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DEDONI (Riformatori): Prezzo del latte, stop a campagna elettorale per riunire d’urgenza il Consiglio regionale

“Se davvero le forze politiche hanno a cuore il presente e il futuro della nostra terra, dovrebbero avere il coraggio di sospendere la campagna elettorale per consentire di riunire con la massima urgenza il Consiglio regionale affinché si affronti l’emergenza rappresentata dallo scandaloso calo nel prezzo del latte ovino, una sciagura che per la Sardegna è pari a una calamità naturale di portata epocale”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Nel corso dell’ultima sessione di lavori dell’Aula, sono stato l’unico, probabilmente perché uno dei pochi consiglieri uscenti non ricandidati, che ha cercato di portare all’attenzione di una classe politica con la testa altrove il più grave problema che affligge il sistema economico isolano”, sottolinea Dedoni. “Il comparto agropastorale rappresenta la voce più importante del nostro prodotto interno lordo, abbandonare i pastori al loro destino significa lasciar andare alla deriva l’intera Sardegna, alla faccia dei proclami sbandierati sotto il naso degli elettori dai vari candidati in cerca di voti. E’ semplicemente vergognoso anche solo immaginare il latte pagato a meno di 60 centesimi e gli agnelli a poco più di due euro, eppure la politica non sta facendo nulla di concreto per affrontare una situazione esplosiva, pur avendo gli strumenti e la possibilità di farlo. Il Consiglio regionale non è disciolto, è in carica e nel pieno dei suoi poteri, pertanto non c’è alcuna ragione per cui non si debba riunire in via straordinaria per affrontare la più grave emergenza che ha colpito la nostra Isola nel corso di questa legislatura”.
“La campagna elettorale cui stiamo assistendo è a dir poco avvilente”, conclude il capogruppo. “Nessuno parla dei veri problemi che attanagliano i sardi, come il prezzo del latte o come il riconoscimento della condizione di insularità e il recupero dell’enorme mole di crediti erariali che la Sardegna vanta nei confronti dello Stato, dagli accantonamenti alle accise sui prodotti petroliferi. Piuttosto che continuare a parlare del nulla, i partiti farebbero una più bella figura se per un giorno mettessero da parte la propaganda e si riunissero per cercare risposte serie e concrete che consentano di mettere in salvo il settore trainante della nostra economia”.

DEDONI: Formazione professionale, spot elettorale della Giunta dopo cinque anni  di silenzio

“Dopo cinque anni in cui non ha mosso un dito, la Giunta regionale, a
pochi giorni dalle elezioni, sembra aver finalmente scoperto l’esistenza della formazione professionale. E lo ha fatto in pompa magna, con un gran galà in un hotel cagliaritano in cui è stata presentata la nuova offerta formativa regionale: un finanziamento di oltre 16 milioni di euro (fondi europei, perché la Regione non ha in cassa un euro nonostante abbia ‘trionfalmente risolto’ le vertenza con lo Stato su entrate e accantonamenti) per la bellezza di 300 posti, a fronte di 79 mila disoccupati conteggiati nelle statistiche ufficiali (quindi molti
di più nella realtà)”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per
l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Per cinque anni, la Giunta dei Professori ha visto la formazione
professionale come il fumo negli occhi, dall’alto di quella visione
classista che riconosce una dignità alla sola formazione accademica e che mai riuscirebbe a concepire l’esistenza di un mondo al di fuori
delle Università e di lavori per i quali non è necessaria la laurea”,
prosegue Dedoni. “Si è andati avanti nel solco inaugurato dalla giunta Soru, quando si è demolito l’intero sistema regionale della formazione, lasciando in mezzo a una strada migliaia di giovani per i quali la scelta oggi è tra la disoccupazione in Sardegna e un’emigrazione da
affrontare senza alcun bagaglio formativo spendibile. Non solo, perché si è impoverito lo stesso mercato del lavoro isolano, dove mancano numerose figure specializzate che potrebbero facilmente trovare un impiego. Per assurdo, se si dovesse finalmente realizzare la dorsale per l’approvvigionamento del metano, sarebbe necessario ‘importare’ saldatori, perché abbiamo smesso di fare formazione”.
“Una delle più grandi sfide che attende il prossimo governo
regionale è quella di ripristinare un vero sistema di formazione
professionale, che dia ai nostri giovani delle competenze reali e che
fornisca alle aziende le figure di cui hanno bisogno”, conclude il
capogruppo. “E’ una riforma indispensabile anche per arrivare finalmente ad aggredire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica, che in questi cinque anni non è arretrato di un millimetro anche per colpa delle politiche classiste e centraliste dell’esecutivo, il quale ha eliminato la formazione professionale e chiuso le scuole nei piccoli comuni, impoverendo ulteriormente i territori e contribuendo al loro spopolamento”.

Cossa e Meloni (Riformatori): il centro-sinistra dovrebbe chiedere scusa in ginocchio ai sardi

Con squilli di tromba festanti, lustrini , ballerine emani da circo il Presidente uscente della Regione Pigliaru e il suo assessore al Bilancio, pure lui uscente, hanno convocato una conferenza stampa per festeggiare adeguatamente la sentenza della Corte Costituzionale che, giudicando sul contenzioso tra lo Stato e la Regione relativamente alla legge Finanziaria del 2017, ha giustamente dato ragione a quest’ultima.
Indubbiamente si tratta di un successo per la Sardegna ma non perchè ci restituirà il maltolto ma semplicemente perchè dice che lo Stato non può continuare a saccheggiare le casse regionali .  La Corte nella sentenza n.6 afferma che nel definire gli accordi di carattere finanziario Stato e Regione devono fare riferimento ai parametri fissati dalla legge 42 del 2009, esattamente quel che chiedeva la Giunta Cappellacci. Inoltre la Consulta bacchetta lo  Stato per l’inosservanza delle precedenti sentenze della CC. in barba agli sprovveduti che  invece si accordavano per disapplicare i pronunciamenti della Suprema Corte e concordavano di ritirare i ricorsi degli anni passati  .
La faccenda viene presentata dal nostro duo come un successo storico dovuto alla loro straordinaria abilità cui sardi sono sobriamente invitati a concedere un trionfo tipo generali romani dopo le loro vittoriose guerre di conquista. In realtà la sentenza certifica il fallimento del percorso ostinatamente fin qui seguito da Paci
Non è certo nostra intenzione negare l’importanza della sentenza non foss’altro perchè attesta inequivocabilmente quanto fosse giustificata la ferma opposizione agli strampalati accordi firmati dalla Giunta Pigliaru. Perciò francamente i toni entusiastici e i proclami della maggioranza sembrano oggi quantomeno fuor di luogo, probabilmente non hanno ben compreso cosa dice la Corte.
Hanno dimenticato che nel 2014 Pigliaru e Paci ritrarono i ricorsi presentati dalla Giunta Cappellacci e assicurarono i sardi che grazie alla loro abilità negoziale lo Stato da lì in poi non avrebbe più conculcato i diritti dell’isola e sopratutto non ne avrebbe più rapinato le risorse.
Il risultato è stato che in questo quadriennio il Governo ha turlupinato i due ingenui Pinocchi che a loro volta hanno raccontato ai stadi le favole più inverosimili.
Quando finalmente si sono svegliati hanno cominciato a presentare i ricorsi e adesso, dopo anni in cui la Sardegna ha dovuto sacrificare sull’altare del Bilancio dello Stato un paio di miliardi.
Un paio di miliardi!!!
Insomma invece di pavoneggiarsi per un successo  molto parziale (riconoscimento di essere stati fregati) in articulo mortis (politica, s’intende) il centrosinistra dovrebbe chiedere scusa in ginocchio perché se, come glia abbiamo ripetuto tutti quanti in tutte le salse, avessero mantenuto in piedi i ricorsi della Giunta di centrodestra la Sardegna in questi anni avrebbe avuto a disposizione due miliardi in più.
Però ad essere sinceri un motivo di speranza e di grande ottimismo la sentenza ce lo offre: si dovranno riaprire i tavoli per la definizione dei rapporti finanziari tra Stato e Regione e a quei tavoli Pigliaru e Paci non potranno più sedersi.
Questa si che è una splendida certezza.
Franco Meloni e Michele Cossa
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DEDONI (Riformatori): Maltempo, Regione metta in mora l’Anas per la sicurezza delle strade sarde

“E’ inaccettabile che, dopo gli eventi calamitosi che si sono succeduti nell’ultimo decennio e che alla Sardegna hanno causato danni gravissimi e la perdita di diverse vite umane, l’Anas non abbia mosso un dito per mettere in sicurezza la nostra rete stradale, tanto che, non appena si verificano delle precipitazioni abbondanti come quelle di ieri, ci ritroviamo con alcune delle più importanti strade statali chiuse al traffico e con interi tratti di strade provinciali distrutti, senza dire degli enormi pericoli che corrono gli sventurati i quali, per lavoro o per gravi emergenze, si trovano a doversi spostare in auto nelle giornate di pioggia”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“L’elenco dei disastri è interminabile, si va dai crolli lungo la
SS 195, che lasciano isolata la vasta area che da Cagliari va verso
Capoterra e oltre, alle frane sulla SS 125 e sulla vecchia Orientale
Sarda, che hanno reso irraggiungibili l’Ogliastra e il Sarrabus, oltre
agli allagamenti che fino a stamani hanno bloccato il traffico intorno
al capoluogo, sulla SS 131 e sulla SS 554”, sottolinea Dedoni.

“Quali siano le strade più a rischio in caso di forti precipitazioni, è noto ormai da tempo. L’Anas, però, oltre a non aver riparato quasi nessuno dei danni causati dalle alluvioni degli anni passati, non ha fatto nulla per mettere in sicurezza delle arterie che collegano decine di migliaia di sardi e che, tra errori nella progettazione e nell’esecuzione e ritardi nelle manutenzioni, versano in condizioni indegne di un paese civile”.
“Nei prossimi giorni presenterò un’interrogazione urgente alla
Giunta regionale, per chiedere di mettere in mora l’Azienda affinché si faccia carico di quegli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che vengono sistematicamente ignorati”, conclude il capogruppo.

“L’Anas continua a trattare la Sardegna come se fosse l’ultima delle colonie, infischiandosene non soltanto della mobilità dei sardi, ma anche della loro incolumità. Fermo restando che l’unica soluzione resta sempre la costituzione di un’agenzia della Regione che assuma la gestione della rete viaria isolana, dando il benservito a una società che dalla Sardegna ha sempre intascato fior di quattrini senza dare in cambio praticamente nulla, è ora che l’esecutivo si muova per evitare che qualsiasi acquazzone rischi di trasformarsi in una tragedia”.

Cossa e Meloni (Riformatori): Ma è lo stesso Paci che ha aumentato l’IRAP e voleva aumentare pure l’IRPEF?

Che coerenza, che saggezza, che bravura! Di chi parliamo? Ma dell’Assessore Paci, ovvio. Vi ricordate di quando il nostro, ora diventato improvvisamente il difensore dei sardi, per mostrare i suoi attributi agli amici romani voleva e si batteva per portare l’addizionale regionale IRPEF dall’1,23% al 3,3% ?
Se possiamo usare un linguaggio poco elegante, si prese un calcio in quel posto da parte del consiglio regionale e si dovette rimangiare tutto senza fiatare.
Non è molto tempo fa, la memoria ne è vivissima.
Ma ora che a Roma al governo non ci sono più gli amici suoi e la legislatura in Sardegna è agli sgoccioli che fà il nostro eroe ?
Con coraggiosa sfacciataggine, veramente degna di nota, da un lato si ribella agli accantonamenti che lui stesso aveva avallato ritirando i ricorsi presentati dalla Giunta precedente e dall’altro propone di abbassare l’addizionale regionale all’Irpef.
Insomma, prima voleva aumentare le tasse e il Consiglio gliel’ha impedito , ora ha cambiato idea e le vuole ridurre.
Un genio !!!
Il tutto dopo aver colpevolmente rinunciato alle accise sui prodotti petroliferi, sulle quali si è prostrato alla volontà del governo (allora) amico, il quale governo subito dopo l’ha ripagato aumentando smisuratamente gli accantonamenti ai danni dei sardi.
Ignoranti quali siamo non capiamo se segue una logica.
Se non conoscessimo il suo valore avremmo anche potuto pensare a una meschina mossa elettorale ma sicuramente non è così, lui e la sua maggioranza queste cose non le fanno.
E quindi siamo convinto che come sempre saprà spiegare e convincere tutti (soprattutto Sabatini e Pietro Cocco).

Dedoni (Riformatori): Finanziaria, Paci promette l’impossibile perché non sarà lui a doverne  rispondere

“Se quella che la Giunta regionale si appresta a presentare non fosse
l’ultima finanziaria della legislatura, ci sarebbe quasi da restare a
bocca aperta davanti alle decine e decine di milioni di euro promesse dall’assessore Paci. Dagli sgravi fiscali al ripianamento del deficit sanitario passando per la copertura dei debiti fuori bilancio degli enti locali, il minimo comun denominatore sembra essere soltanto uno: promettere l’impossibile, tanto non sarà l’esecutivo di centrosinistra a dover attuare la manovra che sarà votata nelle prossime settimane”,  dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“I casi sono due: o le casse della Regione si trovano ad attraversare una fase di improvviso e inaspettato benessere, oppure Paci, che in quasi cinque anni di mandato è riuscito soltanto a far perdere alla Sardegna le entrate erariali che le sono dovute, sta dando il suo contributo alla campagna elettorale del centrosinistra utilizzando risorse che non esistono”, prosegue Dedoni. “Del resto, non sarà lui a doversi giustificare davanti ai sardi quando sarà chiaro che le promesse non potranno essere mantenute: con le elezioni a febbraio, la giunta Pigliaru farà appena in tempo a farsi approvare la manovra e non dovrà rendere conto a nessuno della sua attuazione. Viceversa, il centrosinistra che, nella prossima legislatura, si troverà
all’opposizione avrà gioco facile nell’accusare chi si troverà a
governare di non essere capace di mantenere le sue promesse”.
“Non vorremmo scoprire che l’intenzione di Paci è persino peggiore:  portare al disastro i conti della Regione per poi costringere a una
difficoltosa operazione di risanamento chi verrà dopo”, conclude il
capogruppo. “In ogni caso, l’Assessore avrebbe fatto meglio, prima di pensare alle uscite, a occuparsi delle entrate, iscrivendo in bilancio le risorse che ci sono dovute ai sensi dell’art. 8 dello Statuto, vale a dire gli accantonamenti imposti dall’allora ministro Padoan (e da lui supinamente accettati) e le accise sui carburanti prodotti in Sardegna.
Queste sono le proposte che noi Riformatori presenteremo in Consiglio;  al momento di votare i nostri emendamenti si vedrà chi vuole veramente il rilancio dell’Isola e chi, invece, vuole lasciare la Regione con le casse vuote”.

Riorganizzazione rete ospedaliera, Cossa (Riformatori): “Altri disastri in vista negli ospedali Binaghi e Businco a Cagliari. Pigliaru e Arru li fermino finché sono in tempo”

La disorganizzazione degli Ospedali cagliaritani Binaghi e del Businco incidono gravemente sulla qualità delle cure e sulla vita dei pazienti. Ma le cose sono destinate addirittura a peggiorare. Pigliaru e l’Assessore regionale alla Sanità Arru fermino la direttrice Pintus prima che sia troppo tardi”. Lo dichiara Michele Cossa, Consigliere Regionale dei Riformatori.

Nel reparto di Ematologia del Binaghi – ha dichiarato – è stata occupato l’intero corridoio del terzo piano, facendone una grande sala d’attesa che ogni giorno ospita fino ad un centinaio di persone. Mi chiedo perchè non si sia studiate soluzioni alternative, tali da favorire un utilizzo razionale degli spazi”.

Non solo: Cossa evidenzia che “in un’ala contigua verrà trasferita la Neuroriabilitazione dall’ospedale Brotzu, in completo spregio delle esigenze dei reparti chirurgici. Basti pensare che al posto della Direzione della Chirurgia Oncologica ci sarà una palestra, e un’ala sarà trasformata con stanze di degenza che devono rispondere ai requisiti per i pazienti della Neuroriabilitazione”.

“Per di più si crea altro caos spostando medici e reparti seguendo criteri inconcepibili e schizofrenici: il reparto di degenza è al terzo piano, i medici che faranno le dimissioni al quarto, e le medicazioni al secondo piano. Senza contare i referti istologici che arriveranno al quarto piano, con le cartelle cliniche sistemate al piano di sotto”.

Insomma, si stanno deliberatamente creando criticità enormi, tali da pregiudicare gravemente l’efficienza dell’organizzazione e perciò l’economicità della gestione. Perchè, sostiene il Consigliere dei Riformatori, “tutti i lavori previsti per questa razionalizzazione costeranno 390mila euro dalle tasche dei sardi, opere che saranno inutili fra 2 anni, dato che nel 2020 all’Ospedale San Michele è prevista l’apertura del Trauma Center con annessi unità spinale e, appunto, Neuroriabilitazione”. Tanti i soldi spesi ma anche i disagi: “un’ambulanza sarà sottratta alla sua funzione per fare la spola continuamente tra il Brotzu e il Businco – prosegue Cossa – per trasportare neurologi, urologi, neurochirurghi chiamati frequentemente in consulenza dalla Neuroriabilitazione”.

Prima di buttare via soldi che sarebbero potuti servire per rimettere a posto le vetuste sale operatorie del Businco – conclude Cossa – la Giunta e l’Assessore Arru si fermino a pensare quanta poca considerazione hanno per la qualità della degenza dei pazienti e delle condizioni di chi ci lavora”.

Dedoni (Riformatori): Rete ospedaliera, dal Ministero la bocciatura che fa comodo ad Arru

“Dietro l’atteggiamento apparentemente schizofrenico dell’assessore Arru, che dapprima ha cercato di nascondere la bocciatura del Piano per la riorganizzazione della rete ospedaliera da parte del Ministero della Salute e poi, non appena la notizia è divenuta di dominio pubblico, ha prontamente vestito i panni del paladino dell’Autonomia, sembra di intravedere un disegno perverso, mirato a portare avanti, con l’avallo del Governo, quella politica che lo stesso Assessore ha sempre voluto e che il Consiglio regionale ha respinto al mittente: chiudere i piccoli ospedali delle aree periferiche e concentrare tutte le attività nei grandi poli pubblici di Cagliari e Sassari e, in futuro, in quello privato di Olbia”, dichiara il capogruppo consiliare dei Riformatori Sardi per l’Europa, Attilio Dedoni.

“Se la bocciatura decisa dal Ministero non fosse stata resa nota, Arru avrebbe con ogni probabilità continuato a portare avanti, in prima persona e attraverso il ‘braccio armato’ Moirano, l’attività sottotraccia di smantellamento della sanità nei territori, forte dell’appoggio trovato in quel di Roma”, prosegue Dedoni. “Una volta emersa la notizia, l’Assessore ha pensato bene di trarre dalla cosa ogni possibile vantaggio, scaricando la responsabilità delle sue iniziative su un governo retto da due partiti con cui il Pd si troverà a scontrarsi nell’imminente campagna elettorale. La verità però è che, quando Arru parla di ‘Piano voluto dalla Giunta, dalla maggioranza e dal Consiglio’, non si riferisce allo stesso Piano: la sua proposta, infatti, è stata stravolta dall’Aula grazie alla sollevazione dei territori che rischiavano di perdere i piccoli ospedali, all’opposizione di centrodestra che ha fatto proprie le istanze dei cittadini e infine alla maggioranza che, davanti alla prospettiva di perdere ulteriori consensi, si è vista costretta ad adeguarsi alla volontà popolare. Arru è sempre stato contrario alle modifiche decise dal Consiglio, tant’è che, in attesa del parere ministeriale, è andato avanti seguendo la proposta iniziale, come dimostrano i numerosi disservizi con cui tanti cittadini delle aree periferiche si trovano quotidianamente a scontrarsi. In assenza di un via libera formale, il disegno è stato quello di far morire lentamente i piccoli ospedali, lasciandoli senza personale sanitario e infermieristico fino ad arrivare a dimostrare la loro incapacità a operare e poterne così disporre il declassamento”.

“Il parere contrario del Governo sulla rete ospedaliera decisa dal Consiglio”, conclude il capogruppo, “non fa altro che rafforzare la posizione dell’Assessore, permettendogli di portare avanti alla luce del sole quanto già stava facendo sottobanco e consentendogli inoltre di allontanare da sé le responsabilità. Davanti a un quadro simile, non ci aspettiamo che l’esecutivo di viale Trento, al di là della levata di scudi autonomistica di circostanza, vada a Roma a fare le barricate per difendere un Piano che non ha mai condiviso”.

Sanità, Arru e Moirano chiudono emodinamica nel Sulcis per spostarlo a Lanusei. Cossa (Riformatori): “la sanità in Sardegna non può essere come una coperta corta”

“Il Reparto di Emodinamica dell’Ospedale Sirai di Carbonia da oggi viene chiuso, e chi vorrà essere curato dovrà andare a Lanusei, grazie alle scellerate decisioni della Giunta Regionale, dell’Assessore Arru e del supermanager Moirano”. Il grido d’allarme è del Consigliere regionale dei Riformatori Michele Cossa, che punta il dito contro la scelta dell’esecutivo guidato dal Governatore Pigliaru “di tagliare completamente il servizio in un territorio sofferente come il Sulcis, per spostare di fatto il servizio in Ogliastra”. “La decisione di Arru e Moirano – prosegue Cossa – è passata sotto silenzio, ma è di un’inaudita gravità. Non si gioca con la salute dei cittadini sardi: la sanità non può e non deve essere come una coperta corta, che per motivi prettamente economici si chiuda un reparto in un territorio per spostarlo in un altro”.

La decisione, nota da tempo, è stata ufficializzata appena due giorni or sono, ma – sottolinea Cossa – “da mesi il responsabile ha cercato risposte mai arrivate e questo nonostante in ogni incontro sul territorio la Regione abbia fatto promesse che poi sono andate nel verso opposto, ovvero la chiusura del Reparto di Emodonamica”.

“E’ vero che Lanusei non rappresenta la Cenerentola della sanità sarda – prosegue – ma è inconcepibile che si parli tanto di stabilizzazioni e assunzioni mentre dall’altra parte si creino storture e disservizi così pesanti per la salute dei sardi: da oggi ufficialmente la dottoressa che si occupava del Reparto di Emodinamica a Carbonia è stata ufficialmente trasferita, mentre l’ultimo medico rimasto in pianta organica andrà in ferie e al suo ritorno la struttura sarà chiusa”.

Ma la chiusura del reparto di Emodinamica non sarà l’unica scelta drastica e inconcepibile: nei prossimi giorni la stessa situazione si presenterà con gli anestesisti della stessa struttura sanitaria, oramai ridotti ad un numero talmente esiguo da non riuscire a garantire assistenza e intervento neppure ai casi più urgenti.

“Chiediamo alla Giunta – conclude l’esponente dei Riformatori – e con urgenza di garantire in tutte le forme la conitnuità del servizio, disponendo l’immediata riapertura del Reparto. Il nostro impegno sarà quello di vigilare costantemente in questa direzione, perchè la riorganizzazione sanitaria non venga fatta sulle spalle dei sardi”.

Insularità, successo oltre ogni aspettativa: Domenica si chiude la raccolta delle firme: ultima occasione per chi vuole sostenere la campagna

Domenica 9 settembre si chiude ufficialmente la raccolta firme. Dopodiché la battaglia si sposterà in Parlamento”. Così il presidente del Comitato per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione Roberto Frongia, nell’annunciare la conclusione della campagna per la sottoscrizione della proposta di legge di iniziativa popolare per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione.
Da oggi inizia il rush finale, saranno gli ultimi giorni in cui chi vuole sostenere la campagna potrà farlo apponendo la sua firma.
“Un successo senza precedenti: in migliaia si sono presentati ai tavolini – prosegue Frongia – per sostenere un diritto fondamentale per tutti i sardi”. La raccolta firme comunque proseguirà fino a domenica per poi spostare l’attenzione in Parlamento. “Mercoledì 26 settembre – prosegue Frongiale firme raccolte verranno ufficialmente depositate a Roma e di li’ inizierà la seconda fase di questa battaglia. La Sardegna dovrà dimostrarsi estremante compatta in questa battaglia vitale per le sue prospettive. E sarà in quel momento che lo capiremo davvero“.
Intanto, il Comitato accoglie con favore l’apertura da parte di Sinistra Italiana, per l’adesione al Comitato per l’insularità.
“Il comitato ringrazia Sinistra italiana per la sua adesione e il suo impegno, che conferma come in occasioni del genere si abbattano gli steccati e le barriere politiche – conclude Frongia. Anche per noi , come si dice nel comunicato di SI, l’auspicio è che “le pari opportunità siano la piattaforma da cui ripartire perché si attuino pienamente  la Costituzione e i valori che hanno dato vita all’Unione Europea”.
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