DEDONI: Programmazione Ue, ritorno a Obiettivo 1 sentenzia il fallimento di Governo e Regione

“Le indiscrezioni che parlano di un probabile rientro della Sardegna tra le regioni europee considerate in ‘ritardo di sviluppo’, l’ex Obiettivo 1 della programmazione comunitaria, spazzano via tutte le chiacchiere messe in piedi nel tentativo di raggranellare qualche consenso in più in vista del voto di domenica. Nell’Isola non si registra alcuna ripresa e questo soprattutto a causa delle politiche fallimentari del Governo e della Regione, che hanno avuto l’effetto di mantenere immobile la nostra economia, impedendole di agganciare la crescita economica che comincia a farsi sentire in Europa”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.
“Se, da un lato, qualcuno potrebbe trovare di che gioire perché da Bruxelles arriveranno in Sardegna maggiori risorse, dall’altro non si può certo fingere che vada tutto bene o lanciarsi in spericolate acrobazie nel tentativo di spiegare che questo declassamento è figlio di parametri statistici ingannevoli e che, dunque, la crescita c’è ma non si vede”, prosegue Dedoni. “E’ sotto gli occhi di tutti che la congiuntura economica e occupazionale nell’Isola non stia migliorando di una virgola e il ritorno nell’Obiettivo 1, alla pari delle altre regioni dell’Italia meridionale, non fa che fotografare questo stato di cose. La Sardegna si conferma tra i vagoni di coda del treno europeo, incapace di tirarsi fuori dalle secche della povertà e del sottosviluppo. E’ evidente come l’assenza di politiche utili a compensare il divario geografico dovuto alla condizione di insularità continui a pesare sulle nostre prospettive e non saranno certo le tante parole spese a vanvera in campagna elettorale a cambiare le cose: nelle ultime settimane abbiamo sentito chiunque parlare di insularità, eppure, alla prova dei fatti, ciò che resta è la bocciatura della proposta di referendum per il riconoscimento costituzionale di tale status e delle necessarie compensazioni, sostenuta dalle firme di oltre novantamila sardi, da parte di un ufficio che è espressione diretta della Giunta regionale”.
“A ciò si aggiungano i mancati investimenti infrastrutturali, come quelli per lo sviluppo dei trasporti interni ed esterni, a partire dall’assenza di una rete aeroportuale che metta i nostri cinque aeroporti nelle condizioni di attrarre maggiori flussi turistici e distribuirli tra tutti i territori, e quelli tecnologici, perché le tante promesse sulla banda ultralarga estesa all’intera regione restano inesorabilmente sulla carta”, conclude il capogruppo. “Il risultato è che, se la Sardegna è il Meridione che frena la crescita dell’Italia, abbiamo un nostro Meridione rappresentato dalle zone interne, il cui ritardo di sviluppo impedisce la ripresa di tutta l’Isola. Finché non si affronterà seriamente il problema del rilancio delle zone interne, sarà impossibile immaginare una Sardegna in grado di uscire dalla crisi”.