttamente dei referendum su questioni di particolare importanza per la comunità sarda: approda così anche in Consiglio regionale, su iniziativa del capogruppo, Attilio Dedoni, la campagna dei Riformatori Sardi per l’Europa affinché i cittadini siano chiamati ad esprimersi, attraverso un referendum regionale, sul riconoscimento nella Costituzione italiana dello status di insularità della Sardegna.
L’intenzione è quella di allinearsi al Veneto e alla Lombardia che, il 22 ottobre, chiameranno i cittadini “ad esprimersi sul testo di un referendum consultivo che punta a richiedere maggior autonomia e maggiori risorse economiche proprio per quelle regioni padane che ritengono di avere diritto a trattenere una parte rilevante dei quasi cento miliardi di euro con cui, ogni anno, contribuiscono al sostegno delle aree meno ricche”. Una consultazione dal risultato già scritto, che “influenzerà, ulteriormente ed in modo traumatico, le politiche di coesione del Paese”.
Per questo, e per la necessità che gli “svantaggi strutturali permanenti dei costi dell’insularità”, già riconosciuti dallo Stato con un decreto legge, siano applicati nella quantificazione delle risorse spettanti alla Sardegna, i Riformatori ritengono necessario poter indire un apposito referendum regionale da svolgersi nella stessa data degli altri due, con il quale chiedere il riconoscimento costituzionale dell’insularità: “E’ indispensabile”, prosegue la missiva, “che, nella discussione che coinvolgerà tutto il Paese tra settembre e ottobre, in vista dei referendum padani, la questione sarda non solo non sia assente ma acquisti centralità”.
Dedoni chiede perciò ai capigruppo di mettere da parte “le storiche divisioni politiche” e di contribuire a far approvare “con la massima rapidità” la proposta di legge che consentirebbe l’indizione del referendum, “dando così un segnale incontrovertibile sulla necessità che il nostro sistema di regole fondamentali sia ben attento alla tutela di tutte le diverse esigenze e peculiarità del Paese, per poter davvero consentire all’Italia di restare una Nazione unita e coesa”.

Attilio Dedoni
 Capogruppo Riformatori Sardi
 Consiglio Regionale della Sardegna

Scampuddu: Insularità; un diritto per tutti i sardi

Tanto, troppo è stato detto sul gap dei Sardi a causa dell’insularità: trasporti, opportunità che sfumano, costi delle merci, isolamento, ecc… Voglio con questa mia analizzare quanto basti poco per risollevare le sorti di un Isola con un potenziale immenso disconosciuto dai più, o meglio volutamente disconosciuto per mantenere un popolo schiavo e succube di lobby di potere economico, industriale e campanilismi politici con le altre regioni più popolate e quindi più rappresentate nelle Istituzioni Centrali. Mi viene in mente la storia triste di nazioni come il Congo, ora Repubblica Democratica del Congo, con immense ricchezze di ogni bene e volutamente tenute in stato di precario equilibrio politico per favorire la corruzione, lo sfruttamento dei diamanti, del petrolio, dell’oro, del gas da parte delle nazioni ricche d’Europa e d’oltre Oceano. Con molta amarezza, visto l’immobilismo ed i risultati ahimè solo enunciati e mai ottenuti, sento un po’ questo atteggiamento di conquista/sfruttamento nei confronti della nostra Terra da parte del Governo Centrale. E’ ora di far sentire forte e compatta la nostra voce, per ri inserire nella costituzione lo status di insularità in primis e rivendicare poi una continuità vera per persone e merci su ogni mezzo (aerei, navi). Ridurre le distanze vuol dire andare incontro allo sviluppo, far partire una Terra che da sola, con un cambio di rotta repentino potrebbe finalmente utilizzare tutte le sue ricchezze e trasformarle in prodotto interno lordo, magari un domani da utilizzare in parte per sostenere appunto la continuità territoriale. Una Nazione matura è una Nazione dove tutti i territori sono tra loro collegati senza soluzioni di continuità e con eguali opportunità di sviluppo e crescita.

Antonio Scampuddu 
componente Coordinamento Regionale Riformatori Sardi

Franco Meloni: Manca il golf e la spinta verso la destagionalizzazione ma non è male.

Il Consiglio regionale si appresta ad esaminare e, augurabilmente, ad approvare la nuova legge sul turismo in Sardegna, largamente ispirata al modello Gallura che funziona da tanti anni e molto bene.

Devo dire che non è un brutto provvedimento, anzi ha molte parti che sono condivisibili, sopratutto nella parte, diciamo così, di regolamentazione strutturale del sistema.

Forse è un pò troppo incisivo nella parte relativa alle forme di ricettività alternative alla classica accoglienza alberghiera, c’è sempre il pericolo che una regolamentazione burocratica troppo stretta strozzi interi settori del business e che provochi l’insorgenza della classica burocrazia addetta ai controlli, con conseguente aumento della spesa pubblica.

Insomma, sotto questo aspetto si poteva essere più laschi, ma nel complesso il disegnao di legge sembra una cosa positiva.

Ci sono anche alcune novità interessanti tipo la nuova classificazione dei villaggi albergo, delle marina resort e delle “domo”, con cui si regolamenta per la prima volta una sorta di piccola hotellerie quasi domestica ma con un minimo di strutturazione.

Si tenta anche finalmente di regolamentare attività al di fuori dì quelle tipiche del turismo balneare che abbiamo avuto finora nella nostra isola, piste ciclabili, ippologie e, più in generale, del ” naturismo”.

Si poteva pensare a rilanciare la legge sul golf che questa maggioranza ha sciaguratamente abrogato, il turismo golfistico è un formidabile fattore di crescita delle presenze e sopratutto delle presenze di turisti benestanti e che vengono fuori dalla classica stagione estiva.

Mi sembra proprio, quello della mancanza di una convinta e determinata spinta verso la destagionalizzazione, il limite più grave di questa legge, non abbiamo bisogno di altri due milioni di turisti in estate, abbiamo bisogno di altri due milioni di turisti da ottobre a maggio.

E’ mancato un po di coraggio, ma d’altra parte tutto non si può avere, sopratutto da una maggioranza scalcagnata come quella che sta governando la Regione al momento.

Franco Meloni - Centro Studi Riformatori
(https://francomeloni.wordpress.com/)
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Roberto Frongia: La costituzione aveva previsto l’insularità che oggi viene disconosciuta

La Costituzione del 1948 prevedeva un chiaro riferimento all’insularità, considerata un evidente svantaggio dal punto di vista geografico, economico e sociale. Il legislatore costituzionale del 2001 cancellava, viceversa, dall’articolo 119 della Costituzione ogni riferimento alle isole ignorando anche quella fierezza identitaria che dimora nella consapevolezza di costituire un popolo, con prerogative storico-culturali proprie e uniche. In estrema sintesi il legislatore nazionale si muoveva, e si muove, in una direzione esattamente opposta al Trattato di Amsterdam del 1997 e a quello di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007. Mentre l’Unione Europea è consapevole delle difficoltà dello sviluppo economico nelle isole, il legislatore italiano le ignora. Non diversamente l’azione della politica regionale è stata lenta e disposta a subire la volontà di Roma, accettando quel disequilibrio generato dall’insularità, con ricadute drammatiche sui trasporti, sul commercio, l’energia, la ricerca, lo sviluppo tecnologico, le tasse. I sardi non possono più aspettare. Per queste ragioni abbiamo deciso di proporre un referendum per rinnovare con forza la questione insularità. Un referendum che si traduce, nella sostanza, in maggiori risorse, una vera autonomia e una forte valorizzazione dell’identità del popolo sardo. Ridare attualità all’insularità, reintroducendo il principio nella Carta Costituzionale, vuol dire ragionare sull’adeguamento strutturale, sulla riconversione economica e sociale dell’Isola, significa favorire l’ammodernamento dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Il nostro è un appello ai sardi e a tutti coloro che intendono camminare con i Riformatori sulla strada di una rivoluzione pacifica, per l’affermazione dei diritti del nostro popolo, del popolo dei nuraghi, di un popolo che affonda le radici nella notte dei tempi.

Roberto Frongia
Presidente dei Riformatori Sardi

Insularità, adesso serve un referendum

Gli enormi svantaggi dovuti alla nostra insularità, sono stati recentemente oggetto di due distinte iniziative politico-istituzionali. Della prima se ne è occupato il Parlamento Europeo che su impulso dell’europarlamentare Cicu ha adottato una risoluzione con la quale si riconosce l’handicap causato dalla condizione geografica di Sardegna e Sicilia. L’altra iniziativa è stata avviata dalla Giunta regionale con il coinvolgimento di Corsica e Baleari, per sigillare un’alleanza fra regioni che soffrono i comuni problemi di isolamento. Purtroppo quanto avvenuto con il flop del bando sulla continuità territoriale avviato proprio dalla Giunta regionale mostra da un lato la debolezza e l’insufficienza di iniziative che non abbiano il riconoscimento e la condivisione del corpo sociale dei cittadini e dall’altro una nuova presa d’atto su quali insopportabili presupposti i sardi debbano continuare ad affrontare le sfide del presente e soprattutto del futuro dovute all’insularità. Insomma tutti i pesanti svantaggi nella mobilità, nei costi dell’energia e delle merci, nelle esportazioni e nell’accesso ai mercati, paiono porsi come carenze strutturali invalicabili che impediscono la crescita e lo sviluppo economico dei nostri territori. Questa amara e sempre più intollerabile realtà deve, secondo i Riformatori, rilanciare una volta per tutte la “questione sarda” ponendola al centro di un nuovo dibattito politico istituzionale, con una iniziativa di autodeterminazione non più rinviabile, che per raggiungere appieno il suo scopo si ritiene debba essere trasversale e plebiscitaria ponendo il Presidente Pigliaru alla guida della stessa. E lo spessore dell’iniziativa politica deve trovare i partiti liberi da radicamenti ideologici o dall’essere ostaggio dei perenni conflitti di parte prendendo piena consapevolezza di un’occasione più unica che rara di unità, attraverso un confronto leale, serrato, ma rispettoso dei valori che ciascuna formazione o area politica esprime o rappresenta.Sarebbe già questa una terapia utile per un territorio stremato non solo dalla debolezza strutturale, ma anche dalle continue e rimasticate divisioni. Da qui nasce la proposta dei Riformatori di indire un referendum per inserire nella carta Costituzionale l’obbligo per lo Stato di tenere conto del principio della specificità sarda rappresentata dalla condizione di insularità. Ricavando in tal modo una dignità spesso negata dalla stessa Europa, che possa essere foriera di concretezza e specifiche attribuzioni finanziarie nella progettualità delle politiche nazionali ed europee. Senza dover in ogni occasione “con il cappello in mano” negoziare e rivendicare aiuti maldestramente dosati con il contagocce, nonostante la ben nota e tormentata condizione strutturale, economica e sociale della nostra Isola.Ma perché oltre all’atteso risultato si raggiunga l’obbiettivo del massimo clamore nazionale, sosteniamo l’idea che il referendum sardo si debba svolgere nello stesso giorno dei referendum consultivi istituiti in Lombardia e nel Veneto per ottenere maggiore autonomia e maggiori risorse. In quelle regioni, fra le più ricche d’Italia, l’iniziativa referendaria è sostenuta trasversalmente da un ampia coalizione di forze politiche, ed è facile intuire non solo il successo partecipativo ma anche quello del risultato finale.In buona sostanza a due regioni ricche e virtuose che vanno al referendum si vuole affiancare la nostra che soffre sì di mali opposti, ma che conosce bene e sulla pelle dei suoi cittadini come emarginazione ed isolamento siano statici ed immutati, anche a fronte dei rari, scostanti e disarticolati interventi da parte dello Stato. Capovolgere questa inaccettabile condizione richiama la politica regionale a una scelta coraggiosa e autorevole, inflessibile e severa, capace di superare le storiche divisioni politiche, avendo al fianco, e questa è la vera speranza, la condivisione del corpo sociale, l’energia morale di tutti i cittadini da coinvolgere nella battaglia a difesa della dignità del popolo sardo e delle ragioni fondanti l’iniziativa referendaria.*consigliere regionale Riformatori

(Luigi Crisponi - Consigliere Regionale dei Riformatori Sardi)

Tossilo, Consiglio di Stato lascia sul tavolo le questioni sostanziali e politiche

“Rispettiamo, come sempre, i pronunciamenti della magistratura, ma la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto per il potenziamento del termovalorizzatore di Tossilo, pur riconoscendo la legittimità del procedimento sul piano formale, lascia inalterate sul tavolo tutte le questioni di natura sostanziale e politica che la Giunta regionale si è ben guardata dall’affrontare nel corso degli anni”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“E’ doveroso ricordare che resta inattuato da oltre due anni un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, il quale impone all’esecutivo di sospendere il ‘revamping’ fino all’attuazione di una campagna di monitoraggio sulle condizioni di salute delle popolazioni del Marghine, all’aggiornamento del Piano regionale per la gestione dei rifiuti e all’approvazione di una nuova legge regionale in materia”, prosegue Dedoni. “I primi due punti sono stati affrontati solo ‘pro forma’: la campagna di monitoraggio è stata sostituita da qualche dato fornito dall’ex Azienda sanitaria locale a sostegno del ricorso della Regione al Consiglio di Stato, mentre l’aggiornamento del Piano non introduce alcuna novità rispetto al documento del 1998 ma ha quale unica funzione quella di ribadire la scelta antieconomica, anacronistica ed inquinante della termovalorizzazione e di giustificare gli ingenti investimenti di denaro pubblico già fatti per potenziare gli impianti. Non c’è traccia, invece, del disegno di legge sul governo dei rifiuti. Il potenziamento di Tossilo è e resta un’opera inutile, uno spreco di risorse: si vuole ingrandire una struttura che già oggi lavora ad un terzo della sua capacità, visto il costante calo della frazione secca indifferenziata dovuto alla sempre maggiore diffusione della raccolta differenziata, e di cui si prevede sin d’ora la dismissione in favore di un nuovo impianto da realizzare nel Nord Sardegna. Investire ancora sugli inceneritori vuol dire aumentare i costi dello smaltimento a carico dei cittadini, vanificando gli sforzi fatti per differenziare i rifiuti, che finiscono poi ugualmente nella frazione indifferenziata per non far lavorare in perdita gli impianti. Si arriva così a capire quali siano le vere funzioni che rivestono oggi i termovalorizzatori: far guadagnare chi specula sulla filiera dei rifiuti e mantenere in piedi qualche bacino elettorale. Nel caso di Tossilo, c’è da fare i conti anche con le ombre di qualche morte eccellente e misteriosa su cui non è ancora stata fatta chiarezza”.
“La Sardegna sta perdendo il treno per il futuro. I rifiuti devono essere una ricchezza, non un costo”, conclude il capogruppo. “Attraverso la riduzione dei conferimenti (limitando, ad esempio, l’uso degli imballaggi e delle confezioni usa-e-getta), un ulteriore potenziamento della raccolta differenziata, il riciclo e lo smaltimento della frazione umida su base locale, è possibile non solo risparmiare, ma creare economie di scala, generando ricchezza e posti di lavoro e riducendo l’inquinamento”.

Il pericolo incendi affligge ogni anno la Gallura

Il coordinamento cittadino dei Riformatori sardi di Olbia chiede un maggiore controllo sugli incendi. E’ quanto si apprende da una nota ufficiale del movimento.

”Ogni anno nei periodi più caldi e ventosi dell’estate si verificano terribili incendi che interessano in particolare il territorio della Gallura- afferma il coordinatore cittadino Alessandro Fiorentino -. Anche il settore economico e imprenditoriale risente di questa situazione. ”Questo roghi – continua Fiorentino – creano gravissimi danni all’economia e ai territori con il conseguente inaridimento dei terreni colpiti causando ingenti danni anche agli imprenditori prioritari di pascoli. La vegetazione e l’erba non ricrescono subito, gli animali muoiono e gli allevamenti gia sofferenti incassano un altro colpo durissimo. Per non parlare dell’ incenerirsi degli alberi che comporta una tenuta minore della terra con conseguente frequenza di smottamenti nei periodi delle piogge”.

Gli incendi infliggono anche un duro colpo all’industria turistica del territorio e creano molti disagi anche alla popolazione locale. ”E’ un enorme disagio sia per turisti sia per i residenti -commenta – ”vendendo la nostra terra in queste condizioni, hanno paura di rimanere in certe zone e optano per altre mete dove trascorrere le vacanze”.

Fiorentino conclude parlando del problema siccità di cui si discute da tempo. ”Quest’anno la pioggia e’ stata scarsa, favorendo così l’aridità della terra – prosegue -. ”Quello che noi come riformatori sardi chiediamo e’ l’aumento dei controlli nelle zone più a rischio con potenziamento di uomini e mezzi ancora oggi non sufficienti con pattugliamento in ogni zona e magari l’introduzione di vedette fisse nei punti più alti in modo da notare movimenti sospetti o l’inizio immediato di focolai’. E’ inoltre necessario un maggiore controllo della pulizia dei terreni – conclude Fiorentino- sia privati ma sopratutto demaniali che spesso sono lasciati in pessimo stato”.

(fonte: http://www.galluraoggi.it)

Quel concorso è da annullare

Pierpaolo Vargiu: sardi beffati dai limiti di statura

Nel gennaio del 2015 il Parlamento aveva eliminato i limiti di statura che impedivano a tanti sardi di entrare nelle forze dell’ordine e nei vigili del fuoco, ma nel dicembre dello stesso anno il ministero dell’Interno aveva bandito «un concorso per vice ispettore di Polizia che riportava ancora i limiti per statura», denuncia il parlamentare dei Riformatori sardi Pierpaolo Vargiu. «La legge, sollecitata anche dalla Unione Europea, venne salutata con l’entusiasmo legato alla fine di una odiosa e ingiusta discriminazione, particolarmente dolorosa in Sardegna», ricorda Vargiu, che ha depositato un’interrogazione urgente sul bando del Viminale.  La selezione finita nel mirino del parlamentare era dedicata a 320 nuovi allievi vice ispettori di polizia. «Eravamo tutti convinti che le visite mediche sarebbero state fatte secondo tali nuovi criteri, invece neppure per sogno, i giovani sardi sono stati falcidiati sulla base di norme che non esistono più». Ecco perché Vargiu suggerisce al Viminale di correre ai ripari, «prima che i ricorsi al Tar costino soldi e credibilità al Ministero». «Si riammettano dunque immediatamente i giovani ingiustamente esclusi, restituendo fiducia nelle istituzioni, che per avere il rispetto di tutti non possono, esse per prime, aggirare le leggi».

(fonte: Unione Sarda)

INSULARITA’: un principio sacrosanto per la sopravvivenza della Sardegna

Al Prof. Francesco Pigliaru
Presidente della Regione Autonoma della Sardegna
Cagliari

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L’Italia vive oggi una situazione di indebolimento delle ragioni della coesione nazionale. La crisi economica, che ha ridotto di quasi quindici punti il PIL nazionale, ha creato profonde condizioni di sofferenza economica, estese anche alle aree tradizionalmente più ricche del Paese, rafforzando le loro rivendicazioni vecchie e nuove.
In questa logica va inquadrata l’iniziativa referendaria che, il prossimo 22 ottobre, chiamerà i cittadini di Veneto e Lombardia ad esprimersi sul testo di un referendum consultivo che punta a richiedere maggiore autonomia e maggiori risorse economiche proprio per quelle regioni padane che ritengono di avere diritto a trattenere una parte rilevante dei quasi cento miliardi di euro con cui, ogni anno, contribuiscono al sostegno delle aree meno ricche del Paese. Il risultato della consultazione elettorale è già scritto: risponde, infatti, ad una richiesta radicata nelle popolazioni del Nord Est ed è appoggiato da tutte le maggiori forze politiche di quelle regioni. E’, d’altra parte, incontrovertibile il fatto che il voto, al di là del suo valore consultivo, influenzerà, ulteriormente ed in modo traumatico, le politiche di coesione del paese.
Di fronte a questo scenario noi siamo convinti che la Sardegna non possa restare immobile ed inerme. Al contrario, crediamo che debba essere rilanciata immediatamente, con la massima forza e coesione, la “questione”, non più condizionata alle esigenze del momento, ma con una prospettiva di medio – lungo periodo. E questa non può che essere legata al tema della “insularità”. Si tratta di un principio già sancito dalle convenzioni europee e ben presente nella progettualità teorica di tutta la politica nazionale, che spesso viene invece dimenticato nella produzione legislativa quotidiana e nella conseguente attribuzione delle risorse finanziarie.
Un principio di insularità che è stato riconosciuto dallo Stato anche legislativamente e precisamente dal D.L. n. 42 del 2009, all’articolo 27. In detto decreto, infatti, mentre al comma 1 si prevede che la Sardegna partecipi al risanamento delle finanze dello Stato, si legge espressamente, al comma successivo, che lo Stato, nel fissare i contributi regionali, tenga conto della insularità della nostra regione.
Il punto è che il principio per cui devono essere valutati “gli svantaggi strutturali permanenti dei costi dell’insularità” non viene definito in termini economici ed è, in larga parte, disatteso nella reale progettualità della politica romana.
Per questo Le chiediamo di essere, in qualità di Presidente della Regione, l’alfiere in grado di unire tutta la nostra comunità nella richiesta di inserire il principio della “insularità sarda” all’intero della Costituzione italiana.
Riteniamo, inoltre, che questa sua iniziativa debba avere il carattere della massima urgenza. Ci sembra indispensabile che, nella discussione che coinvolgerà tutto il Paese tra settembre e ottobre, in vista dei referendum padani, sia fondamentale la visibilità della posizione politica della Regione Sardegna, nella rivendicazione della necessità di introdurre il principio della garanzia della tutela dell’insularità nella nostra Carta.
Abbiamo visto che in Veneto e Lombardia, per una volta, sono state superate le storiche divisioni politiche a difesa unitaria delle ragioni fondanti dell’iniziativa referendaria. Ci piacerebbe che un miracolo analogo potesse accadere anche in Sardegna.
E’ per questo che ci rivolgiamo a Lei, nella sua autorevolezza di massimo rappresentante del nostro popolo, per chiederLe di dare impulso ad un referendum sardo sull’introduzione del principio dell’insularità nella Costituzione, che possa svolgersi possibilmente nella stessa data di quello lombardo-veneto, proprio per dare un segnale incontrovertibile sulla necessità che il nostro sistema di regole fondamentali sia ben attento alla tutela di tutte le diverse esigenze e peculiarità del Paese, per poter davvero consentire all’Italia di restare una Nazione unita e coesa.
Sarebbe un segnale certamente non vincolante dal punto di vista giuridico per lo Stato, ma altrettanto certamente avrebbe un enorme significato simbolico capace, anch’esso, di influenzare le politiche di coesione.

Cagliari, 13 luglio 2017

Il Coordinatore regionale

Pietro Fois

Il Presidente

Roberto Frongia

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