IL CENTRODESTRA DEVE CAMBIARE LA LEGGE SUL CINEMA!

A cura del Centro Studi dei Riformatori Sardi. Con la collaborazione di Enrica Anedda di Cinemecum

RIFORMATORI: FILM COMMISSION DEVE ESSERE MOTORE DI SVILUPPO ECONOMICO, BASTA BUROCRAZIA E CAMINETTI FRA AMICI!

La Legge regionale n. 15 del settembre 2006 aveva portato grandi aspettative tra gli operatori del cinema e dei servizi sardi.

Sembrava che la Sardegna potesse finalmente essersi dotata di uno strumento moderno e funzionale, che raggiungesse due grandi obiettivi:

1) Supportare i talenti sardi per la realizzazione di prodotti cinematografici in grado di raggiungere il mercato globale, raccontando la Sardegna e producendo un importante “indotto” in termini di marketing, promozione e occupazione . 

2) Attrarre in Sardegna le grandi produzioni  nazionali ed internazionali, fornendo set naturali e servizi in grado di creare ricchezza e occupazione sostenibile.

 SONO STATI CENTRATI GLI OBIETTIVI?

Neppure per sogno!

A più di dieci anni dalla sua promulgazione purtroppo la legge è rimasta  da un lato inattuata sotto molti profili,  a causa della sua farraginosità e  inadeguatezza , dall’altra (e soprattutto!) è mille miglia lontano dai suoi obiettivi

La legge si è ridotta ad essere mera occasione di distribuzione di sovvenzioni pubbliche ,mettendo in atto una forma di assistenzialismo, senza alcuna reale attenzione al ritorno di immagine e economico per la Sardegna.

In particolare, la Film Commission, che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’intera operazione, è ancora  una struttura monca, con uno statuto inattuato e dunque  priva di un organo fondamentale, nonchè delle competenze e degli strumenti necessari per esercitare il ruolo dinamico e attrattivo che le compete.

Per meglio controllare le risorse attribuite alla legge, la politica ha infatti mantenuto tutte le azioni attuative (bandi, graduatorie, assegnazioni dei contributi) in capo all’Assessorato Regionale alla Cultura, rinunciando a qualsiasi confronto e condivisione e si è fatta stritolare dalla burocrazia quotidiana e dalla rete delle clientele.

In poche parole, la gestione della legge è rimasta in capo alla burocrazia regionale, fiancheggiata da alcuni operatori locali, che hanno finito per essere i principali  beneficiari di una norma che sembra un abito cucito su misura per soddisfare le esigenze di pochi,  e non ha realizzato un sistema culturale ed economico, in grado di portare il vento dell’innovazione e della modernità nell’industria del Cinema in Sardegna.

 

 

QUALI SONO LE CRITICITA’ PIU’ GRAVI?

Intanto è indispensabile prendere atto che il “clima” creato dai meccanismi di attuazione della legge, non è purtroppo inclusivo ed è anzi diventato un vero e proprio freno allo sviluppo dell’industria di settore.

La valorizzazione dell’identità regionale sarda, criterio prioritario con il quale sono assegnati i contributi per il cinema, si è rivelato un boomerang con il finanziamento di progetti cinematografici a prescindere  dalla qualità e dal successo sul mercato,  e la legge è diventata  una misura assistenziale, spesso a vantaggio degli stessi produttori locali. 

I cortocircuiti della legge hanno sempre impedito la nascita di autorevoli attività di verifica, in grado di valutare sul serio il ritorno economico e di immagine per la Sardegna, relativo ai finanziamenti attribuiti.

La chiusura nella torre d’avorio di una parte del piccolo mondo del cinema sardo, più portata alle autocelebrazioni della sardità che al confronto culturale aperto e competitivo, ha costretto il regista sardo Joe Bastardi ad avanzare sui social il sospetto che “la sardità (malintesa) sia in grado di uccidere anche il Cinema”.

La Film Commission deve assumere quel ruolo di regia e di coordinamento necessario all’intero comparto del cinema in Sardegna: produzione, distribuzione, promozione, festival , didattica e conservazione. La Fondazione, sovrastata nelle potenzialità e nei ruoli dalla farraginosa e inadeguata burocrazia assessoriale,  è , invece, depotenziata rispetto alle sue capacità. Nonostante gli incredibili set naturali di cui dispone la Sardegna, sono ancora troppo poche le produzioni che scelgono l’isola e il comparto è disorganizzato, inadeguato e disarticolato.

Anche in questo campo, la legge sarda sul cinema è una grande occasione malamente perduta. 

Colpevolmente, si è sinora rinunciato a far crescere adeguate professionalità e ad attingere allo sterminato indotto economico che una produzione cinematografica di eccellenza è in grado di portare sia durante le fasi di lavorazione delle pellicole che, successivamente attraverso l’azione di marketing legata alla diffusione dei film girati in Sardegna.

 

COSA VOGLIAMO INSERIRE NEL PROGRAMMA DI GOVERNO DEL CENTRODESTRA?

Persino il Presidente Pigliaru, intervistato dal portale “Cinemecum” all’inizio del suo mandato, aveva dato grande disponibilità per cambiare l’attuale legge, annunciando verifiche accurate sugli effetti della legge,  salvo poi non fare assolutamente niente in questi cinque anni di amministrazione.

NOI INVECE CI IMPEGNIAMO A CAMBIARE SUBITO E VOGLIAMO CHE L’INTERO CENTRODESTRA LO DICHIARI PUBBLICAMENTE NEL SUO PROGRAMMA!

Per noi, è indispensabile riscrivere daccapo la attuale legge regionale sul Cinema, modificando radicalmente il ruolo della Film Commission, che deve diventare il principale punto di riferimento per tutte le attività legate al cinema, strumento principe di promozione  e di sviluppo economico per la Sardegna, raccordando il mondo del cinema sardo e le sue attività di servizio con il mercato globale e con la politica turistica della Sardegna.

Non appena il centrodestra sarà forza di governo in Sardegna, chiediamo:

1)      L’immediata creazione di un tavolo di lavoro tra tutti gli operatori sardi che – anche attraverso contatti nazionali e internazionali-  consenta di aprirsi alle best practices nel settore per concertare le linee guida del progetto per la nuova legge e per una nuova organizzazione del comparto  / cinema

2)      La modifica dello statuto e del ruolo della Fondazione Film Commission,   che deve coinvolgere l’intera comunità sarda e deve diventare la guida di tutti le azioni regionali nel settore. 

3)      I bandi, con adeguata cadenza semestrale per le produzioni  e triennale per le altre attività ( festival e didattica), devono dunque essere gestiti interamente dalla Fondazione e  con occhio attento ai progetti industriali di cui devono essere il supporto; 

4)      L’adeguamento agli obiettivi culturali, economici e di marketing del prodotto dei criteri di valutazione dell’intervento regionale, che deve essere altresì uniformato al nuovo modo di intendere l’industria creativa, allargata a tutte le produzioni audiovisive;

5)      La creazione di un organo indipendente di valutazione, che misuri periodicamente la coerenza tra le risorse investite, lo spirito della legge e la realizzazione dei suoi obiettivi di mercato e industriali.

6)      La predisposizione di un codice etico(come nella regione Puglia) che eviti qualsiasi opacità e/o conflitto di interesse tra gli organi della Film Commission e i fruitori dei benefici della legge sul cinema.