Accise: IL TOTOPRESIDENTE E’ IMPORTANTE, MA IL PROGETTO PER LA SARDEGNA LO È MOLTO DI PIÙ!

IL CENTRODESTRA INIZI A SPIEGARE AI SARDI QUALCHE BUON MOTIVO PER
VOTARLO: CHIEDIAMO ALLO STATO LE ACCISE CHE CI SPETTANO!
I Riformatori rivolgono un accorato appello a tutti i partiti e movimenti che parteciperanno alla
coalizione di centrodestra che deve vincere le prossime elezioni regionali di febbraio: non
limitiamoci a denunciare il disastro-Sardegna di questo governo regionale di centrosinistra e
neppure incartiamoci sulla scelta – pur importantissima – del candidato Presidente!
Iniziamo invece a spiegare insieme ai sardi i mille buoni motivi per cui dobbiamo cambiare
insieme la Sardegna e le cose concrete che abbiamo in mente di fare.
Si parte oggi con le accise sui carburanti: una battaglia che i Riformatori hanno già provato a
combattere sino in fondo e che l’intero centrodestra ha fatto propria con la norma che venne
inserita nella Finanziaria Regionale del 2009.
Si riparte oggi con la battaglia interrotta dalla Giunta dei Professori che – nel 2014 – aveva
sperato che il governo Renzi fosse un “governo amico” e si era illusa di spuntare accordi
economici vantaggiosi per la Sardegna, rinunciando a difendere sino in fondo i nostri diritti.
Oggi anche il centrosinistra si è reso conto che niente verrà concesso ai sardi senza battaglia: ma
bisognerà prima porre rimedio ai danni che sono stati fatti, partendo dall’immediata
cancellazione dell’intesa tra Stato e Regione Sardegna sottoscritta proprio dalla Giunta Pigliaru
che certifica la resa senza condizioni della Sardegna!
Con un emendamento alla legge finanziaria 2019 e al Bilancio 2019 -2021, i Riformatori
invitano l’intero centrodestra a rimettere in campo la sfida che riporti in Sardegna i soldi
delle accise sul petrolio e sulla benzina, che ci spettano e ci sono state negate dallo Stato
con la complicità di Pigliaru e dei suoi professori!
COSA DEVE FARE IL CENTRODESTRA PER DIFENDERE I DIRITTI CALPESTATI DEI
SARDI?
Per superare questa vergogna, che appare frutto di una inaccettabile sudditanza del governo
regionale nei confronti del governo centrale, occorre rilanciare l’iniziativa dei Riformatori Sardi
e dell’intero centrodestra che con tutte le proprie forze vuol vincere le elezioni di febbraio
2019. Non siamo soli: siamo forti del sostegno delle oltre 100 mila firme dei i cittadini della
Sardegna che – a nome di tuti i sardi – ci chiedono di rivendicare il diritto sacrosanto che
politicamente tiene conto di un elemento primario sul quale poggiano le nostre risorse: la
salvaguardia e tutela dell’ambiente.
Le accise sui prodotti petroliferi sono soltanto un parziale risarcimento dell’elevato prezzo che
siamo chiamati a pagare ogni giorno per effetto del forte impatto e condizionamento ambientale
che la raffineria della SARAS pone su uno dei tratti delle nostre coste di maggior pregio,
condizionamento che si estende anche all’intera area vasta cagliaritana, nella quale risiede oltre
1/3 della popolazione sarda.
Non possiamo dimenticarci che l’area occupata dalla raffineria della SARAS Petroli è contigua
all’abitato del Comune di Sarroch, ha una superficie complessiva di oltre 2.400 ettari e si
sviluppa su un fronte costiero di oltre 8 Km, affacciandosi sul golfo di Cagliari, ritenuto da un
punto di vista ambientale, naturalistico e storico, a ben ragione, uno dei siti costieri più
pregevoli al mondo.
Non ci sono soldi che possono ripagare lo sfregio alle bellezze paesaggistiche della
nostra Isola, il maggior rischio per la salute dei residenti, l’inevitabile inquinamento
dei siti.
E’ però uno sfregio aggiuntivo che non ci vengano riconosciuti neppure i diritti al risarcimento
previsti dalle nostre stesse leggi di valore costituzionale.
I Riformatori, chiedono dunque all’intero schieramento di centrodestra di essere
compatto e determinato in questa battaglia fondamentale per la difesa dei diritti
della Sardegna!
Vogliamo finalmente ottenere giustizia per tuti i sardi e destinare una parte importante delle
risorse economiche che verranno recuperate agli interventi di tutela ambientale nell’area su cui
insiste l’azienda SARAS e all’abbattimento del prezzo della benzina e degli altri prodotti
petroliferi a favore dei consumatori nell’ambito del territorio regionale.
Insieme a tutto il centrodestra vogliamo dunque pervenire all’approvazione di un emendamento
alla legge Finanziaria 2019 e alla legge di Bilancio Regionale, possibilmente unanime così come
avvenne con l’approvazione dell’articolo 1 della Legge finanziaria del 2014, perché sia
riconosciuto il credito della Sardegna nei confronti dello Stato nella misura -forfettaria e
misurata per difetto- di 3 miliardi di euro, ben consapevoli che l’entità esatta del credito
vantato dalla Sardegna sarebbe invece di 3.948.168.000 euro, sulla base del computo effettivo
riferito ai dati dell’esercizio 2017.
3.948.168.000
LA STORIA DELLA VERTENZA ACCISE
La odierna iniziativa nasce oltre dieci anni fa, in tempi non sospetti, durante la XIII legislatura
regionale, nel lontano mese di agosto del 2008, con la presentazione della proposta di legge
nazionale n.9, poi reiterata nella successiva XIV legislatura in data 01.09.2009 con l’obiettivo di
dare concretezza e risorse finanziarie certe alla grande battaglia trasversale dei sardi,
denominata “vertenza sulle Entrate”.
Il riconoscimento dello Stato a favore della Regione Autonoma della Sardegna della
compartecipazione sulle accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna, e
non soltanto sui prodotti consumati in Sardegna, costituisce ancora oggi, una delle più grandi
conquiste del popolo sardo in difesa dei propri diritti costituzionali sanciti dall’articolo 8 dello
Statuto della Sardegna.
L’ENTITA’ DEI SOLDI SCIPPATI ALLA SARDEGNA
Una iniziativa storica con la quale si mise in mora lo Stato Italiano per rivendicare un credito che
la Sardegna vanta nei suoi confronti e la cui entità è probabilmente assai vicina alla imponente
somma di quattro miliardi/annui di euro.
Sembrerà incredibile, ma è possibile che la misura del credito sia persino stimata per difetto
tenendo conto:
a) dell’entità delle entrate computate nel bilancio consuntivo 2017 dello Stato, nel quale le
accise sui prodotti petroliferi incidono per 25 miliardi di euro;
b) della produzione dei prodotti petroliferi fabbricati dalla SARAS e immessi per i consumi
nazionali che totalmente e mediamente incidono, nell’ultimo decennio, per il 18-20% del totale
nazionale
I FONDAMENTI GIURIDICI DELLA NORMA
Il credito rivendicato ha origine dall’attuazione di quanto disposto dalla lettera d) del comma 1
e del comma 2 dell’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come modificato e integrato
dal comma 834 articolo 1 della Legge 296/2006).
E’ inequivocabile quanto stabilisce la lettera d) del primo comma dell’articolo 8 dello Statuto
della Sardegna: “Le entrate della Regione sono costituite: …d) dai nove decimi dell’imposta
di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della
regione “ .
L’ interpretazione di quanto indicato nella lettera d) del primo comma dell’articolo 8, non lascia
dubbi, in quanto correttamente definisce “le accise” come imposte di fabbricazione e non di
consumo. Pertanto l’applicazione dell’imposta è unicamente riferita al momento nel quale i
prodotti su cui grava varcano la soglia dello stabilimento della SARAS e al cui interno sono stati
fabbricati.
Il disposto della norma è ulteriormente rafforzato da quanto stabilisce il comma 2° dello stesso
articolo 8 : “ Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene
relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale , affluiscono , in
attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative , ad uffici finanziari
situati fuori del territorio della regione.”
Anche i meccanismi della riscossione dell’imposta convergono tutti verso questa limpida
interpretazione, così come l’ideazione dei così detti “depositi fiscali e depositi franchi”, posti
sotto i rigidi controlli degli Uffici Doganali e delle Entrate dello Stato, che sono nati proprio per
consentire lo spostamento nel tempo e nel territorio della riscossione dell’imposta, il cui
gravame è comunque giuridicamente e unicamente riferito al momento della fabbricazione ed il
soggetto obbligato al pagamento dell’imposta è il titolare del deposito fiscale dal quale avviene
l’immissione al consumo, così come disciplinato dal Testo Unico sulle Accise (D.Lgs. n. 504/1995,
integrato e modificato dal D.L. 452/2001 convertito con modificazioni, dalla Legge n. 16/2002).
Qualsiasi eventuale dubbio residuo se le accise sui prodotti petroliferi debbano ritenersi imposte
di fabbricazione (come è palese!) o imposte di consumo è definitivamente fugato dalla
sentenza n. 115 del 25 marzo 2010 pronunciata dalla Corte Costituzionale e relativa proprio al
giudizio per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Sicilia che (all’opposto della
Sardegna!) pretendeva di rivendicare il gettito derivante da imposte indirette (accise) sul
consumo di detti prodotti.
La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta della Regione Sicilia, chiarendo in maniera
inequivocabile che le accise sui prodotti petroliferi ed energetici sono «imposte di produzione»
e quindi di esclusiva competenza riservata allo Stato (o della Regione Sardegna a cui l’accordo
statutario le attribuisce), perché comunque non riconducibili alle «imposte di consumo» di cui
alla tabella D annessa alla normativa di attuazione statutaria –
Ad abundantiam, c’è infine, una sottolineatura fin troppo ovvia, che è necessario però ribadire.
Le accise sono imposte di fabbricazione sotto ogni punto di vista proprio perché -se così non
fosse- si arriverebbe al paradosso aberrante dell’esistenza di un’imposta sull’imposta, dal
momento che sull’imponibile-accisa viene applicata l’IVA.
LA BATTAGLIA DEI SARDI E DEI RIFORMATORI NEL 2014
Con l’articolo 1 della Finanziaria Regionale 2014, grazie anche alla spinta derivante dalla
mobilitazione popolare, promossa dai Riformatori Sardi, che ha permesso di raccogliere oltre
102 mila firme di sostegno, il Consiglio Regionale approvò all’unanimità l’iscrizione in Bilancio
di una entrata straordinaria annua simbolica di 1 miliardo di euro che, in misura forfettaria e
riservandosi ogni ulteriore accertamento di dettaglio dell’esatta cifra dovuta ai sardi, certificava
la corretta attribuzione alla Sardegna della compartecipazione sulle accise petrolifere maturate
nell’ambito regionale.
Coerentemente con le decisioni del Consiglio Regionale, Il 28 gennaio 2014 i Riformatori Sardi
organizzarono una manifestazione popolare di sostegno a Roma di fronte alla sede del Governo,
mentre una qualificata delegazione guidata dal deputato dei Riformatori Sardi Pierpaolo Vargiu,
veniva ricevuta dal Governo presso il Ministero dell’Economia.
IL GOVERNO “AMICO” E’ STATO IL PEGGIOR NEMICO DELLA SARDEGNA
Come forse era facile da prevedere, La Presidenza il Presidente del Consiglio dei Ministri tenta di
ignorare le giuste e evidenti ragioni dei sardi e, in data 27 marzo 2014, propone ricorso alla
Corte Costituzionale contro la Regione Sardegna per la dichiarazione di illegittimità
costituzionale dell’articolo 1 comma 1 della LR n7 del 21.01.2014 (Finanziaria Regionale 2014),
che , come detto, introduceva il principio del riconoscimento della compartecipazione delle
accise gravanti su tutti i prodotti petroliferi fabbricati in Sardegna.
Imprevedibile è purtroppo la reazione della Regione. Invece che difendere la norma di legge del
Consiglio sulla compartecipazione alle accise, che tra l’altro era stata votata all’unanimità da
tutti i partiti, il nuovo Governo regionale si illude di spuntare accordi più vantaggiosi per la
Sardegna, rinunciando a difenderne le solidissime ragioni giuridiche davanti all’Alta Corte.
In cambio di vaghe promesse su ipotetiche maggiori entrate, la Presidenza della Regione
Sardegna commette dunque l’imperdonabile errore di abbandonare la difesa delle proprie
ragioni davanti alla Corte Costituzionale.
I Riformatori non ci stanno.
I Consiglieri Regionali dei Riformatori, Michele Cossa e Attilio Dedoni, in data 30 maggio 2014
hanno tentato di sopperire a questo tradimento della Giunta Regionale e hanno tentato di
costituirsi direttamente in giudizio davanti alla Corte Costituzionale per difendere la norma su
cui la Regione aveva invece alzato la bandiera bianca.
Purtroppo, la Corte ha respinto il loro tentativo ribadendo come soltanto la Presidenza della
Regione potesse essere legittimata alla difesa dei diritti dei sardi.
I Riformatori non si sono peraltro arresi neppure a questo punto: in data 5 marzo 2017, gli stessi
Cossa e Dedoni hanno assunto due ulteriori iniziative proponendo un ricorso alla Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo ed una petizione al Parlamento Europeo, richiedendo la condanna dello
Stato Italiano perché risarcisca la Regione Sardegna di tutti i danni morali e patrimoniali per
aver palesemente violato l’articolo 6, comma 1, della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo, nel momento in cui il loro ricorso avanzato alla Corte Costituzionale il 30 maggio
2014 è stato dichiarato inammissibile.

LE “NORME DI ATTUAZIONE”. L’ULTIMO, GRAVISSIMO ERRORE DI QUESTA GIUNTA
Ma la vicenda più vergognosa, che suona come una vera beffa e che fotografa la totale
inadeguatezza politica della Giunta Regionale, la si registra con la sottoscrizione del patto sulle
Norme di Attuazione dello Statuto in sede di Commissione Paritetica- Stato-Regione, relativo alle
norme di attuazione dell’articolo 8 del nostro Statuto Speciale in materia di Entrate Erariali
regionali, poi entrato in vigore con l’articolo 8 del D. Lvo 9 giugno 2016 n.114.
Un “patto” scellerato, che è stato blindato anche dal parere favorevole del Consiglio Regionale,
votato nel febbraio 2016, dalla sola maggioranza di centrosinistra.
Nel testo di tale “Patto”, al comma 1 dell’articolo 8, contraddicendo clamorosamente quanto
previsto dall’articolo 8 dello Statuto della Sardegna (così come novellato dal patto Soru-Prodi) e
con una sorta di vero suicidio per la Sardegna, viene sancito che “le accise spettanti alla
Regione sono determinate sulla base dei prodotti immessi in consumo nel territorio
regionale”.
Il fatto che lo Stato abbia richiesto ed ottenuto dalla Regione la sottoscrizione di tale specifica
dizione, assurda e contradditoria rispetto allo Statuto e alle sentenze della Corte, è la conferma
più evidente che lo Stato sa benissimo di essere sempre stato in torto, mentre è assolutamente
esatto quanto sostenuto da sempre dai Riformatori!
Quale necessità ci sarebbe stata infatti di precisare e limitare nel “patto” che le entrate si
riferivano ai “prodotti immessi in consumo nel territorio regionale” se il testo della Legge
(l’articolo 8 novellato) fosse stato già chiaro al riguardo?.
In realtà l’articolo 8 dello Statuto dice l’esatto contrario e la norma statutaria è talmente chiara
che lo Stato ha tentato di coprirsi le spalle con un triplo salto mortale che pretenderebbe di
modificare lo Statuto (norma di rango costituzionale!) con un semplice accordo pattizio che,
com’è di tutta evidenza, è carta straccia se pretende di avere la forza giuridica di modificare la
Costituzione!
In definitiva, non c‘è davvero bisogno di avere qualche genio della Giurisprudenza: lo Statuto è
chiarissimo, le accise sono imposte di fabbricazione e non di consumo e alla Sardegna spetta la
compartecipazione nella misura dei 9/10 di tutte quelle “generate” nel territorio regionale, non
soltanto di quelle “percette in loco”.